Biciclette d’epoca: tra passione, storia e costume

La bicicletta ha cavalcato, pedalando leggiadra, i capitoli della storia contemporanea, ha trainato l’innovazione, ha dischiuso i paesaggi, ha contribuito a cambiare il mondo e l’Italia

Biciclette d'epoca. Foto di Tommy Bond su Unsplash

Biciclette d’epoca: un fenomeno unico che, dall’Ottocento, ha conquistato il pianeta, caratterizzato dal pionierismo, dalle trovate tecnologiche, i miti sportivi, gli aneddoti, la cultura, per giungere alla riscoperta e rilettura attuale, nel rispetto della gloriosa storia sociale rappresentata.

Il cicloturismo d’epoca permette, innanzitutto, di instaurare un miglior rapporto con l’ambiente e di coinvolgere, in queste sane esperienze, i bambini (affascinati da modelli antichi di biciclette); si accompagna, inoltre, ad altre iniziative turistiche (a esempio, quelle enogastronomiche) legate alla valorizzazione di un determinato territorio.

I tanti appassionati organizzano raduni, eventi e si raccolgono intorno a siti e riviste specializzate. Fra gli eventi, va ricordato il Giro d’Italia d’Epoca.

Le iniziative sono vissute al giusto tempo della pedalata di allora, senza particolari velleità competitive bensì godendo di un’uscita serena in simbiosi con i luoghi percorsi.

https://biciclettedepoca.net/ è il sito, approfondito e dettagliato, dedicato agli appassionati del ciclismo storico, in cui è possibile reperire storie, curiosità, eventi e iniziative.

Altro sito molto interessante è https://www.registrostoricocicli.com/, un’associazione per “preservare, valorizzare e condividere il patrimonio ciclistico”.

La storia bicentenaria del mezzo nasce con la “draisina” del barone tedesco Karl von Drais nel 1817 (dotata di sterzo), per poi approdare al velocipede francese degli anni ‘60 dell’Ottocento, dotato di pedali e ruota anteriore più grande della posteriore. I primi pneumatici, introdotti nel 1888, dall’inglese Dunlop, rappresentarono un fondamentale punto di svolta. Nel secondo dopoguerra si concretizzò, a livello di mezzi circolanti, il sorpasso da parte dei veicoli a motore.

In Italia nel 1896 circolavano 30mila biciclette, per arrivare, in soli 5 anni, nel 1901, a 221mila. Per quanto riguarda la produzione, si è passati dai 98mila esemplari del 1907 ai 400mila del 1937. Significativo il bilancio, in enorme crescita, delle biciclette circolanti in Italia: dalle 143mila del 1901 al milione e 603mila del 1920. Nel 1941 si arrivò a 5 milioni (contro le 97mila autovetture).

Curioso ricordare come i possessori di velocipedi dovessero pagare una tassa, regolamentata a livello nazionale (uniformando i balzelli a carattere locale) con la legge n. 318 del 1897, rimasta in vigore sino al 1938.

La bici d’epoca ha espresso anche un aspetto distintivo delle classi sociali, attraversandole tutte. Nata, difatti, come bene esclusivo per i benestanti, si diffuse presso la classe media; entrambe adottarono, poi, come status symbol, sebbene, con diverse pretese, l’autovettura. La bicicletta, intesa come mezzo di trasporto, rimase appannaggio dei ceti più bassi. Ancora oggi, in Italia e nel mondo, rappresenta, per molti, l’unica alternativa all’automobile e al mezzo pubblico.

La bicicletta racconta l’evoluzione della società italiana (e non solo), mostrandosi come mezzo di emancipazione, di libertà, inizialmente considerato con sospetto, proprio per la sua forza innovatrice. Ha accompagnato la crescita industriale e ha segnato le tappe dell’Italia unita, dagli anni ‘70 dell’Ottocento, sino ai grandi eventi del Novecento, per poi approdare nel Terzo millennio con ulteriori suggestioni.

Il capolavoro del cinema neorealista, Ladri di biciclette (1948), è imperniato sul ruolo essenziale che il veicolo possedeva all’epoca, per il mantenimento del posto di lavoro e per la relativa sopravvivenza di una famiglia.

Ha rappresentato una forma di emancipazione per tutti, in particolare delle donne, nonostante le iniziali avversioni legate a tale “macchina” spregiudicata e in grado di generare pericolose idee per la testa. Come avviene per molte novità storiche, rivoluzionarie, che irrompono nella società, anche le due ruote sono state considerate possibile fonte di eccessivo anticonformismo, di attentato alla struttura sociale consolidata.

