I cambiamenti climatici stanno presentando un conto sempre più elevato all’agricoltura e all’allevamento. Le temperature elevate stanno incidendo sulla produzione di latte, con effetti a cascata anche sulla trasformazione casearia e sui redditi degli allevatori. A pesare sono inoltre l’aumento dei costi per energia, carburanti, raffrescamento e alimentazione degli animali, aggravato dalla minore disponibilità di foraggi dovuta alla siccità. Di fronte a un clima sempre più instabile, diventa quindi necessario intervenire sulla gestione delle risorse idriche e sulla capacità di rendere la filiera più resiliente. Interris.it, su questi temi, ha intervistato Lorenzo Bazzana, responsabile economico nazionale di Coldiretti.
L’intervista
Bazzana, quanto sta incidendo il caldo estremo sulla produzione di latte, di formaggi e, di conseguenza, sul reddito degli allevatori?
“Una stima è un po’ difficile da fare. Noi abbiamo calcolato circa un 20% in meno nella curva di lattazione. Ovviamente questo si ripercuote sulla produzione di formaggi. Per quanto riguarda il reddito, bisognerà tenere presente anche l’aumento dei costi di produzione: non è soltanto una questione di diminuzione della produzione di latte e, quindi, di formaggio, ma bisognerà fare i conti con l’aumento delle spese per l’alimentazione, i carburanti, i prodotti energetici, i concimi e così via”.
I costi per raffrescamento, acqua e alimentazione degli animali quanto stanno incidendo sull’allevamento?
“Anche in questo caso bisognerà fare un conto a consuntivo. È chiaro che, dal punto di vista dei costi energetici, abbiamo visto come siano aumentati il costo del gasolio agricolo e quello dell’energia elettrica. Da questo punto di vista stimiamo che ci sarà almeno un 20-30% di aumento”.
Quali misure auspica Coldiretti per sostenere gli allevatori e rendere la filiera del latte più resiliente ai cambiamenti climatici?
“La base di tutto, secondo noi, è la disponibilità di acqua e il discorso degli invasi. Sappiamo che in montagna, con il problema degli alpeggi e della scarsa produzione di fieno in conseguenza della siccità, ma anche in pianura, per la produzione di mais, ci sono grossi problemi per l’alimentazione del bestiame. Gli allevatori dovranno quindi ricorrere all’acquisto di prodotti provenienti probabilmente anche da altri Paesi per avere la quantità di foraggio e mangimi necessari”.
L’acqua è la base di ogni processo.
“Sì, l’acqua è la base per poter essere autosufficienti dal punto di vista dell’alimentazione del bestiame. Quel Piano invasi che abbiamo presentato più di dieci anni fa e che solo parzialmente ed episodicamente è stato attuato deve essere assolutamente una priorità per qualunque governo o amministrazione provinciale o regionale. Nel nostro Paese continua a piovere, non è che non piova più, ma le precipitazioni sono distribuite in maniera differente: più concentrate in alcuni periodi e più rarefatte in altri. Questo comporta anche danni, disagi e dissesto idrogeologico. Trattenere l’acqua e smorzare questi eventi estremi significa non solo poterla utilizzare quando serve, ma anche evitare le catastrofi che periodicamente colpiscono il Paese”.
I fertilizzanti di origine naturale sono molto importanti.
“Sì, crediamo sia necessario che l’Unione Europea apra ancora di più all’utilizzazione di fertilizzanti di origine naturale, quindi non solo letame, pollina e liquame, ma anche il digestato derivante dalla produzione di energia, in modo che le aziende possano essere più efficienti nel fertilizzare utilizzando una materia prima seconda derivata dal processo produttivo”.

