Un simbolo della cristianità che torna alla luce, illuminando la speranza che emerge dalle macerie della distruzione, del dolore e della disperazione. Il 30 ottobre per gli abitanti dell’Italia centrale, soprattutto quelli di Norcia, non sarà più solo il giorno in cui la terra ha tremato come non accadeva da decenni, ma anche data di una rinascita. A nove anni esatti dal sisma, nella città nursina riapre la Basilica di san Benedetto. Erano rimaste in piedi soltanto l’abside e la facciata, oggi è stata ricostruita e restaurata cercando di conservarne l’autenticità, con l’utilizzo del materiale originario e la riproposizione di tecniche del Quattrocento, svelando opere d’arte di cui si era persa la memoria.

Le macerie e la speranza
Erano le 7:40 della mattina del 30 ottobre 2016 quando un terremoto di magnitudo 6.5 ha scosso il cuore del Paese, facendolo ripiombare nell’incubo vissuto solo due mesi prima con la devastazione di Amatrice, Accumoli e Pescara del Tronto e la morte di quasi trecento persone. In quel giorno d’autunno non si registrarono vittime umane, ma la basilica nursina e la vicina località di Castelluccio vennero distrutte quasi completamente. Nel pomeriggio di oggi il primo dei due eventi che restituiscono alla comunità e al mondo l’edificio dedicato al Santo Patrono d’Europa, il convegno sulla presentazione dei lavori di ricostruzione. Domani, venerdì 31, la concelebrazione di dedicazione che consacrerà nuovamente la chiesa al culto. “Un messaggio di speranza per quanti ancora sono fuori dalle loro abitazioni”, ha detto l’arcivescovo di Spoleto-Norcia Renato Boccardo alla conferenza stampa di presentazione del programma delle celebrazioni, “che le macerie non avranno la meglio e che la vita e la socialità stanno ripartendo”.

“Esperienza unica”
I lavori della basilica, finanziati da Commissione europea, dalla strutturale commissariale post-sisma e, nel ruolo di sponsor tecnico, da Eni, sono stati divisi in due lotti. Il primo è partito nel dicembre del 2021, mentre il secondo nel 2022 – e terminato con due mesi d’anticipo – è stato affidato alla ditta Cobar, azienda pugliese specializzata nel restauro del patrimonio storico-culturale italiano, con interventi anche sul Teatro Petruzzelli di Bari, il Colosseo a Roma e la Reggia di Caserta. “Non capita sovente di restaurare una basilica, è stata un’esperienza unica”, dice a Interris.it il fondatore di Cobar Vito Barozzi. “Dal primo momento Norcia ci ha accolto con calore ed entusiasmo, per i cittadini è stata un’emozione”.
Materiale d’epoca e tecniche antiche
Il progetto di restauro prevedeva di seguire le proporzioni volumetriche originali, la ricostruzione dell’apparato decorativo e il rifacimento dei pavimenti, integrando gli elementi persi con materiali appositi. “Solo un parte è stata integrata, per l’80% dei lavori di ricostruzione abbiamo utilizzato materiale recuperato dal crollo”, spiega Barozzi. La sfida di conservare l’autenticità della costruzione, fatta in mattoncini e centine di legno, è consistita anche nella volontà di adottare tecniche di restauro del ‘400. L’unione tra innovazione e tradizione fa la forza. Gli interventi hanno anche permesso il ritrovamento di due affreschi. Uno raffigurante san Benedetto con indosso una tunica rossa che porta la città di Norcia in braccio e “una Madonna con bambino che abbiamo ‘liberato’ dopo averla scorta dietro un lacerto durante i lavori di consolidamento”, racconta l’imprenditore.

Il contributo dei cittadini
La città ha contribuito alla rinascita della basilica. “Grazie alle foto che ci hanno messo a disposizione i cittadini, spesso scattate in occasione di un matrimonio, siamo potuti risalire alla posizione originale delle pietre e all’orditura delle murature”, è un altro dettaglio che riferisce Barozzi. Dopo quasi dieci anni, Norcia e la basilica del suo Santo finalmente si ritrovano.

