Quando la crisi è una Grazia

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Abbiamo spesso una concezione infantile della fede, come di qualcosa di stabile, acquisito e immutabile, che non deve avere nessuna incertezza. Ecco allora che non comprendiamo il comportamento degli apostoli nel brano del Vangelo della Ss. Trinità, anzi ci sorprende e un po' ci scandalizza. Hanno visto la tomba vuota e davanti a loro è apparso il Signore risorto, hanno mangiato con Lui, sono stati consolati e incoraggiati…eppure gli apostoli ancora dubitano!

Non dobbiamo scandalizzarci: è la debolezza dell’uomo, la nostra debolezza. Per tanti segni che Dio ci può aver dato nella nostra vita della Sua presenza, del suo Amore misericordioso, ancora ci può assalire il dubbio. Ma siamo sempre alla ricerca di cose stabili e immobili, e così vorremmo che anche la fede sia qualcosa che una volta acquisito non si cambia più. Questo non è vero, questo non è vita. E come la vita, in continuo cambiamento, anche la fede è cammino, un dialogo sempre aperto e sempre in crescita.

Questo dialogo si mostra nella Ss. la Trinità. Sì, perché al centro della nostra fede vi è un dialogo, un rapporto tra le tre persone divine: Padre, Figlio e Spirito Santo. Il Signore crea un dialogo nella comunione, che ci sorprende perché normalmente vediamo che gli uomini si muovono in funzione del loro ego, del loro io, del loro egoismo, del peccato: mettono al centro se stessi e le proprie idee, hanno bisogno di “rubare” vita, agli altri e alle cose, per sentire che esistono, che hanno un senso.

Non aver dentro la Trinità, la vita divina, significa essere morto interiormente: questo lo rende arido, concentrato tutto sull’esteriorità: mangiare, divertirsi, darsi piacere, possedere, dominare, ammassare soldi. Tutto esteriorità, niente di interiore, nulla. È apparentemente un tipo felice, ha una bella macchina sportiva, forse tante donne, ma nel fondo è solo. Nel suo intimo si rende conto che la sua vita non ha nessun valore, è come morto.

Ma Dio interviene per salvare questo uomo, che sembra non aver bisogno di nulla. Se il Signore vuole salvarlo permette un momento in cui quest’uomo apre gli occhi e si accorge in che stato è la propria esistenza. Per la nostalgia del paradiso che è sempre rimasta ben nascosta nel suo cuore, si rende conto di come sta vivendo ed entra in una crisi terribile. Questa crisi è una Grazia, perché ora può fare spazio a Dio, alla Trinità.

E quando l’accoglie incomincia a fare le opere di vita di cui ci parla San Paolo, opere che prima neppure conosceva. Sono opere nuove, che riceve dal Signore come un dono. Opere che fanno presente che nell’uomo che accoglie Cristo è presente la vita divina: ora ha la capacità di perdonare, che prima non aveva, ha un pochino più di umiltà che lo fa smettere di giudicare tutto e tutti, di doversi sentire al di sopra degli altri. Ecco perché la festa della Trinità, che sembra un mistero incomprensibile, è invece la festa di tutti noi. Gesù ha un regalo per ciascuno di noi, donarci oggi il Suo Spirito, la Vita eterna dentro: “perché chiunque crede in Lui non vada perduto ma abbia la vita eterna”.

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