Caffè Alzheimer: relazione e attività contro le demenze

L’intervista di Interris.it alla responsabile del progetto caffè Alzheimer di Città di Castello, Valentina Tellini

Nell'immagine: a sinistra Foto di Gundula Vogel da Pixabay, a destra la struttura caffè Alzheimer (per gentile concessione di Valentina Tellini)

Il caffè Alzheimer è un luogo pensato per le persone affette da disturbi neurocognitivi, come la demenza di Alzheimer, e chi se ne prende cura, spesso qualche famigliare caregiver, dove le prime possono socializzare, per scongiurare il rischio di isolamento che può derivare dalla loro condizione, e i secondi possono trovare un punto di riferimento e di ascolto in merito alla patologia e ai servizi disponibili sul territorio. Adesso anche Città di Castello ha il suo, uno degli oltre cinquanta presenti in Italia, in una casetta di legno circondata dal verde del parco della residenza protetta Muzi Betti, su idea della cooperativa tifernate “La Rondine”. La struttura ospita incontri gratuiti con cadenza mensile da luglio fino a novembre, ciascuno dedicato a un tema specifico e ad attività per la stimolazione cognitiva, il tutto in un contesto di relazione.

Alcuni dati

In Italia soffre di demenze oltre un milione di persone, condizioni cliniche cronico-degenerative che possono causare deficit cognitivi progressivi o disturbi del comportamento che possono portare alla perdita dell’autonomia, coinvolgendo anche chi è loro intorno. In Umbria si stimano circa 17mila casi di demenza, in una regione dove i residenti over 64% sono il 27,1%, oltre un quarto della popolazione, e secondo l’indagine “I giovani in Umbria: demografia, lavoro, formazione” e un umbro su tre avrà almeno 65 anni nel 2034. L’invecchiamento della popolazione può significare un ulteriore aumento dei casi nei prossimi anni, per la presenza sul territorio di un progetto quale caffè Alzheimer può rispondere a una necessità che c’è.

Socializzazione e stimolazione

Qui le persone affette da demenza trovano un posto dove socializzare davanti a un caffè con chi è nella loro stessa condizione, ma non solo, e fare attività terapeutiche e riabilitative con tre operatrici”, spiega a Interris.it la responsabile del progetto Valentina Tellini. Lo scopo del progetto è mostrare quello che si può fare e invitare a dedicare del tempo alla stimolazione cognitiva anche a casa. “Le persone non lo sanno, ma banalmente anche una partita a carte, fare le parole crociate o risolvere quiz e rebus è utile alla stimolazione e rallenta il decadimento cognitivo”, continua Tellini.

Informare

Il caffè Alzheimer funziona come raccordo tra le famiglie e i servizi del territorio, raccogliendo anche le domande e i dubbi dei caregiver. “Abbiamo riscontrato poca informazione tempestiva, c’è una certa difficoltà ad affrontare la demenza e finché non c’è una diagnosi non ci si informa sui servizi”, spiega la responsabile, “ma sono malattie tempo-dipendenti e il andando avanti il decadimento procede”. Per dare risposte sulla gestione del quotidiano e a chi ci si può rivolgere al progetto partecipano psicologi, psicoterapeuti, psichiatri, operatori dei centri diurni e assistenti sociali.

Paziente nascosto

“Quando questa malattia colpisce è come un treno in corsa e ci si concentra sulla persona affetta dalla malattia, mentre il famigliare si sente dimenticato, abbandonato, e diventa un ‘paziente nascosto’”, continua Tellini. “Noi siamo molto aperti ai famigliari, li aiutiamo a non sentirsi impotenti e a capire che ogni azione è importante per rallentare il decorso della malattia”.

Feedback

Uno dei pericoli per chi è affetto da demenze è la solitudine, che può condurre a trascorrere le giornate senza alcuna stimolazione cognitiva. Ma almeno per il territorio tifernate, la presenza di un caffè Alzheimer sembra aver fatto scattare qualcosa. “Dopo il primo incontro ci stanno arrivando tante telefonate, è il riscontro che ci voleva una servizio del genere”, dice Tellini.

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