Andragogia: la didattica e l’esperienza al servizio degli adulti

L’educazione degli adulti è finalizzata ad acquisire competenze cognitive e sociali per realizzare pienamente la persona e renderla autonoma, seppur intessuta in un contesto comunitario

Foto di Fiona Murray-deGraaff su Unsplash

L’andragogia consiste nella scienza e nella teoria, sviluppate già negli anni ‘70 del secolo scorso nel mondo occidentale, mirate all’apprendimento da parte degli adulti al fine di consentire un’educazione permanente. Il termine deriva dal greco antico: “aner” (maschio adulto) e “agogos” (guida).

Il concetto di andragogia, del come sviluppare la didattica degli adulti, si lega a quello del “lifelong lifewide learning”, rivolto al perché e al quando realizzare l’educazione continua. Quest’ultima locuzione si riferisce proprio a una formazione che dura per tutta la vita e che si sviluppa in ogni contesto; lo sottolinea l’espressione “forte” inglese che recita “from the cradle to the grave” (dalla culla alla tomba).

L’apprendimento permanente e il concetto di “lifewide”

Il “fatto nuovo” è caratterizzato dall’apertura totale della formazione. Il termine “lifewide”, infatti, introdotto per ultimo nella locuzione (nel 2000, dalla Commissione europea), sottolinea come l’apprendimento avvenga in tutti gli ambiti della vita, sia quelli formali come gli istituti scolastici (in cui si ottiene il rilascio di un titolo di studio riconosciuto) sia quelli informali come l’associazionismo, la famiglia, i musei, le conferenze, le esperienze quotidiane sia quelli non formali di organizzazioni lavorative e corsi. L’UNESCO, nel 1972, sottolineava come “l’importante non essendo il conoscere il percorso seguito dal soggetto, ma ciò che ha appreso e acquisito”.

Le competenze chiave dell’apprendimento permanente

Le 8 competenze chiave per l’apprendimento permanente, fissate dall’UE sono: quella alfabetica funzionale; multilinguistica; matematica e in scienze, tecnologie e ingegneria; digitale; personale, sociale e capacità di imparare a imparare; in materia di cittadinanza; imprenditoriale; in materia di consapevolezza ed espressione culturali. Il proposito è quello di sviluppare conoscenze e competenze per fronteggiare problematiche sempre più articolate, tipiche della società contemporanea, in cui raramente è possibile un’unica soluzione già prefissata. Occorre saper cambiare al momento, in considerazione degli sviluppi della questione incontrata, sapendo collegare e combinare fra loro le competenze di base e quelle personali per ottenere le cosiddette “trasversali” (problem solving).

Il ruolo del formatore nell’andragogia

Il formatore ha un ruolo meno formale e distaccato rispetto all’insegnante istituzionale e deve condurre il discente a conseguire gli obiettivi, senza forzature, alimentando le motivazioni. Spesso, l’apprendimento non risulta consapevole al soggetto; in tal caso, l’educatore deve accompagnarlo a riflettere sulla propria metacompetenza dell’imparare a imparare.

Mutano i ruoli tra docente e discente ma l’obiettivo è importante, soprattutto a livello motivazionale e di recupero dell’autostima, per risvegliare saperi e competenze sopite, sebbene costruite dall’esperienza e non solo dalla didattica in senso stretto. L’andragogia, difatti, ha, in genere, una valenza più tecnica e pragmatica anziché puramente astratta. Si fonda su due aspetti peculiari e diversi rispetto alla pedagogia (l’educazione dei bambini); uno è la componente esperienziale che il soggetto necessariamente conduce con sé, l’altro è l’aspetto prettamente pratico delle sue acquisizioni concettuali.

L’apprendimento degli adulti pone in rilievo diverse strategie, pur di coinvolgere gli interessati e motivarli attraverso il gioco, la narrazione, l’esperienza e un continuo riscontro sui risultati ottenuti.

Papa Francesco e il valore dello studio per tutta la vita

Papa Francesco, nel Discorso del 12 settembre 2022, ai membri della Società degli studenti svizzeri, affermò “Studiare è un cammino. E la vostra associazione ci ricorda che studenti, in un certo senso ampio, lo si è per tutta la vita. […] lo studio come atteggiamento umano può essere coltivato sempre. Anzi, tanto più è nobile e piacevole quanto più è libero, gratuito, non soggetto a fini di utilità. In questo senso essere studente significa avere voglia di imparare, di sapere, non considerarsi già arrivati. Essere in cammino. Avere lo spirito del discepolo, sempre, a ogni età. […] Educare è accompagnare un uomo, una donna nella sua ‘nascita’ come persona, nel suo ‘venire al mondo’, nel suo ‘venire alla luce’. Gesù Cristo è il più grande educatore della storia”.

