Bagaglio leggero e competenze di base per sfide più articolate

Un “peso” non deve inchiodare né spingere a una sola ottica del mondo, a una visione unilaterale, personale, egoistica

La “metafora del bagaglio leggero” consente di filtrare la priorità dei valori, delle informazioni e delle emozioni da conservare poiché utili, al fine di ridurre quelle inutili o dannose come paure, ambizioni, progetti impossibili e aspettative irraggiungibili. Vista come prospettiva di “bagaglio culturale”, rappresenta l’opportunità, oggi più sentita, di non appesantire la propria dotazione di informazioni e di portare, con sé, le competenze necessarie, snelle e, soprattutto, generate nel contesto in cui ci si trova.

Il termine “bagaglio” implica la nozione del viaggio, quello di una vita intera, dall’infanzia all’anzianità, in cui il setaccio dell’esperienza sarà il filo conduttore, quello che permetterà di scindere il superfluo dall’utile e determinare le giuste priorità. Nell’immaginario comune, sin dall’infanzia, la locuzione “bagaglio culturale” ha rappresentato sempre un valido costrutto, da alimentare il più possibile per poter affrontare le sfide della realtà, della scuola e del lavoro. Questo “CV” in costruzione, rappresentava un contenitore pressoché infinito e con precise garanzie di riuscita. Tuttavia, questa semplificazione non era interamente funzionale nel passato, ancora meno adesso. In un’epoca, infatti, molto più complessa e articolata come quella attuale, ricca di imprevisti e problemi inattesi, in cui il percorso non è più delineato dal principio alla fine, la rendita del bagaglio culturale pesante non è più una garanzia.

Per affrontare, difatti, le numerose sfide attuali, contrassegnate da incognite ancora più articolate e numerose: l’intelligenza artificiale, il web, i cambiamenti climatici, ecc. non risulta utile il bagaglio pesante bensì uno leggero e multiforme, fondato sulle conoscenze di base, dalle quali generare quelle successive, le trasversali. In tal modo, la capacità del singolo di affrontare e ammortizzare i cambiamenti in atto, è più ampia e piena di risorse, in un continuo “problem solving”.

Il carico soggettivo è un agglomerato di ricordi, emozioni, pregiudizi e dolori che aumenta con lo scorrere del tempo, fino a rendersi impossibile da sostenere. Per questo, come si svuota un armadio di ciò che è inutile e non più accettabile, è importante filtrare la propria esperienza di vita. Il rischio è che lo zaino diventi padrone della persona e che questa si renda schiava degli oneri e del peso trasportato. Riequilibrare i rapporti tra chi è soggetto, attivo e chi è oggetto, passivo, è fondamentale: il bagaglio non deve soggiogare l’individuo ma essere di ausilio.

Nel Discorso a un gruppo di scienziati e di ricercatori, il 9 maggio 1983, San Giovanni Paolo II invitò a un’equilibrata conoscenza, affermando che “la vostra specializzazione vi impone, certamente, alcune regole e delimitazioni indispensabili nell’investigazione, ma oltre queste frontiere epistemologiche, lasciate che l’inclinazione del vostro spirito vi porti verso l’universale e l’assoluto. Il nostro mondo ha bisogno più che mai di intelligenze capaci di abbracciare il tutto e di far progredire il sapere verso la conoscenza umanizzata e verso la saggezza. Insomma, la vostra scienza deve sfociare nella saggezza, cioè diventare sviluppo dell’uomo e di tutto l’uomo. Aprite totalmente le vostre intelligenze e i vostri cuori agli imperativi del mondo d’oggi, che aspira alla giustizia e alla dignità fondate sulla verità”.

Franco Faggiani, giornalista e scrittore, è l’autore del volume “Verso la libertà con un bagaglio leggero”, pubblicato da Aboca Edizion” nel giugno 2025. Nell’estratto, rivolto all’interiorità, l’autore “non racconta di itinerari specifici – migliaia di guide già se ne occupano – ma di quello che i sentieri, a suo giudizio, possono rappresentare per chi li affronta con i piedi e la testa, con gli occhi e il cuore. Il mondo, quello che ci circonda, e il caos, quello che abbiamo dentro, hanno ancora molto da offrire se torniamo a esplorarli a passo lento”.

