La forza, la gioia dei bambini e la loro positività̀, si possono incontrare con il bisogno di compagnia di un nonno solo e, allo stesso tempo, la saggezza di un anziano, che ha tanti decenni vissuti sulle spalle, può̀ essere di aiuto a chi ha tanti anni davanti, parlando un linguaggio comune di fraternità il quale, può e deve realizzarsi, anche e soprattutto, nella Pasqua che ci apprestiamo a vivere.
L’esperienza di Bologna
A Bologna, sulla base di questi obiettivi, grazie all’impegno sinergico delle Acli provinciali di Bologna e dell’Ufficio della Pastorale Scolastica dell’Arcidiocesi, è nato il progetto “Adotta un nonno”. Interris.it ha intervistato la dott.ssa Chiara Pazzaglia, presidente delle Acli provinciali di Bologna.

L’intervista
Presidente, quali sono le caratteristiche dell’edizione di Pasqua di “Adotta un nonno”?
“A partire dal 2020 portiamo avanti il progetto ‘Adotta un nonno’ con delle specificità periodiche in base alle feste che ci troviamo a celebrare. Il Natale e la Pasqua per noi sono momenti molto importanti, che celebriamo con particolare attenzione. Ciò viene fatto con alcune classi che hanno aderito al progetto di doposcuola della Diocesi e, solitamente, il tema della Pasqua, è orientato alla pace. Quindi, proponiamo agli anziani e ai bambini, dei momenti di riflessione, lettura, canto e discussione, legati a questo argomento. La nostra matrice cattolica, in particolare, ci porta ad una importante condivisione di valori e, talvolta, il nostro Arcivescovo, il cardinale Zuppi, celebra la Santa Messa e ci onora della sua presenza. Trascorriamo dei momenti molto belli e profondi, stando vicino agli anziani che vivono nelle case di riposo e facendo sentire loro la nostra presenza e quella dei bambini, i quali accettano sempre di buon grado la relazione con questi nonni putativi, cercando di far trascorrere loro dei momenti sereni all’insegna della condivisione propria della Pasqua”.
In che modo, attraverso questa iniziativa, si può favorire il dialogo intergenerazionale?
“Cerchiamo sempre di trovare un pretesto piacevole per far incontrare i bambini e gli anziani attorno a un tema specifico ma poi, al di là del momento organizzato, si crea uno specifico spazio per coltivare delle relazioni: il nucleo di ‘Adotta un nonno’ è proprio questo. La relazione tra le generazioni, a mio parere, costituisce la chiave di volta per costruire il nostro futuro. Molto spesso, le circostanze, fanno sì che queste due solitudini, ovvero quella dei bambini e degli anziani, si incontrino. Bologna è una città di fuori sede quindi, sovente, i bambini hanno solo due genitori e, molto difficilmente, dei fratelli oppure un genitore solo e, i loro nonni, vivono lontani e, di conseguenza, li vedono raramente. Crediamo quindi che, mantenere un dialogo tra diverse generazioni, sia molto importante quindi permettiamo che, i bambini e gli anziani, si adottino reciprocamente. Lo scambio consiste nel raccontarsi vicendevolmente fatti ed episodi della loro vita e, quindi, condividere emozioni. Ciò per noi è molto importante perché permette a ognuno di guardarsi con gli occhi dell’altro, attraverso la comprensione e l’affetto reciproco.”

Quali sono i suoi desideri per lo sviluppo del progetto?
“Cerchiamo di dare a questo progetto una continuità anche durante l’anno, affinché la frequentazione tra bambini e anziani possa diventare una consuetudine per gli uni e per gli altri. Quasi tutte le case di riposo coinvolte in ‘Adotta un nonno’ ricevono, almeno mensilmente, la visita di questi gruppi di bambini. Il nostro obiettivo è quello di mantenere questa periodicità e coinvolgere sempre più classi e strutture sul territorio. Desideriamo che, questa progettualità, diventi un’abitudine. In particolare, alcune scuole, hanno inserito l’attività in orario curricolare e ciò, per noi, ha rappresentato un grande risultato. Questo, in maniera molto forte, simboleggia l’importanza di considerare gli anziani soggetti attivi della società, i quali hanno ancora molto da dire alle giovani generazioni e quindi non devono essere abbandonati. Speriamo quindi che, questa cultura della fraternità, si diffonda sempre di più: gli anziani sono al centro della nostra azione sociale”.

