La transizione ecologica in Italia procede grazie anche alla consapevolezza della sua necessità, probabilmente grazie pure al messaggio di conversione ecologica presente nell’enciclica di papa Francesco “Laudato Si”’. Nel nostro Paese la produzione di energia, in particolare quella elettrica, da fonti rinnovabili cresce e potrebbe farlo sempre più velocemente con l’installazione di nuovi impianti. Il Papa argentino ha sempre però detto, anche, che non si deve lasciare indietro nessuno. La transizione deve essere equa, perché sono i più deboli a risentire maggiormente degli effetti del cambiamento climatico, e deve convivere con l’ambiente che promette di salvare. Interris.it ne ha parlato con l’economista e docente universitario di Roma Tor Vergata Leonardo Becchetti.
L’intervista
Quanto è “verde” l’energia oggi in Italia?
“Più o meno il 20% del totale dell’energia è prodotta da fonti rinnovabili, circa il 40% di quella elettrica prodotta. La percentuale sta crescendo e dovrebbe farlo agilmente con i nuovi impianti che nasceranno in molte Regioni. L’unico caso negativo è quello sardo, dove le aree idonee sono state ristrette e c’è in corso un conflitto tra Consiglio di Stato, governo e Regione”.
A che punto sono le comunità energetiche nel nostro Paese?
“Siamo a quasi 700 comunità già nate, pur persistendo difficoltà burocratiche. Uno strumento che potrebbe favorire l’accelerazione sarebbe lo sconto in bolletta diretto per l’energia così prodotta, piuttosto che avere un rimborso ex post. Le comunità energetiche rappresentano una risorsa importante per l’idea di produzione di energia diffusa e partecipata sul territorio. Un altro vantaggio è proprio che se più persone consumano localmente, senza immettere energia nella rete, evitando quindi di ingolfarla, questa sarà più efficiente”.
Visto il recente blackout che ha bloccato la Spagna, l’Italia corre rischi simili?
“La rete italiana è più infrastrutturata di quella spagnola, ma serve comunque investire per potenziarla. Andiamo verso un mondo in cui i produttori di energia saranno molti, nel nostro Paese quasi due milioni già producono e mettono in rete”.
Come rendere la transizione ecologica equa e per tutti?
“La lentezza della transizione già oggi è un costo che ricade sui più deboli. L’agricoltura ha già perso il 6% del suo valore aggiunto e ci sono zone dove il rischio idrogeologico è molto forte, il valore delle case si abbassa e le aziende devono stipulare assicurazioni per proteggersi. Inoltre, la dipendenza da altri Paesi per le fonti fossili ha creato delle ondate inflazionistiche che hanno colpito i più deboli – per loro l’energia pesa di più nel carrello della spesa. Per rendere equa la transizione dobbiamo trasferirne i benefici a famiglie e imprese. Le fonti rinnovabili hanno costi variabili nulli o quasi, i costi fissi sono limitati e nei momenti in cui la domanda di energia è soddisfatta da fonti rinnovabili i prezzi sono molto bassi – e questo beneficio può essere condiviso tra i fornitori e gli utenti”.
A dieci anni dall’enciclica Laudato Si, a che punto è la conversione ecologica delle coscienze?
“C’è una consapevolezza diffusa che la transizione deve essere fatta, che ci siamo dentro. Ci sono però due atteggiamenti non positivi, il negazionismo – non più diffusissimo visti i dati inequivocabili – e il disperazionismo, il dire ‘non si può più fare nulla’. Quest’ultimo lo ritengo più insidioso, perché non è vero. Le possibilità d’intervento, grazie agli straordinari progressi delle tecnologie, che abbassano i prezzi di celle fotovoltaiche e di batterie, sono numerosi ed evidenti”.
Transizione ecologica può voler dire anche consumo di suolo, infrastrutture, eventuali impatti sulla fauna? Come farla convivere con l’ambiente?
“Abbiamo tutto lo spazio di cui c’è bisogno per farla salvaguardando la bellezza del territorio. Le aree industriali o dismesse e comunque non di particolare valore paesaggistico bastano e avanzano. Tre delle regioni più avanti nella transizione, Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige e Sicilia, fondano la loro vocazione economica e turistica sulla bellezza del territorio e hanno saputo installare moltissimi impianti senza deturpare nulla”.

