L’agricoltura biologica rappresenta oggi una delle sfide decisive per il futuro del sistema agroalimentare italiano, tra crescita delle superfici coltivate, difficoltà di mercato e necessità di nuove politiche di sostegno. Dal ruolo dei biodistretti alla riduzione dei pesticidi, fino alla tutela della salute e della biodiversità, il dibattito è più che mai attuale. Interris.it, su questi temi, ha intervistato Angelo Gentili, responsabile nazionale agricoltura di Legambiente.
L’intervista
Dottor Gentili, qual è lo stato dell’agricoltura biologica in Italia?
“L’agricoltura biologica in Italia attraversa una fase complessa ma nel complesso incoraggiante. Negli ultimi anni si è registrato un aumento delle superfici coltivate a bio, con una crescita significativa soprattutto nel Sud, mentre in alcune regioni del Nord, come il Veneto, la presenza del biologico risulta più contenuta. Permane tuttavia un divario tra domanda e offerta: all’incremento delle superfici non sempre corrisponde un adeguato aumento dei consumi. Questo squilibrio può generare tensioni sui prezzi e difficoltà gestionali per gli agricoltori. Siamo convinti che il biologico debba rappresentare l’avanguardia dell’intero modello agroalimentare italiano. È una scelta strategica per affrontare la sfida dei cambiamenti climatici, rafforzare la resilienza dei territori, aumentare la biodiversità e ridurre in modo significativo l’uso di pesticidi.”
Cosa dice in merito il vostro rapporto “Stop Pesticidi”?
“Il nostro rapporto ‘Stop Pesticidi’, oltre il 70% della frutta e più del 40% della verdura consumate quotidianamente presentano residui chimici, singoli o multipli. Nei prodotti biologici tali residui sono assenti, salvo casi di contaminazione accidentale dovuta alla vicinanza con coltivazioni convenzionali. Il biologico garantisce dunque maggiore tutela per l’ambiente, per gli agricoltori e per i consumatori. Inoltre, studi recenti evidenziano come una dieta mediterranea basata su prodotti biologici possa offrire benefici aggiuntivi per la salute, oltre a contribuire alla salvaguardia della biodiversità. Il futuro dell’agroalimentare deve andare in questa direzione: meno chimica, più equilibrio con gli ecosistemi, maggiore qualità del cibo.
Quali azioni proponete per valorizzare il comparto biologico?
“Riteniamo necessario rafforzare il sostegno pubblico all’agricoltura biologica, dando piena attuazione alla legge nazionale sul biologico e promuovendo la crescita dei biodistretti. Questi rappresentano forme avanzate di aggregazione tra agricoltori, enti locali e operatori economici, capaci di valorizzare il territorio attraverso produzioni sostenibili e di qualità. Per ridurre il divario tra domanda e offerta, proponiamo misure di incentivo all’acquisto di prodotti biologici, con particolare attenzione alle fasce più fragili: bambini, donne in gravidanza e persone con problematiche sanitarie. È fondamentale, inoltre, incrementare l’utilizzo di prodotti bio nelle mense scolastiche, ospedaliere, universitarie e aziendali, così da sostenere il comparto e migliorare la qualità dell’alimentazione collettiva. Dal lato degli agricoltori, occorre garantire strumenti più efficaci di difesa, come il biocontrollo, e accelerare a livello europeo le procedure di autorizzazione di prodotti naturali alternativi alla chimica di sintesi. La recente proroga dell’autorizzazione al glifosato da parte della Commissione europea dimostra quanto sia urgente un cambio di rotta. Esistono alternative, come l’acido pelargonico e altri agenti naturali a funzione insetticida o fungicida, che possono assicurare efficacia senza effetti nocivi per la salute e gli ecosistemi. È altresì necessario aggiornare gli strumenti normativi, a partire dal Piano di Azione Nazionale sui pesticidi, fermo al 2014, e rilanciare le politiche europee di riduzione dell’uso dei fitofarmaci. Servono interventi legislativi e sostegni economici che rendano il biologico competitivo e accessibile.”
Quali sono i vostri auspici per il futuro del biologico?
“L’auspicio è che l’agricoltura biologica diventi il riferimento dell’intero sistema agroalimentare italiano. Il settore vitivinicolo offre un esempio significativo: oggi i vini biologici competono per qualità con quelli convenzionali, coniugando eccellenza, tutela della biodiversità e rispondenza alle esigenze del mercato. Denominazioni come il Chianti o la Franciacorta mostrano una presenza sempre più rilevante di produzioni biologiche. Questo modello deve estendersi all’intero comparto agroalimentare. Favorire il biologico significa proteggere acqua, suolo e aria, contrastare la monocoltura e l’agricoltura intensiva, rafforzare la resilienza ai cambiamenti climatici. Occorre anche un grande piano di recupero delle aree marginali e montane, destinate all’abbandono, destinandole prioritariamente al biologico. Parallelamente, è indispensabile promuovere stili di vita coerenti con la dieta mediterranea, riducendo il consumo eccessivo di carne e valorizzando prodotti vegetali tracciati e di qualità. Il biologico non deve essere considerato l’agricoltura del futuro, ma quella che già oggi può guidare e orientare positivamente l’intero sistema agroalimentare.”

