Fabio Bolzetta, presidente dell’Associazione Web Cattolici Italiani (WeCa), ha sottolineato i condizionamenti algoritmici sulla diffusione dei contenuti di fede. “Quanto la religione oggi ha la libertà di raccontare il suo credo senza condizionamenti al pari di altri contenuti? Molti post delle Parrocchie sono stati bloccati, come la Via Crucis”.
L’intervista
Si parla sempre più di una metamorfosi digitale che sta condizionando l’intelligenza artificiale e la nostra esistenza. Che tipo di riflessione suscita questo cambiamento nella Chiesa e tra i singoli utenti?
“Questa trasformazione, definita non più semplice evoluzione ma metamorfosi, interpella la Chiesa e i singoli utenti a un profondo senso di responsabilità. A ciò si aggiunge la necessità ineludibile della formazione, un appello che risuona anche nel Magistero e che ci sprona a camminare con consapevolezza nell’ambiente digitale, specialmente ora che l’informazione viaggia sempre più sui social come Facebook, Instagram e TikTok, superando i TG tradizionali”.
Quanto l’algoritmo sta influenzando ciò che cerchiamo e le fonti di informazione a cui accedono gli italiani?
“L’accesso alle fonti di informazione è oggi molto frammentato. Se da un lato ci sono innumerevoli opportunità, dall’altro, l’ultimo rapporto Censys evidenzia che alcune delle principali fonti di informazione per gli italiani sono ormai di origine algoritmica. Questo ci obbliga a richiamare con urgenza l’attenzione verso fonti autorevoli per affrontare e superare il cruciale tema della verità e delle fake news nell’ambiente digitale”.
È sorprendente il dato sui seminaristi, che non solo sono attivi sui social (e Papa Leone XIV stesso è salito al soglio pontificio con un account). Quali sono le implicazioni per il futuro ministero?
“È un dato estremamente significativo. Secondo una nostra indagine accademica triennale, il 99% dei seminaristi è oggi presente sui social media. Ancora più rilevante è che l’88% di loro è convinto che utilizzerà questi strumenti professionalmente nei propri futuri impegni pastorali e ministeriali. Questo conferma la necessità di una presa di coscienza maggiore e l’importanza di fornire loro una formazione specifica dedicata all’ambiente digitale, una richiesta che peraltro arriva dagli stessi seminaristi”.

