DOMENICA 28 OTTOBRE 2018, 00:02, IN TERRIS

Un cieco ci insegna a pregare

MONS. ANTONIO INTERGUGLIELMI
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Bartimèo
Bartimèo
“G

esù abbi pietà di me!” grida il cieco Bartimèo. Grida così forte che tanti lo rimproverano, ma lui non se ne cura e grida ancora più forte. In questa scena del Vangelo di Marco è rappresentato che cosa significhi pregare. La preghiera non è affatto una cosa di “gente bigotta” o una cosa riservata alle monache o ai preti. La preghiera – disse una volta Papa Benedetto XVI all’Angelus – “è questione di vita o di morte”. La preghiera è una cosa molto seria. E non è nessuna alienazione; non è evasione nel nirvana. Al contrario: la preghiera è relazione con Dio che entra nella tua storia, piena di problemi e di conflitti, e la trasforma, come fa Gesù rispondendo al grido del cieco.

Forse oggi stai soffrendo così tanto che non ce la fai nemmeno a pregare... ma lo sai qual è la prima forma di pregare? È proprio quello che fa Bartiméo: gridare a Dio… Il grido, il lamento è una delle forme più profonde con le quali l'uomo può cominciare ad avere una relazione con Dio. Il grido, più che la semplice domanda e il rendere gloria, è la prima espressione dell'uomo verso Dio. Chi è stato seriamente malato o si è trovato nel pericolo, lo sa bene: un grido che viene dal profondo del cuore. Ecco perché per pregare abbiamo bisogno di entrare nella nostra storia, che è sempre piena di combattimenti, di “battaglie”: non lottiamo solamente contro la nostra carne, contro il nostro peccato, ma anche contro un altro nemico, contro un avversario che non vuole che scopriamo l’Amore di Dio, un avversario che non comprendiamo con la testa, ma che sperimentiamo nel nostro profondo. Sì, perché abbiamo un accusatore nel nostro interno che ci distrugge molto più di quello che possa fare o aver fatto tuo padre, tua madre o il tuo capo ufficio, tuo marito o tua moglie. Ci rende ciechi, perché ci impedisce di vedere l’Amore di Dio. E forse oggi lo fa cercando di convincerti che sei condannato a essere sempre uguale, che la tua storia è tutta sbagliata ed è per questo non sei felice, che ti hanno fatto ingiustizie e ti fa disprezzare: vuole portarti alla disperazione.

Oggi, attraverso questo Vangelo, Gesù Cristo ci invita a chiedere il suo aiuto, perché possiamo ricominciare a “vedere”: perché anche Cristo ha combattuto questo avversario e lo ha vinto, con la morte e Resurrezione, aprendo oggi a noi la possibilità di ricominciare a “vedere” l’Amore di Dio nella nostra vita. Ecco che pregare è chiedere giustizia contro il nostro avversario, contro questo avversario che ci vuole togliere la felicità ogni giorno e ci mette nell'amarezza: "Signore, fammi giustizia contro il mio avversario". Per questo abbiamo bisogno, ogni giorno, di pregare, di gridare a Lui, di chiedere a Gesù Cristo di farci partecipare alla Sua vittoria di resurrezione sui nostri nemici: da questo nasce una vera unione con Dio, un contatto profondo con Lui, così per vivere l’esperienza che Dio è nostro Padre, che ci difende e lotta per noi e con noi.

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