Il Cristianesimo secondo Ratzinger: amore e verità

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Solo se la verità e l’amore sono in accordo, l’uomo può essere felice: solo la verità rende liberi”. Con queste parole Joseph Ratzinger ha formulato in modo semplice e netto il centro e il fondamento di tutto il suo pensiero teologico e del suo ministero da vescovo, prefetto e Pontefice. Quando un nuovo Papa inizia un pontificato di solito ci si aspetta un “programma di governo”. Papa Benedetto ha relativizzato fin dall’inizio tale aspettativa, perlomeno in senso politico. Il suo “programma di governo” lo ha esposto nella sua prima enciclica Deus Caritas est che presenta essenzialmente un programma di natura teologico-pastorale dove tutta l’attenzione è riposta sul tema dell’amore che rappresenta il cantus firmus di tutta l’enciclica e anche il filo conduttore dell’intero pontificato di Benedetto XVI.

 Ai suoi occhi, infatti, il cristianesimo è la religione dell’amore per la sua origine ma anche per la sua natura più intima e profonda. Egli deriva dall’amore di Dio, di un Dio che ama gli uomini e li conduce all’amore. Un amore che gli uomini ridonano a Dio e, di conseguenza, si donano reciprocamente. Un amore che esige tuttavia per essere autentico l’apertura alla verità di Dio. Con la parola verità si esprime il centro dell’interesse di Joseph Ratzinger teologo, predicatore e maestro della fede. E' l'altra faccia della stessa medaglia su cui si dipana la vita di J. Ratzinger-Benedetto XVI. le due facce rappresentano la verità e l'amore che, però, fanno parte della stessa medaglia che è Dio. L’idea guida dell’essere cooperatore della verità rappresenta il filo rosso-ermeneutico della vita e dell’opera di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, testimonianza di quell’intima e profonda continuità che attraversa tutta la sua biografia. 

Infatti Joseph Ratzinger ha inteso sempre il suo pensiero teologico come un pensare insieme a tutta la Chiesa, come un servizio ecclesiale alla verità della fede della Chiesa nella sua natura oggettiva. D’altro canto in lui la convinzione di essere stato chiamato prima di tutto a essere teologo, ossia servitore della verità, ha rappresentato una responsabilità a cui è rimasto sempre fedele anche da vescovo, prefetto e Papa. Egli ha visto e concepito la natura del suo servizio di Pastore nel “mantenere desta la sensibilità per la verità; invitare sempre di nuovo la ragione a mettersi alla ricerca del vero, del bene, di Dio e, su questo cammino, sollecitarla a scorgere le utili luci sorte lungo la storia della fede cristiana, e a percepire così Gesù Cristo come la luce che illumina la storia e aiuta a trovare la via verso il futuro”. Perciò il ministero pastorale del Papa consiste nel servizio delegato di insegnamento della verità della fede e comporta un impegno di servizio dell’obbedienza alla fede, il suo servizio deve garantire l’obbedienza a Cristo e alla Sua verità. Tutto questo affinchè la Parola di Dio, cioè la verità, possa risplendere nel mondo e indicare agli uomini la via della vita. 

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