“Basilicata Sacra”, viaggio tra fede e tradizione in mostra a Roma

A Roma fino al 24 settembre la mostra promossa dalla Regione Basilicata con la Conferenza Episcopale della Basilicata (CEB), un progetto culturale e spirituale per valorizzare la profonda tradizione religiosa lucana

Relatori e Istituzioni alla inaugurazione della mostra "Basilicata Sacra" (foto: Francesco Vitale)

Al Palazzo della Cancelleria a Roma, è stata inaugurata la mostra “Basilicata Sacra: un altro cielo”, un percorso che intreccia spiritualità e identità popolare, portando sotto lo stesso tetto arte sacra, devozioni secolari e paesaggi interiori di una regione profondamente legata alla fede. Si tratta di una mostra sensoriale pensata per il Giubileo della Speranza, che invita a riscoprire la spiritualità della Basilicata. L’esposizione, visitabile fino al 24 settembre, è promossa da APT Basilicata e dalla Conferenza Episcopale della Basilicata. Il percorso espositivo offre una narrazione immersiva dei riti, dei simboli e delle tradizioni religiose che animano le comunità locali. Attraverso sezioni tematiche, la mostra espone manufatti storici di grande valore devozionale, come oggetti processionali, reliquie e paramenti sacri. Una parte importante dell’esposizione è dedicata a una reinterpretazione contemporanea della Via Crucis, mentre una sala conduce i visitatori in un viaggio sonoro e visivo attraverso i luoghi e i momenti salienti della pietà popolare della regione. L’obiettivo è mettere in luce la dimensione collettiva e partecipativa della religiosità lucana, mostrando come la fede si intrecci profondamente con il territorio e l’identità culturale. La mostra si presenta quindi come un’occasione per riflettere sul significato della spiritualità e delle tradizioni.

Quattro sale per un unico percorso

Il percorso si snoda in quattro ambienti principali. La prima sala propone un simbolo identitario per ciascuna delle sei diocesi lucane, accompagnato da clip video. La seconda sala raccoglie elementi trasversali della pietà popolare regionale – reliquie, oggetti rituali, proiezioni e suoni – che raccontano la forza del sentimento collettivo. La terza sala ospita una Via Crucis in stile contemporaneo, composta da 15 opere dell’artista Franco Corbisiero, valorizzate da luci, audio e installazioni simboliche. La quarta sala condurrà il visitatore in un viaggio nei luoghi e nei riti più intensi della spiritualità lucana, con video, suoni e testi narrativi capaci di restituire l’intreccio vivo tra fede, identità e territorio.

Un viaggio per un orizzonte diverso

“Portiamo la Basilicata nel cuore di Roma per il Giubileo della Speranza – spiega Margherita Sarli, direttrice Apt Basilicata – perché la mostra è un invito al viaggio in un territorio spirituale dove l’imminente e il trascendente si incrociano”.  La mostra racconta il legame profondo tra fede, territorio e tradizioni, mettendo in luce un patrimonio culturale unico, dalle chiese rupestri di Matera alle cattedrali storiche. L’obiettivo è mostrare come la pietà popolare continui a vivere attraverso riti, canti e processioni che uniscono il sacro al quotidiano. “Le radici sono quelle che ci rendono come siamo – ha aggiunto Sarli – e dobbiamo essere orgogliosi di quello che siamo senza pretendere di essere competitivi. I segni vanno valorizzati anche attraverso nuovi linguaggi che permetteranno di conoscere la Basilicata”.

Vito Bardi, Presidente Regione Basilicata (foto: Francesco Vitale)

I valori del territorio

“Noi vogliamo cercare di trasmettere i valori che i nostri avi ci hanno lasciato – ha detto a Interris.it Vito Bardi, Presidente Regione Basilicata – e che quindi sono un momento di traino e soprattutto di collegamento con il presente. Si tratta di valori che si riferiscono alla dignità della persona, alla solidarietà, alla speranza per un futuro migliore. E questo noi cerchiamo di trasmetterlo alle generazioni future, soprattutto ai nostri giovani, perché sono i valori, la storia del passato che hanno fatto grande una terra come la Basilicata ed è necessario che i giovani sappiano quello che è avvenuto”. La città di Melfi fu un centro di grande importanza spirituale nell’XI e XII secolo, tanto da essere definita “città conciliare” per aver ospitato cinque concili. Questo dato storico, unito alle tradizioni di devozione popolare ancora vive, come la celebrazione di San Gerardo Maiella e della Madonna Nera di Viggiano, mostra il legame profondo tra la fede e il territorio lucano. La mostra su questi temi è stata definita una “finestra aperta sul futuro”, che vuole trasmettere un messaggio di pace e amore in occasione del Giubileo. Un viaggio quindi che guarda anche al futuro. “Un popolo senza cultura e senza storia – ha aggiunto il Presidente Bardi – non ha motivo di esistere; sono proprio questi valori che devono spronare i nostri giovani e le generazioni future a che nel ricordo del passato possano costruire un futuro migliore”.

Merisabel Calitri, storico dell’arte e curatrice della mostra (foto: Francesco Vitale)

Il racconto più intimo della Basilicata Sacra

Lo storico dell’arte e curatrice della mostra Merisabel Calitri, ha spiegato a Interris.it come comunicare oggi il Sacro, senza disorientare il visitatore e lasciando una traccia nel cuore oltre che nella mente. “La definiamo Basilicata Sacra Un Altro Cielo – ha detto – affinché il visitatore possa immediatamente entrare in contatto con una dimensione differente da quella reale, un rapporto con la fede che è sicuramente diverso rispetto a qualunque altro posto del mondo. Il visitatore che vive la Basilicata si immerge in quelli che sono gli incroci tra i riti e i miti, la devozione che si misura con la commozione, l’emozione come unico elemento per vivere il rapporto con il sacro“. Proviamo a raccontarla tramite quattro sale, la prima nella quale scegliamo un elemento significativo per ogni diocesi della Basilicata, sempre simboli perché scegliamo di non decontestualizzare le opere d’arte, affinché il visitatore possa venire a visitare nei borghi, nelle cattedrali, nei castelli, lungo le pendici dei monti, nei boschi, lì dove vive davvero la nostra arte”. Significativa, nel racconto della curatrice della mostra, la via Crucis, “la prima pop al mondo”, un’esclusiva assoluta mondiale di un artista contemporaneo, Franco Corbisiero, di origini lucane, famoso a livello internazionale, che racconta quattordici stazioni, quelle conosciute della via Crucis, con una quindicesima finale dedicata Risurrezione, nelle quali il vero rapporto è quello tra Dio e l’uomo, occhi negli occhi, così come si deve a quell’altro cielo che sappiamo raccontare. “Nel vero c’è tutto – ha aggiunto Merisabel Calitri, citando un grande storico dell’arte – il resto è solo roba carina. Lì dove c’è la verità, il racconto è immediatamente percepibile e arriva diretto agli occhi e al cuore di chi guarda, in più scegliendo non solo la bellezza ma la grazia. Se negli oggetti che abbiamo selezionato la grazia prevale sulla bellezza, secondo la logica antica rinascimentale di Benedetto Varchi, quello che noi vediamo rimane esattamente in quello che siamo. Questo è il vero racconto, è la vera traslitterazione di pochi contenuti, di solito simboli, ma quei contenuti sanno diventare significato immediatamente”.

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