A proposito di bagaglio culturale, il 3 dicembre scorso, l’Istat ha pubblicato una dettagliata  statistica. Fra i numerosi dati, si legge: “È in aumento il tasso di occupazione dei neo diplomati 20-34enni non più inseriti in un percorso di formazione (che hanno conseguito il titolo di studio da almeno un anno e da non più di 3 anni), che sale al 60,6%, +0,9 punti rispetto al 2023. Quello dei neo laureati raggiunge invece il 77,3% (+1,9 punti). […] In Italia, nel 2024, il 44,4% dei 25-64enni ha un titolo di studio secondario superiore; tale quota è analoga a quella media Ue27 […] Quella di chi ha conseguito un titolo di studio terziario (22,3%) è decisamente più bassa (36,1%, nella media Ue27) […] Le donne in Italia sono più istruite degli uomini: nel 2024, le 25-64enni in possesso almeno di un diploma o una qualifica sono il 69,4% (+1,4 punti rispetto al 2023), gli uomini il 64,0% (+1,1 punti); le donne in possesso di un titolo terziario raggiungono il 25,9% (+1,0), gli uomini il 18,7% (+0,4)”. L’illusione è immaginare il successo, tanto agognato, come correlato alla pesantezza del bagaglio e alla sua forza competitiva. Una vita sana, corretta, orientata, ricca di soddisfazioni e di umiltà, si genera, invece, sulla qualità delle scelte.

Lo zaino non va sfoggiato ed esibito come un trofeo bensì interiorizzato, compreso e utilizzato con senno. Occorre considerare la valutazione e l’adesione personale riguardo il peso che si sopporta, per comprendere dove sia il confine tra il bagaglio e il fardello. Si tratta, sicuramente di un crinale soggettivo ma è il soggetto che, responsabilizzata, deve discernere la circostanza in cui l’ammontare delle proprie conoscenze/valori/esperienze sia un positivo carico a cui rimanere saldi, oppure costituisca un seguito di doveri, obblighi, saperi inutili, dannosi o eccessivi in cui effettuare una sana selezione.

La selezione del bagaglio potrebbe avvenire secondo una comoda rinuncia a tutti gli aspetti negativi (dolori, paure, ecc) e orientarsi soltanto verso ricordi ed esperienze positive. Tale meccanicistica separazione, seppur impossibile da realizzare in pieno, rimane un desiderio individuale che non permetterebbe, comunque, di crescere. È evidente che anche le situazioni dolorose e scomode concorrano alla maturazione, al punto da doverle portare con sé, pur levigandole con la propria saggezza, senza che appesantiscano eccessivamente il quotidiano intercedere. Il bagaglio leggero consiste, anche nel possedere quello spirito e quella sapienza in grado di poter gestire, con senno, la tristezza e saper cogliere spazi adeguati per quelli lieti, senza tarparsi l’esistenza e la presenza vitale.

Nella valutazione dei beni, materiali e immateriali, da recare con sé, occorre distinguerne la fondatezza e l’essenzialità, al punto di domandarsi se siano indispensabili o puro contorno, come semplice orpello esteriore di poco conto. Il peso è anche specifico: cogliere, dunque, la qualità intrinseca della conoscenza e del valore che custodiamo, in relazione allo spazio che occupa, nel cuore e nel pensiero. Si impone una riflessione profonda sull’acquisizione di informazioni affinché questa non sia meccanica e quantitativa bensì di carattere qualitativo. Un attento esame di coscienza, di puro raccoglimento, nei tempi necessari e non vorticosi della contemporaneità, è il viatico migliore per una corretta formazione del bagaglio leggero.

La logica dell’alleggerimento non deve, in ogni caso, procedere nel senso inverso, quello dell’estrema rimozione, della quasi assenza di valori, sentimenti, saperi, che sfocia in una sorta di indifferenza generale e di superficialità. Nella vita di relazione, il bagaglio non ha una valenza solo personale ma contano anche le conseguenze sulle persone intorno: familiari, amici, colleghi. Il fardello del proprio sacco, infatti, può essere, spesso, scaricato su chi è vicino, alimentandone il peso. La metafora del bagaglio leggero, quindi, si lega anche a una concezione collettiva, in cui ognuno dovrebbe evitare di accrescere quello altrui e, insieme, provare a semplificare la vita di relazione, in uno scambio di alleggerimento. Anche un semplice chiarimento, avvenuto attraverso il dialogo, è in grado di ridurre la zavorra di un’incomprensione mai approfondita.

Il bagaglio è funzionale nel momento in cui la riflessione è partecipata e attenta alle esigenze dell’altro. Quando è condivisa, la conoscenza, permette di risolvere problemi più ampi e di integrare l’“io” con il “tu”. Laddove non arriva il bagaglio personale, là si riceve in dono la collaborazione altrui, in una crescita collettiva e benefica per tutti, anche per i più fragili e privi di risorse. Per questi, anche un bagaglio leggero può rimanere pesante se non vi è l’aiuto dell’altro.

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