Allarme violenza tra i giovani: cause e possibili soluzioni

La crescita dell'aggressività da parte dei giovanissimi e le possibili strategie di prevenzione spiegate a Interris.it dal dott. Claudio Marcassoli, psichiatra forense

crisi
Foto di Sam Balye su Unsplash

Negli ultimi anni l’Italia sta assistendo a un preoccupante aumento dei comportamenti violenti tra i giovani, fenomeno che riflette un più ampio disagio sociale e psicologico. L’incremento dei reati commessi da minorenni e il crescente numero di vittime coetanee sollevano interrogativi urgenti sul ruolo delle istituzioni, della scuola e delle famiglie. In questa intervista, il dott. Claudio Marcassoli, psichiatra forense, analizza i dati più recenti e propone riflessioni sulle possibili strategie di prevenzione.

L’intervista

Dottor Marcassoli, negli ultimi tempi si parla molto di un aumento dell’aggressività tra i giovani. Cosa ci dicono i dati?

“Nel solo 2024, gli omicidi commessi da minorenni in Italia hanno registrato un incremento senza precedenti. Secondo i dati Criminalpol, la percentuale è passata dal 4% del 2023 all’11,8% del 2024: da 14 a circa 35 casi, nonostante il calo complessivo degli omicidi nel Paese. Anche le vittime minorenni sono aumentate, passando dal 4% al 7% del totale. La Società Italiana di Psichiatria e Psicopatologia Forense parla di ‘emergenza su più fronti’, legata in particolare all’abuso di sostanze, all’esordio di disturbi psichiatrici e alle difficoltà legate al contesto migratorio”.

Qual è la situazione attuale dei servizi per i minori? Quali criticità emergono?

“Assistiamo a una crisi strutturale. La psichiatria e la neuropsichiatria infantile soffrono di cronico sottofinanziamento, mentre la psichiatria per adulti non è attrezzata per occuparsi dei più giovani. I Dipartimenti di Salute Mentale restano frammentati e incapaci di offrire una risposta integrata. Mancano strumenti adeguati a intercettare precocemente il disagio giovanile. Un aspetto particolarmente delicato è quello della doppia diagnosi: tra gli adolescenti che fanno uso di sostanze, circa l’80% presenta anche un disturbo psichiatrico, spesso accompagnato da difficoltà familiari, scolastiche e giudiziarie. Nonostante ciò, meno del 10% delle ricerche internazionali si concentra sui giovani, segno di una forte sottorappresentazione e della carenza di servizi realmente dedicati a questa fascia d’età”.

educativa
Foto di Tim Evans da Pixabay

Che ruolo possono avere scuola e famiglie nella prevenzione del disagio giovanile?

“La scuola oggi è un presidio fondamentale per la prevenzione del disagio psichico e sociale. Dopo la famiglia, è il contesto in cui i ragazzi trascorrono più tempo e dove emergono i primi segnali di malessere o isolamento. Negli ultimi anni, molti istituti hanno avviato programmi di educazione alla salute emotiva e alla gestione delle emozioni, offrendo agli studenti strumenti per riconoscere e affrontare le difficoltà psicologiche. In numerose scuole sono stati attivati sportelli di ascolto gestiti da psicologi, che rappresentano uno spazio protetto per esprimere paure, ansie o disagi. Questi servizi, quando accessibili e ben organizzati, si sono rivelati decisivi nel prevenire l’aggravarsi di situazioni a rischio. Fondamentale è anche la formazione dei docenti, spesso i primi a notare cambiamenti nel comportamento degli studenti ma non sempre in grado di interpretarli o gestirli. Corsi di aggiornamento e collaborazioni con psicologi e assistenti sociali possono rendere la scuola non solo luogo di istruzione, ma anche presidio di benessere e prevenzione. Infine, è importante che la scuola diventi un ponte tra famiglie, servizi sanitari e territorio, favorendo la creazione di una rete di sostegno capace di accompagnare il minore nel suo percorso di crescita. Solo un’azione condivisa e continuativa può arginare il disagio giovanile e promuovere una vera cultura della prevenzione”.

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