LUNEDÌ 15 AGOSTO 2016, 000:02, IN TERRIS

Tra religione e spiritualità

AUTORE OSPITE
Tra religione e spiritualità
Tra religione e spiritualità
Parlare ora della religione diventa sempre più difficile. Il contesto del terrorismo e dei vari fanatismi “ridicolizza” qualsiasi discorso sulla religione. Anche alcune istituzioni religiose non hanno una buona stampa: o sono impigliate in politica o compromesse da vari scandali morali o finanziari. Il pensiero libero, sostenuto dal progresso tecnico, propone arditamente così la vita libera, indipendente, laicale.

Allora la religione rimane come un relitto storico, una parte della nostra tradizione, o piuttosto folclore? Si va in chiesa, ma capendo sempre di meno. Il numero di matrimoni cattolici cala. Le feste rimangono più che altro un buon pretesto per grandi spese. Chi è ancora religioso? Le nostre nonne e zie, ma sentiamo che appartengono ad un altro mondo che passa.

Si può vivere così? Alcuni direbbero di si, e ne darebbero qualche testimonianza. D’altro canto per natura abbiamo orrore del vuoto. Date tutte le difficoltà della vita oggi nel mondo, necessariamente cerchiamo qualche cosa che ci aiuti a sopportare le vicende che ci incontrano.

Data la situazione della religione appena presentata, si fanno altre ricerche. Stranamante questo mercato risulta pieno di molte proposte che vengono vendute sotto etichetta “spiritualità”. Qui si tratta di qualcosa immateriale, ma non necessariamente religiosa: più che altro una realtà personale e libera. Per essere “spirituale” basta riferirsi alla realtà che va al di là delle cose puramente materiali. Ognuno gestisce tipi e modi di funzionamento di questa realtà, attrezzandola come vuole. Ecco la spiritualità tipo “patch-work”, composta da elementi presi da varie tradizioni o religioni. E quando la spiritualità deve servire solo a se stessi, ovviamente contiene piuttosto elementi positivi, assicurando benessere, prosperità e felicità. Ognuno è diverso, allora – in pratica – ci sono molte spiritualità.

Quindi il ruolo della religione è finito? Il bene degli individui vince il bene comunitario o istituzionale? Potrebbe sembrare così. Allora a che cosa servirebbe religione oggi? Non basta la spiritualità per sostituirla?

Qui arriviamo al punto centrale del problema. Etimologicamente religione significa creare legami, rilegare qualcosa. Allora religione implica qualche dimensione comunitaria ed istituzionale. Non porta solo bene e sicurezza ma impegna anche i suoi membri. E questo oggi non ci piace tanto. Gli altri diventano un problema; stare insieme sembra più sicuro, però stare da solo non dà tanto fastidio. La religione offre ancora un legame molto forte, importante ma anche sfidante: quello con la storia e con la tradizione. Questo può arricchire, ma sicuramente limita il nostro spazio delle scelte.

Che cosa rimane da fare? Approfondire la propria tradizione religione, più un’accoglienza prudente e sobria degli ambienti spirituali, per trovare in essi qualche alleato nel lavoro per miglioramento del mondo. Alla fine si potrebbe e dovrebbe cercare di sviluppare la dimensione spirituale nella propria religione. Così tante persone potrebbero accorciare il loro cammino di ricerca, arrivando più presto alla meta del verificato porto della religione.

p. Bernard Sawicki OSB
www.anselminanum.com
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