La frequentazione delle biblioteche italiane, presidi territoriali necessari per evitare povertà educativa, presenta un costante calo negli ultimi anni. I dati statistici dimostrano, infatti, una diminuzione graduale di utenti (solo il 10% della popolazione, soprattutto giovani, si reca in biblioteca almeno una volta l’anno). Fra le cause occorre ricordare anche la dislocazione, non omogenea, di tali strutture sul territorio nazionale.
In un focus del I luglio 2024, visibile al link https://www.istat.it/wp-content/uploads/2024/07/Focus_Biblioteche_pubblica_lettura-1.pdf, l’Istat ha fornito un quadro interessante sul fenomeno. Fra i numerosi dati, si legge “Nel 2022, delle 8.131 biblioteche pubbliche e private presenti su tutto il territorio nazionale, quasi otto su 10 (77,0%) sono di pubblica lettura, svolgono cioè una funzione orientata prevalentemente alla comunità locale del proprio territorio. Quasi tutte (92%) sono gestite da enti locali. La maggiore quota di biblioteche di pubblica lettura è localizzata al Nord (60,2%), seguono il Mezzogiorno (27,2%) e il Centro (12,6%). Le prime cinque Regioni per numero di strutture presenti sul territorio sono: Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna e Sardegna. Complessivamente ci sono circa tre biblioteche ogni 100 km2, con una media di una ogni 8.500 abitanti. Due Comuni italiani su tre (66,3%) hanno almeno una biblioteca di pubblica lettura. La metà delle strutture è nei piccoli e piccolissimi Comuni, con una popolazione inferiore a 5mila abitanti; il 32,5% è in Comuni di medie dimensioni, dai 5 ai 30mila abitanti. Nel 2022 più della metà delle biblioteche di pubblica lettura (57,5%) è stata aperta agli utenti per circa 200 giorni su 252 giorni lavorativi; la maggioranza (84,8% del totale) ha prestato servizio al pubblico con orario prestabilito per 4 o 5 giorni settimanali (52,0%).
Le biblioteche mettono a disposizione dell’utenza in media 29 posti per la consultazione e la lettura dei testi, oltre a spazi dedicati a incontri e attività culturali (69,5% delle biblioteche) e spazi specificatamente attrezzati per i bambini con un’età non superiore ai 6 anni (58,8%) o per i ragazzi dai 7 ai 17 anni (53,4%). Sono quasi 34 milioni gli accessi fisici totali registrati nel 2022: in media circa 5.900 ingressi per ciascuna struttura e 30 per ogni giorno di apertura dichiarato. 4,9 milioni di utenti iscritti nelle biblioteche di pubblica lettura hanno usufruito di almeno un servizio bibliotecario. Il volume complessivo di prestiti fisici erogati supera i 30 milioni: la maggioranza delle biblioteche (il 36,1%) ha effettuato in un anno da 500 a 5mila prestiti locali. Le biblioteche di pubblica lettura conservano e rendono accessibile agli utenti un patrimonio quantificabile in 166 milioni 950mila unità; oltre la metà delle biblioteche (59,9%) possiede più di 10mila volumi. Rispetto all’anno precedente, nel 2022 il patrimonio bibliotecario è aumentato del 6%”.
Il 16 novembre scorso, a proposito di biblioteche, Papa Francesco, nel Discorso ai partecipanti al Convegno della Biblioteca Apostolica Vaticana, affermò “Esse infatti sono chiamate a trasmettere il patrimonio del passato secondo modalità significative per le nuove generazioni, che vivono immerse in una cultura liquida, e dunque necessitano di ambienti solidi, formativi, accoglienti, inclusivi per poter elaborare nuove sintesi, capaci di fare presa sul presente e guardare con speranza al futuro. […] Gli elevati costi di gestione delle raccolte cartacee, specie di quelle antiche, fa sì che solo pochi Paesi al mondo possano offrire certi servizi di consultazione e di ricerca. Le Nazioni più deboli risultano così esposte, oltre che alla povertà materiale, anche a quella intellettuale e culturale”.
Il professor James W.P. Campbell e il fotografo Will Pryce sono gli autori del volume “La biblioteca” (sottotitolo “Una storia mondiale”), pubblicato da “Einaudi” nell’ottobre 2020. Parte dell’estratto recita “Le biblioteche possono essere molto più di semplici luoghi in cui custodire libri. Nel corso dei secoli i progetti dei più grandi edifici destinati a ospitarle hanno voluto esaltare la lettura e l’importanza dell’apprendimento. Essi sono divenuti simboli di cultura, indipendentemente dalla loro appartenenza a un singolo individuo, a un’istituzione o perfino a un’intera nazione. Questo libro intende ricostruire la storia di tali edifici a partire dall’antica Mesopotamia, esaminando quelli perduti delle civiltà classiche, quelli monastici del Medioevo e quelli sontuosi in stile rococò, fino ad arrivare alle biblioteche moderne e contemporanee”.
