Due asini non fanno un cavallo

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La seconda fase iniziata l’altro ieri, dopo un’interminabile prima fase che ci ha spiazzato psicologicamente, obbligato a cambiare abitudini e preoccupati per le conseguenze economiche personali, ecco che giungiamo all’attesa dimensione diversa che dovremo vivere comunque con sufficiente cautela attraverso l’applicazione di rigidi protocolli, per evitare che proprio le nostre trasgressioni possano costituire i presupposti nefasti di una possibile recrudescenza dell’aggressione del coronavirus.

Intanto nelle strade di ogni località si nota una particolare euforia delle persone; che, nonostante i danni subiti di ogni tipo, riassaporano la gioia di vivere che pervade immancabilmente ognuno dopo importanti privazioni. Dunque per quello che riguarda i cittadini, l’unica raccomandazione è quella di fare tesoro della confidenza avuta sinora con i sistemi di prevenzione. Ed invece quale può essere la raccomandazione per i politici: governanti o oppositori che siano? C’è un detto molto comune che dice: “il pesce puzza dalla testa”. Vuole significare che quando la gente sbaglia è conseguenza logica degli stessi errori commessi prima da chi esercita poteri pubblici.

Infatti sinora, anche in costanza di grande esposizione economica ed emozionale non comuni dell’intera comunità italiana, la politica ha continuato a litigare come se nulla fosse; come se fosse normale una accentuata dialettica su ogni argomento: sul costume, sul sociale, sulle complicate questioni economiche, in presenza di una emergenza nazionale ed internazionale. È troppo chiedere a maggioranza ed opposizione di darsi una regola di massima per affrontare con efficacia la situazione drammatica ed occupazionale che si prospetta? Di concordare per il bene dell’Italia un minimo vitale di comportamenti e strategie sulle scelte economiche e sociali, sui rapporti con l’Europa, sulla politica estera? Governo centrale e governi regionali potranno inaugurare un periodo sincero di collaborazioni? I prossimi mesi saranno decisivi per le sorti d’Italia. L’esposizione a cui siamo sottoposti dal macroscopico debito è tale che se dovessimo utilizzare male, ancora una volta, i denari che saremo costretti a chiedere in prestito, senza che queste risorse nel gioco dell’economia non se ne riproduca più di quelli impiegati con gli interessi, il nostro sarà un default di Stato assicurato.

Dobbiamo produrre di più in qualità e in quantità, dobbiamo spendere meno e meglio i soldi pubblici per far fronte alle drammatiche necessità dei lavoratori e delle imprese, oltre ad assottigliare il debito che è un vero macigno sulle sorti del paese. Siamo unici tra i paesi ocse a portare ancora le ferite mai rimarginate della crisi iniziata nel 2008, ed altri grandi pesi, come sappiamo si stanno aggiungendo. Per queste non negabili  ragioni, un patto di salvezza nazionale al riparo da interessi elettorali di parte è assolutamente indispensabile. Persino Trump, che non è aduso a collaborazioni facili, pur di far il bene della sua patria si è messo d’accordo con la sua opposizione sulla grande partita economica allestita per far fronte ai rischi che anche in quel continente si prospettano. Certamente per farlo, gli americani non hanno avuto bisogno di fare un governo tra tutti, ma hanno costruito tutti insieme una strategia economica. In quella vecchia ed efficiente democrazia si è coscienti che quando non si vuole condividere un peso da sostenere, due asini non fanno un cavallo, costituendo un governo di tutti. Infatti è la cooperazione nei momenti difficili che fa diventare più grandi i popoli.

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