Malcolm Knowles e l’apprendimento degli adulti

L’educatore Malcolm Shepherd Knowles, i professori Elwood F. Ed Holton III e Richard A. Swanson, sono gli autori del volume “Quando l’adulto impara” (sottotitolo “Andragogia e sviluppo della persona”), pubblicato da “Franco Angeli” nello scorso mese di ottobre. Parte dell’estratto recita “Insegnare agli adulti, si sa, è molto diverso che insegnare ai bambini. Le motivazioni, le aspettative, le esperienze e le strategie dell’adulto che impara non sono infatti quelle del bambino […] Per migliorare il processo di apprendimento dell’adulto e rendendolo efficace, sono quindi necessari nuovi metodi di insegnamento, nuovi programmi, nuovi insegnanti e formatori che sappiano individuare e valutare le capacità e gli obiettivi dei discenti, sintonizzando su di essi il processo d’insegnamento”.

Malcom Shepherd Knowles è anche colui che ha definito le caratteristiche peculiari dell’apprendimento adulto, riassumibili nell’esigenza di autonomia e di obiettivi specifici e mirati, nel notevole contributo esperienziale e nel rispetto per tale risorsa, nella necessaria motivazione interna e nel riferimento, diretto e immediato, al concetto e al problema che si pongono.

I dati del Report Proxima 2026 sulla formazione degli adulti

Il Report 2026 di Proxima, “piattaforma di analisi, dialogo e proposta che nasce per leggere in profondità le trasformazioni del lavoro”, del 9 giugno scorso (visibile al link https://osservatorioproxima.it/), evidenzia, nei numerosi dati che offre, alcune criticità. Fra queste, si legge “La mancata formazione degli adulti in Italia costa ogni anno tra lo 0,5% e l’1,5% del prodotto interno lordo, per un importo compreso tra 11 e 33 miliardi di euro. Lo scenario centrale delle nostre stime individua una perdita di PIL annuale pari all’1,2%, cioè circa 26 miliardi di euro. L’equivalente, per intendersi, di una manovra di bilancio. […] La partecipazione ad attività di istruzione e formazione nei dodici mesi precedenti — l’Italia si ferma al 29,0%, mentre la media UE raggiunge il 39,5%.4 Il divario, pari a 10,5 punti percentuali, racconta una minore capacità del Paese di aggiornare il proprio capitale umano nel tempo proprio mentre la velocità del cambiamento tecnologico aumenta. La Commissione europea osserva inoltre che l’Italia, per allinearsi ai target europei del decennio, dovrebbe aggiungere almeno 6 milioni di nuovi adult learners entro il 2030. Questa debolezza pesa in modo particolare sul lavoro adulto. È nella fascia 25-64 anni che si gioca la partita della produttività: non solo perché qui si concentra la popolazione attiva, ma perché è qui che si decide se le competenze acquisite all’ingresso nel mercato del lavoro riescono a restare utili dieci o vent’anni dopo. […] Nel 2022 il 35,7% degli adulti italiani tra 25 e 64 anni ha partecipato ad almeno un’attività di istruzione o formazione, formale o non formale, nei dodici mesi precedenti. La media dei ventisette Paesi dell’Unione europea è stata del 46,6%”.

I benefici dell’andragogia per la persona e la società

L’andragogia punta a obiettivi specifici quali il miglioramento della vita dell’individuo, una sua maggiore indipendenza e la possibilità di progredire a livello professionale o, se in età da pensione, di sviluppare i propri interessi e di creare proficue relazioni con il prossimo.

Si costruisce, in tal modo, un’identità ben radicata nella persona che, senza trascendere nell’eccesso e nella superbia, permette una migliore autostima e la possibilità di uscire da latenti forme di isolamento, partecipando, al contrario, alla cittadinanza attiva della comunità. In questo percorso, mutano anche i ruoli del soggetto nella famiglia e nella società, alimentando il discernimento personale, la sicurezza, la capacità di accettare e di essere accettato.

Le relazioni interpersonali e intergenerazionali sono, in tal modo, più solide e presentano minori differenziazioni, sia dal punto di vista del sapere, sia da quello dell’impegno; gli scambi culturali divengono più fitti e arricchiscono sia i giovani sia gli adulti sia gli anziani. Questi ultimi si rendono conto di essere ancora attivi, non si chiudono socialmente, mantengono la mente aperta e a disposizione per il giovane che voglia cogliere l’aspetto esperienziale non letto sui suoi libri.

L’educazione permanente come risposta alla cultura dello scarto

L’aspetto etico dell’educazione permanente è quello di riconoscere la persona come tale, in tutte le età e di non considerarla come inutile. Dinanzi a una società che, spesso, poggia sulla “logica” dello scarto e del dimenticatoio, quest’esigenza formativa dimostra la volontà di non abbandonare gli adulti, soprattutto i più deboli, di tenerli vivi e sociali per sempre.

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