I confini necessari per la libertà

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Continua il confronto tra esponenti dell’establishment europeo e Mark Zuckerberg, il proprietario del celeberrimo social Facebook. Al centro della discussione, la regolamentazione della tutela della privacy, della legalità delle comunicazioni, la regolamentazione dei fakes news, l’incitamento all’odio. La Unione Europea da tempo ha avvisato i social internazionali, che o si danno garanzie concrete di cambiamento, oppure si interverrà rapidamente con una legislazione restrittiva. Penso che l’Europa faccia bene a stringere le maglie davvero troppo larghe che finora hanno contraddistinto un funzionamento denso di deviazioni e di violazioni della privacy dei cittadini nell’uso dei dati degli utenti, la sfacciata tolleranza dell’incitamento all’odio che talvolta ha raggiunto livelli intollerabili, come il permissivismo delle fakes news peraltro spesso generate da imponenti piattaforme private, l’irresponsabile permissivismo su profili di utenti chiaramente falsi, su cui poggia peraltro gran parte delle azioni torbide sotto accusa. Facebook dal canto suo lamenta che l’eventuale intervento legislativo restrittivo, sarebbe lesivo della libertà di informazione e del libero sviluppo della innovazione tecnologica. Ma a mio parere sono chiacchiere senza fondamento. Infatti, in una democrazia liberale, il principio basico di garanzia di libertà, risiede nel pilastro di assoluto buon senso che la la libertà di ciascuno debba fermarsi nel punto preciso la dove può ledere la libertà dell’altro. Insomma sono in gioco valori e principi importantissimi per le persone. Quanto allo sviluppo della innovazione, nessuna persona cosciente ed in buona fede deve ostacolarla; ma nessuna persona in buona fede e cosciente può giungere a pensare che possa servire per danneggiare l’uomo, anziché essere utile per il bene di tutti. Dunque la Ue qualora non ottenga garanzie, regoli rigorosamente il funzionamento di internet a garanzia della civiltà, oltre che per le garanzie democratiche.

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