Cosa ci dice quel sepolcro vuoto

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Che movimento attorno del sepolcro vuoto.Tutti corrono, vengono inviati, raccontano, cercano di verificare. La notizia è troppo forte, troppo grande: diffusa, al più presto. La distanza dal sepolcro al luogo dove si trovano i discepoli sembra troppo lunga. Si va di fretta, gli uomini con gli uomini e le donne con le donne. Queste ultime sono la più sensibili a percepire quanto sta avvenendo, si attivano per prime, per portare la scintilla agli apostoli

Nel frattempo tante emozioni pulsano nel cuore: un altro movimento. Interno. Forse ancora più inteso che la corsa. Il timore si mischia con la gioia. Tanti ricordi, delle sue parole, dei gesti. Alcuni frammenti dalla Scrittura. Le donne li portano in cuore. Gli uomini (i discepoli di Emmaus) hanno bisogno di qualche aiuto. Ma dopo, anche loro, si mettono in movimento. E in che modo! Le cose sono talmente tante che non si riesce a tenerle dentro. Lo slancio pasquale è irresistibile. Spinge avanti, dal cuore. L'esperienza personale fa da motore alle relazioni esterne. Tutte girano attorno tomba vuota di Gesù e, pian piano, anche intorno alle sue parole, ai gesti che tornano alla memoria.

Ecco il primo soffio della vita che arriva dal Risorto. La sua presenza è discreta e allusiva, ma anche reale e forte. Attorno alle rivelazioni prende forma un evento immenso: la Risurrezione; sentita, condivisa, stimolante, capace di trasformare. Talmente forte da non poter essere contenuta in un racconto. Le narrazioni successive a questo evento sono particolari, pieni di una luce, semplici ma quasi incompiuti. Sembrano i pezzi sparpagliati di un mosaico o residui di una scultura impressionante. Sembrano la bozza di una realtà ineffabile. Però, nello stesso tempo, hanno una capacità di attrarre e intrigare come nessun altro passo precedente del Vangelo. Invitano, mettono in movimento il cuore, la mente, la volontà.

Una cosa, tuttavia, tutti questi movimenti avvengono all'interno della comunità della prima Chiesa. Piccola, fragile, circoscritta e, inizialmente, dopo gli eventi del Venerdì Santo spaventata, atrofica e quasi morta. A Partire da quella mattina di Pasqua inizia un cambiamento delicato ma irrevocabile, quindi decisivo. Pian piano questa comunità inizia a confrontarsi col soffio della vita: chiaro, univoco, palpabile benché, nello stesso tempo non pienamente compreso o assimilato. Irresistibile, entra nei cuori e li penetra attraverso gli occhi e le orecchie. Attiva i piedi, le mani. Mette insieme. Gradualmente suscita fede, speranza, dalle ceneri riaccende la fiamma dell’amore che, dopo cinquanta giorni, con l'effusione dello Spirito Santo, fa uscire finalmente il movimento fuori, verso gli altri, verso tutti.

Perciò la prima domanda che dobbiamo porci, celebrando la Pasqua, è: sentiamo in noi, nelle nostre comunità, un nuovo impulso, un soffio di vita?. Siamo ancora spaventati, inerti, sfiduciati o avvertiamo un nuovo slancio – soave ma inesorabile – che ci invita a muoverci, a fare qualcosa, a testimoniare il nostro reale incontro con Gesù risorto?

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