La famiglia è la cellula fondamentale della società, dove si imparare a vivere insieme e a dividere con gli altri risorse, spazio e tempo, per il bene comune. Famiglia “per eccellenza” è la Santa Famiglia di Nazareth, quella composta da Gesù, Giuseppe e Maria: modello ed esempio di fede, accoglienza e coraggio. Se c’è un valore che la famiglia incarna, o dovrebbe incarnare, è proprio quello della fiducia nel futuro. La nascita di un figlio è infatti speranza nel domani. Questa luce va alimentata per evitare che si affievolisca, come sembrano indicare il calo demografico e la diminuzione delle famiglie con tre o più figli, scese dai tre milioni circa negli anni Sessanta alle attuali 800-900mila. Interris.it ne ha parlato con il presidente dell’Associazione nazionale famiglie numerose (Anfn) Alfredo Caltabiano in occasione della Festa della Famiglia di Nazareth.
L’intervista
Presidente, qual è il messaggio del Natale per la famiglia?
“Il tema del Natale è la nascita e questa presuppone un guardare avanti con la luce della speranza. La famiglia è la cellula fondamentale, il primo nucleo dove si è accuditi, si impara a convivere, si solidarizza. La pace si trova innanzitutto dentro di noi, all’interno delle nostre famiglie. Siamo una società in cui ogni cosa è estremizzata, non c’è più dialogo – mentre il dialogo è la prima cosa che si insegna in famiglia. Il seme di speranza che nasce dal dialogo in famiglia può essere un antidoto a questo clima di guerra e di individualismo”.
La natalità è ai livelli più bassi dall’Unità d’Italia e anche le coppie che vorrebbero più di un figlio rinunciano. Quale è il valore di essere famiglia numerosa nella società attuale?
“La nascita di un figlio significa avere fiducia nel futuro perché ti porta a guardare avanti. Intanto per mettere al mondo un figlio bisogna avere fiducia nella vita e questo, purtroppo, nei giovani manca. Le pochissime coppie che fanno figli credono in queste cose. Vale anche per i nonni, ogni nipote alimenta anche la loro prospettiva di futuro. Un’altra caratteristica dell’essere famiglie numerose è la gioia, che si accompagna certo alla fatica. Recentemente abbiamo scelto un’immagine che mostra una famiglia in cima a una montagna: vale la pena affrontare la strada faticosa, dove ci sono anche momenti di sconforto, per arrivare in vetta e ammirare il panorama”.
Com’è la vita nelle famiglie numerose?
“E’ una palestra di vita dove si impara a convivere, a litigare e a fare la pace. Ognuno va a riempire lo spazio che l’altro lascia libero e in questo contesto si crea relazione, si fanno ‘alleanze’ tra fratelli e/o sorelle, è un’educazione orizzontale. Ai figli nelle famiglie numerose manca un po’ la privacy, lo spazio personale, perché è una vita un po’ caotica dove si è anche ‘obbligati’ a condividere. Ma è una cosa positiva perché quando si diventa maggiorenni si è spinti all’autonomia, a cercare la propria strada, sapendo che la famiglia rimane sempre il fulcro. La condivisione aiuta a capire le logiche della vita e non è un caso che nelle aziende, chi viene da famiglie numerose è apprezzato per la capacità di stare in gruppo”.
Nella famiglia numerosa il valore del “noi” è quindi contrapposto all’individualismo?
“Nella società di oggi c’è contrapposizione tra l’’io’ che si reputa più importante degli altri, a tanti livelli, cercando di prevalere sull’altro, e il bene comune. La strada che dobbiamo percorrere è quella del ‘noi’”.
Ci spiega quali sono i criteri che definiscono una famiglia numerosa?
“A livello legislativo non esiste una definizione di famiglia numerosa, quando partì l’associazione il requisito era quello di essere un nucleo famigliare con quattro figli, ma ormai si sono talmente ridotti che vengono incluse anche quelle con tre. Il governo tre anni fa si è impegnato a redigere un disegno di legge in materia e siamo fiduciosi”.
Le attuali politiche famigliari sono sufficienti?
“L’assegno unico universale è positivo, ma ha forti limiti. Proprio perché universale, riguarda tutti, giustamente comprese le famiglie meno abbienti, ma così il ceto medio si vede erogare importi decurtati che non rappresentano un sostegno. Un’altra anomalia è che al compimento della maggior età l’importo per il figlio viene dimezzato perché si prevedevano misure che avrebbero dato risorse ai maggiorenni che però non sono state fatte. Negli ultimi trent’anni, a tutti i livelli, le politiche famigliari coincidono con quelle assistenziali, principalmente dall’introduzione dell’Isee – uno strumento pensato per il contrasto alla povertà comprendente anche le famiglie. Ma è uno strumento vecchio e rigido e non si adatta ai vari bisogni per cui viene usato, mentre in Francia invece hanno introdotto il quoziente famigliare. La situazione è che da noi nascono 370mila bambini, da loro 700mila. Proponiamo una revisione totale dell’Isee in uno strumento nuovo, equo e flessibile e un tavolo interministeriale è al lavoro su questo”.
Cosa proponete per migliorare le politiche famigliari?
“Al governo chiediamo una legge sulle famiglie numerose e proponiamo due interventi che ci stanno particolarmente a cuore. Il rilancio della family card, con convenzioni, scontistiche e agevolazioni dai musei ai trasporti alla spesa, per chi ha tre o più figli. E gli incentivi per l’acquisto di macchine a sei posti, una scelta ineludibile quando nasce il quarto figlio ma che si scontra con prezzi inavvicinabili. Chiediamo politiche per tutte le famiglie perché la famiglia numerosa è la fine di un ciclo: ai giovani innanzitutto devi dare un lavoro e una casa, poi alla nascita del primo figlio strumenti di conciliazione vita-lavoro e all’arrivo di nuovi figli altri sostegni di carattere economico”.