Una nazione come l’Italia, in cui la lettura è attività poco praticata, le conseguenze del settore sono inevitabili. L’abitudine alla lettura si costruisce sin dalla tenera età, nel fondamentale rapporto dello studente con la propria biblioteca scolastica. La frequentazione di tali luoghi contribuisce a un accrescimento culturale del bambino e alla costruzione della propria personalità, attraverso il confronto con concetti diversi dall’autoreferenzialità. Il giovane lettore inizia a conoscere il mondo, le opinioni altrui, si adopera nei primi casi di problem solving e riflette su se stesso, sulle proprie capacità, su come migliorare l’approccio con la realtà circostante e con il prossimo.
Non occorre sottovalutare, quindi, quest’importante risorsa scolastica ma incrementarne la frequentazione (per un’abitudine che spesso rimarrà nel DNA dell’individuo) e lavorare affinché nessun istituto ne sia privo. La disponibilità finanziaria non è sempre adeguata alle esigenze e al necessario aggiornamento/incremento dei volumi. A colmare il gap, concorrono iniziative di benefattori, di librerie ed eventi culturali. Molte volte, si favorisce l’apporto da parte dei singoli alunni in modo da consentire uno scambio proficuo.
L’input scolastico deve avere un giusto seguito anche in famiglia, altrimenti il filo conduttore si spezza e l’abitudine non si consolida.
Il web propone una sorta di sovrabbondanza informativa e una notevole rapidità di ricerca; a volte, tuttavia, quest’opportunità viene colta solo per un veloce e contingente consumo, con un rischio di sovraccarico non selettivo e fondato. Non è sfruttata, quindi, per un consolidamento culturale e un’appropriazione dell’informazione stessa in termini di reciprocità, rimane omologata alla prima ricorrenza di ricerca su Google.
La biblioteca si pone come un polo aggregativo in cui l’aspetto culturale è peculiare e predominante ma riveste altre funzioni collegate, formative e sociali. Si propone come uno spazio fisico che consente il confronto tra amici per relazioni sociali che, spesso, la realtà circostante non offre. Il ruolo che riveste e gli eventi che propone rappresentano degli antidoti alla cosiddetta “povertà educativa” che, a volte causata da problemi economici, altre da indifferenza alla cultura, non permette il diritto a una crescita personale.
L’ascensore sociale che consente, quando funziona, di sovvertire posizioni svantaggiate di partenza e di non confinare, in maniera classista, i ragazzi, deve poggiare su strutture adeguate del territorio. È opportuno anche un equilibrio nella considerazione delle competenze professionali: occorre una giusta valorizzazione di quelle fondate sullo studio e su un impegno a medio e lungo termine e non puntare esclusivamente su quelle immediate di carattere esperienziale.
In un’epoca in cui, ragazzi e adulti, sperimentano l’arte della lettura quasi esclusivamente nei messaggi dei social e di WhatsApp, il futuro delle biblioteche appare incerto. La fruizione di un libro non è passiva e immediata come quella di una serie tv o di un compulsivo scambio di messaggi on line; presuppone, invece, uno sforzo cognitivo intenzionale, di attenzione e approfondimento.
Nell’ambito delle risorse a disposizione, soprattutto a livello finanziario, le biblioteche devono essere in grado di accompagnare e, soprattutto, promuovere i cambiamenti epocali, offrendo servizi istituzionali classici e anche digitali in linea con lo sviluppo tecnologico; il tutto attraverso un’adeguata programmazione di politiche educative e sociali. Scarsità di personale e di strumentazione, dovuta alla mancanza di fonti finanziarie adeguate, sono i problemi che attanagliano tali istituzioni.
Costituiscono un bene pubblico e popolare, un presidio locale, dei centri di inclusione sociale per tutte le età, non svolgendo un ruolo limitato esclusivamente ai giovani, rappresentano delle possibilità concrete di socializzazione, scongiurando i casi di solitudine e le scorie ancora presenti, a livello relazionale, del lockdown. La loro funzione si concentra sul territorio con uno sguardo rivolto al mondo intero, attraverso una politica glocal, sfruttando le opportunità telematiche. L’inclusione si basa sull’integrazione multiculturale e sullo scambio di competenze individuali che divengono, così, collettive. Si tratta, altresì, di luoghi che favoriscono l’incontro tra domanda e offerta lavorativa, permettendo l’inserimento (o il miglioramento) professionale.
L’obiettivo è un benessere sociale, economico, culturale che non escluda e che coinvolga il più possibile, basato anche sull’offerta di dispositivi e connessioni internet in modo gratuito.
Non sono molte le agenzie sociali attive e utili (scuola, parrocchie, biblioteche, istituzioni culturali e associazioni) sul territorio, soprattutto nelle periferie cittadine, per impedire esclusione, isolamento, discriminazione diseguaglianza e povertà; sta alla persona coglierne le potenzialità e beneficiarne.

