Chiara Giacobelli, giornalista e scrittrice, è autrice di questo inedito progetto editoriale “I Cammini della Rinascita” (Giunti Editore), che promuove le bellezze dell’Appennino centrale, un condensato di arte storia cultura e prodigiosi spettacoli naturali.
Nove “Cammini”
Una guida che, oltre alla mirabile descrizione di nove “Cammini” (più un capitolo finale che ne racchiude degli altri) che collegano le bellezze che popolano il Centro Italia (e in particolare quella parte che è stata ferita dagli eventi sismici 2016-2017) è arricchita da straordinarie illustrazioni. Un connubio di narrazione e fotografie che invita il lettore a scoprire, recandosi sul posto, i luoghi di quattro regioni: Marche, Umbria, Abruzzo e Lazio; comunità straordinarie che, nonostante le ferite aperte nel cuore, non si sono mai arrese.

Un territorio ferito dal sisma
Una terra che ha sofferto ma non ha mai smesso di credere e che oggi guarda al futuro con rinnovata speranza. Un territorio ferito e depauperato dal sisma che, grazie al lavoro capillare della macchina della ricostruzione, rappresenta un nuovo modello di sviluppo: una ricostruzione e una rigenerazione non solo materiale, ma anche e soprattutto spirituale, umana, culturale, economica e sociale. Un territorio fatto di borghi antichi ricchi di storia e cultura, avvolti nell’atmosfera montana; cascate nascoste dentro rigogliosi boschi; laghi; eremi incastonati nella roccia; abazie immerse nel verde; gole; canyon, montagne da scalare; escursioni da affrontare; opere d’arte di pregio da ammirare e prodotti enogastronomici da gustare.
Una meta per un turismo “esperienziale” di qualità che si nutre di bellezza, identità e memoria; un pellegrinaggio, un viaggio nello spirito e nella natura, nell’arte e nella cultura; un’esperienza nel piacere dell’enogastronomia e dell’ospitalità. Il volume è disponibile in tutte le librerie e negli store online.
L’intervista
Interris.it ha intervistato Chiara Giacobelli, autrice della guida “I Cammini della Rinascita. Tesori nascosti dell’Appennino centrale”.
Chiara, quando inizia questo straordinario cammino nell’Appennino centrale? Come nasce il progetto?
“L’opportunità di lavorare a questo progetto nasce circa due anni fa grazie al Commissario Straordinario alla Ricostruzione Sisma 2016 Guido Castelli, che ringrazio. L’iniziativa di raccontare i luoghi del centro Italia, ed in particolare di quelli che ricadono nel cratere sismico e sono quindi destinatari di fondi per la ricostruzione in merito a progetti specifici, è promossa dal Commissario ed è il frutto di un grande lavoro di squadra. Durante l’elaborazione del libro ho scoperto tante realtà e conosciuto un territorio la cui bellezza è ancora poco conosciuta”.
Il progetto innovativo è anche un unicum nel settore editoriale?
“Preliminarmente, tengo a precisare che il libro non è solo una guida per camminatori. Lo spirito del progetto editoriale è quello di consegnare al lettore uno strumento per valorizzare il territorio, per far conoscere l’Appennino centrale, far scoprire le bellezze dell’Italia Centrale, anche quelle di luoghi poco raccontati. E’ un viaggio tra natura, spiritualità, arte e storia, che attraversa i territori appenninici segnati dai sismi del 2016-2017, (e non solo) ma oggi proiettati verso una rinascita. L’area è quella delle ‘Mediae Terrae’, con caratteristiche comuni”.
Dei nove meravigliosi cammini raccontati nel volume, quale ritieni sia quello più emblematico dello spirito della rinascita e della resilienza post sisma?
“Sono tutti percorsi che ricostruiscono non solo luoghi fisici, ma anche comunità e identità. Ma sicuramente il Cammino nelle Terre Mutate, che attraversa quattro Regioni e va da Fabriano a L’Aquila per una distanza di 250 km, è quello che meglio consente di condensare il senso di questo libro, perché attraversa terre con un forte desiderio di ricostruzione, ripresa e accoglienza. E’ un viaggio di rinascita, di testimonianze di umanità e spirito solidale, che si compone di 14 tappe, un percorso simbolico e concreto che attraversa le ferite e le meraviglie dell’Appennino centrale, interessando anche due grandi aree protette: il Parco Nazionale dei Monti Sibillini e quello del Gran Sasso e Monti della Laga”.
Tra i nove cammini due percorsi naturalistici-culturali-spirituali sono comodamente strutturati ad anelli?
“Si, uno è quello di San Giuseppe di Leonessa, 8 tappe e 155 km attraversando tutti i paesi in cui il Santo svolse la sua missione portando la parola di Dio, soccorrendo gli ultimi e riappacificando le fazioni e i territori in lotta (come nel caso di Posta e Borbona, due abitati in provincia di Rieti). Da non perdere il minuscolo borgo di Sigillo (frazione di Posta) nascosto tra le gole del Velino e le cascate situate a poca distanza. L’altro è quello dei Monti e dei Santi, con partenza e arrivo all’Aquila per una distanza di 180 km. Il percorso è suddiviso in 9 tappe principali che sono esperienze di immersione nella storia e nel paesaggio. Si attraversa anche il Lago di Campotosto, uno dei maggiori bacini artificiali d’Europa”.
A livello di spettacoli naturali quali “gioielli nascosti” tra le perle preziose consiglieresti ai lettori?
“Sicuramente nelle Marche l’Area Faunistica del Camoscio, situata nei pressi di Bolognola (MC), che rientra nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini; il Giardino delle Farfalle a Cessapalombo, le Gole dell’Infernaccio e, salendo in quota, il Museo della Sibilla a Montemonaco, la Madonna del Crivelli a Sarnano, Lu Vurghe ad Acquasanta Terme e il Percorso delle Acque di Pieve Torina, solo per dirne alcuni. In Lazio il già citato borgo di Sigillo, la Valle del Turano con Castel di Tora, Rocca Sinibalda e la Grotta a Male. Continuando, il Museo delle Mummie a Ferentillo, la Biga di Monteleone di Spoleto, le Gole del Nera e le meraviglie culturali di Trevi o Spello in Umbria; infine, in Abruzzo i pantani di Accumoli e la fioritura di crocus a Campo Imperatore. Ma ce ne sarebbero molti altri da suggerire”.
Come la valorizzazione di sentieri, borghi e itinerari può cambiare anche il modo di fare turismo?
“Sicuramente si favorisce quel ‘turismo lento’ più sostenibile e attento, nonché ‘curioso’ delle meraviglie del nostro territorio. Attraverso ‘I Cammini della Rinascita’ si tocca con mano l’amore per la propria terra, la resilienza e la rinascita. Questi percorsi consentono di scoprire anche le ricchezze enogastronomiche e culinarie, patrimonio dell’Italia centrale”.