La storia è “ciclica” e la diffusione della bicicletta non fu avallata da tutti. Le istituzioni erano strette fra la regolarizzazione del fenomeno e la libertà di circolazione. In alcuni casi, fu imposto il divieto di circolazione. L’opinione pubblica era divisa, spesso legata a pregiudizi, in parte preoccupata dall’avvento di questa novità dalle prospettive incontrollabili.

Per chi occupava un ruolo sociale e una veste pubblica non era consigliabile porsi in sella a tale “perfido” strumento.

Un altro aspetto rilevante da sottolineare è il carattere transgenerazionale della bicicletta, in grado di unire, da sempre, tutte le età. Rappresenta il sogno di molti bambini che la desiderano per giocare ed evadere, compiere acrobazie; diviene un mezzo di trasporto e di attività fisica per gli adulti e rappresenta, per gli anziani, una comoda compagnia, un’alleata negli spostamenti lenti in paese o in città.

Nel Discorso alla Federazione Ciclistica Italiana del 9 marzo 2019, Papa Francesco sottolineò “Il ciclismo, in particolare, è uno degli sport, che mette maggiormente in risalto alcune virtù come la sopportazione della fatica – nelle lunghe e difficili salite -, il coraggio – nel tentare una fuga o nell’affrontare una volata -, l’integrità nel rispettare le regole, l’altruismo e il senso di squadra. Se, infatti, pensiamo a una delle discipline più diffuse, il ciclismo su strada, vediamo come durante le gare tutta la squadra lavora unita – gregari, velocisti, scalatori – e spesso deve sacrificarsi per il capitano. E quando un compagno attraversa un momento di difficoltà, sono i suoi compagni di squadra a sostenerlo e ad accompagnarlo. Così anche nella vita è necessario coltivare uno spirito di altruismo, di generosità e di comunità per aiutare chi è rimasto indietro e ha bisogno di aiuto per raggiungere un determinato obiettivo. Tanti ciclisti sono stati di esempio, nello sport e nella vita, per la loro integrità e coerenza”.

Il sociologo e antropologo David Le Breton è l’autore del volume “A ruota libera” (sottotitolo “Antropologia sentimentale della bicicletta”), pubblicato da “Raffaello Cortina Editore”. Parte dell’estratto recita “La bicicletta è un invito alla lentezza, alla noncuranza, al sentire che si è vivi. Pedalando ci si immerge negli odori, nei paesaggi, nei suoni circostanti: il tempo e lo spazio ritrovano il proprio fascino. Da più di due secoli la bicicletta accompagna i movimenti
sociali. L’entusiasmo dei primi decenni, che coinvolgeva gli ambienti privilegiati, ha ceduto il passo all’euforia delle classi popolari fino agli anni Cinquanta, quando ha avuto inizio un’eclissi della bicicletta, in seguito alla saturazione di città e strade a causa della circolazione automobilistica. Oggi, sempre più persone usano la bicicletta e la passione per le due ruote accomuna classi sociali e tipi umani differenti
”.

La nemesi, rappresentata dall’automobile, ha visto, nel passato, le contendenti battersi con esiti altalenanti. A decretare il successo dell’una o dell’altra non è sempre stata un’esigenza pratica e rapida bensì un modo di suggellare e puntellare la società classista dell’epoca, rimarcando le differenze sociali già evidenti nella scuola e nel lavoro.

Problematiche dal punto vista economico, abbinate a esigenze di carattere ecologico, hanno favorito la ripresa e il rapporto con questo nobile mezzo di trasporto.

La passione riunisce tanti cultori e favorisce lo scambio di consigli nonché di informazioni che affondano nel tempo e che contribuiscono a conoscere il passato, la società del tempo con i suoi valori e le sue criticità. Le due ruote favoriscono, quindi, la coesione, la narrazione di eventi comuni, da condividere in comunità. Si tratta di un collante sociale, un veicolo di uguaglianza e solidarietà che ha appassionato praticanti e semplici tifosi.

Ha saputo unire ma ha anche diviso le masse in inevitabili dichiarazioni d’amore per i propri beniamini, come nel caso storico della rivalità fra i campioni Coppi e Bartali.

È necessario preservare il patrimonio di storicità, attraverso l’opera continua e sapiente dei cultori del fenomeno. Sarebbe altrettanto opportuno, soprattutto per bambini e ragazzi che ne ignorano il passato, conoscere le vicende di quest’avventura su due ruote, dalle novità tecnologiche, ai materiali, ai campioni e alla storia, sociale, individuale, sportiva che l’ha percorsa.

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