Alle Tre Fontane: il luogo del martirio dell’Apostolo Paolo

Foto © Vatican News

Nei primi Anni Santi della storia tutti i pellegrini e i fedeli venivano a Roma, da ogni parte essenzialmente per rendere omaggio alle tombe degli apostoli Pietro e Paolo. Era il 29 giugno dell’anno 66 o 67 dopo Cristo, e nello stesso giorno Pietro il principe degli apostoli, primo vicario di Gesù, veniva crocifisso a testa in giù, nel circo neroniano, sul colle Vaticano.

Tra i tanti luoghi che ci raccontano del nostro passato, nella Città Eterna, non si può dimenticare, il posto dove secondo la tradizione S. Paolo, l’apostolo delle Genti, l’autore delle “Lettere”, subì il martirio.

Questo luogo è considerato uno dei più sacri della cristianità romana: qui convergevano pellegrini fin dal V secolo per pregare sulla terra del martirio dell’Apostolo. San Paolo non fu crocifisso perché godeva della cittadinanza romana, giunse in questo luogo dopo essere stato nel Carcere Mamertino. Gli stessi scrittori Tertulliano, ed Eusebio di Cesarea raccontano di una decapitazione intorno al 67 d.C., pratica prevista per i cittadini romani.

Al tempo dell’Impero Romano, la crocifissione era una forma di esecuzione particolarmente crudele e umiliante, riservata a schiavi, ribelli e non-cittadini. I cittadini romani, invece, avevano il diritto a un’esecuzione più “onorevole”, come la decapitazione.

Questo luogo, chiamato anticamente “Acque Salvie”, prese il nome in seguito di “Tre fontane”. Un’antichissima tradizione racconta che la testa di Paolo, rimbalzò tre volte e nei tre punti scaturirono prodigiosamente altrettante fonti, e un’altra tradizione afferma che le tre fonti davano acqua calda, la prima, acqua tiepida la seconda e acqua fredda la terza, l’acqua però non sgorga più dal 1950 a causa dell’inquinamento delle falde acquifere.

Le Acque Salvie scaturivano da un colle già posseduto dalla famiglia romana dei Salvii, della quale va ricordato Salvius, tribuno della plebe nel 43 a. C. Fin dai primi secoli dell’era cristiana, fu edificato in questo luogo un oratorio, che era già fatiscente, quando nell’anno 689 Papa Sergio I (687-701) lo restaurò. Secondo la descrizione lasciataci dall’agostiniano Onofrio Panvinio, il letterato veronese vissuto tra il 1529 e il 1568, l’oratorio era formato da un atrio che immetteva in due cappelle, una delle quali era ricoperto da pitture.

Le fontane erano una nella prima cappella e due nella seconda. Quell’antichissimo edificio venne demolito e sostituito dall’attuale chiesa, che sorse nel 1599 su iniziativa del cardinale Pietro Aldobrandini (1571-1621) abate commendatario delle Tre Fontane.

La chiesa attuale è una ricostruzione seicentesca attribuita all’architetto Giacomo della Porta (1532-1602). Al posto delle due cappelle originali, è un’unica navata trasversale: alle due estremità sono gli altari, a sinistra, quello dedicato a S. Pietro ha un quadro di Guido Reni (1575-1642), copia fedele dell’originale, che si trova nella Pinacoteca Vaticana, a destra quello dedicato a S. Paolo opera di Bartolomeo Passerotto (1529-1592).

Su tutta la lunghezza della navata ci sono le tre fontane, allineate ad uguale distanza una dall’altra e tutte sono ricoperte da tabernacoli marmorei disegnati da Giacomo della Porta; in basso è scolpita, su ciascun monumento la testa di S. Paolo, opera in marmo giallo del francese Nicolò Cordier (1567-1612).

Le teste marmoree che adornano le nicchie furono rubate e il furto risale agli anni ’90, e il ritrovamento e la restituzione avvennero nel dicembre 1997. Le teste rubate furono recuperate da un collezionista toscano e riconsegnate ai monaci dell’Abbazia grazie all’intervento di Vittorio Sgarbi. Tra l’altare di S. Paolo e la prima fontana a destra, è collocata la colonna dove, sempre secondo la tradizione, Paolo venne tenuto legato per la decapitazione.

Sul portale d’ingresso è visibile una targa marmorea con la scritta latina: “S. Pauli apostoli martyrii locus ubi tres fontes mirabiliter eruperunt” — luogo del martirio di San Paolo Apostolo dove tre fonti mirabilmente emersero.

La figura di San Paolo resterà senza dubbio una delle più importanti della storia dell’intero cristianesimo, da persecutore che era, diventerà un difensore convinto della fede in Gesù Cristo, come lui stesso aveva scritto, nella lettera ai Filippesi: “Per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno”.

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