UNHCR e UNICEF: attivati due “Blue Dot” nei valichi di frontiera in Friuli

UNHCR, l’Agenzia ONU per i Rifugiati, e UNICEF, il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia, attivano oggi due Blue Dot, spazi di supporto per minorenni, donne, famiglie e altre persone con esigenze specifiche, in Friuli Venezia Giulia, nei valichi di frontiera di Fernetti (Trieste) e Tarvisio (Udine)

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:02
Foto: ©UNHCR/Marco Albertini

UNHCR (Agenzia ONU per i Rifugiati) e UNICEF (Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia) hanno attivato oggi, 21 aprile, due Blue Dot, spazi di supporto per minorenni, donne, famiglie e altre persone con esigenze specifiche, in Friuli Venezia Giulia, nei valichi di frontiera di Fernetti (Trieste) e Tarvisio (Udine).

Dall’inizio del conflitto, lo scorso 24 febbraio, sono arrivati in Italia quasi 100.000 rifugiati dall’Ucraina, di cui oltre 50.000 donne e oltre 35.000 bambini. Di questi, oltre 93.000 sono entrati in Italia attraverso i valichi di frontiera terrestre, principalmente quello di Fernetti e Tarvisio.

Le persone in arrivo sono visibilmente affaticate dal viaggio e provate dal conflitto e dalla fuga. Sia durante il viaggio che una volta in Italia, sono esposte al rischio di abusi, violenza di genere, e – per i bambini – al rischio di separazione familiare.

I due centri di supporto Blue Dot

I due centri di supporto Blue Dot avviati in frontiera dall’UNHCR e UNICEF – in partnership con ARCI, D.i.Re (Donne in Rete contro la violenza), Save the Children, l’associazione Stella Polare e in stretta collaborazione con le autorità locali – vogliono fornire una prima risposta ai bisogni più urgenti delle persone in arrivo.

I Blue Dot nascono proprio come spazi di supporto per la protezione dei bambini, delle donne e delle famiglie, e sono diventati una modalità diffusa di assistenza in contesti di emergenza. Dall’inizio della crisi ucraina, UNHCR e UNICEF ne hanno attivati ben 20 in 6 Paesi ad oggi maggiormente coinvolti dai flussi in ingresso, mentre altri 29 sono pianificati e in via di attivazione.

“Questi spazi sono luoghi di ristoro a misura di donne e bambini; forniscono informazioni affidabili, anche grazie al coinvolgimento di operatori/trici sociali, psicologi, operatori/trici legali, e mediatori/trici linguistico-culturali. Tra i servizi offerti ci sono: l’individuazione, l’assistenza e l’invio di minorenni a rischio – inclusi i minorenni stranieri non accompagnati – e di persone con bisogni specifici ai servizi sul territorio; primo supporto psico-sociale; e consulenza legale di base”, si legge nel comunicato congiunto UNHCR-UNICEF.

L’intervento in Italia si inserisce nel quadro della partnership tra l’UNICEF e l’UNHCR, siglata lo scorso marzo, e finalizzata a rafforzare l’impegno congiunto a favore di rifugiati e richiedenti asilo in Italia.

“Per i rifugiati il rischio di subire violenza di genere, tratta, abusi, traumi psicologici o di separarsi dalle proprie famiglie è molto alto, soprattutto alla luce del fatto che circa il 90% delle persone in fuga dall’Ucraina sono donne e bambini”, ha sottolineato Chiara Cardoletti, Rappresentante UNHCR per l’Italia, la Santa Sede e San Marino. “Per questo motivo insieme ai partner abbiamo voluto dare una risposta concreta attivando i Blue Dot in frontiera – un luogo sicuro dove potranno accedere immediatamente ai servizi di cui hanno bisogno.”

“In tutti i conflitti donne e bambini affrontano sempre rischi specifici. La collaborazione tra l’UNICEF, l’UNHCR e le organizzazioni partner vuole garantire una risposta sistemica e integrata, attraverso un coordinamento degli sforzi a favore di tutti i rifugiati e migranti in ingresso. Lavoreremo inoltre a supporto della autorità e insieme alla comunità ucraina in Italia per garantire assistenza anche nelle fasi successive di accoglienza”, ha dichiarato Anna Riatti, Coordinatrice della Risposta UNICEF in Italia.

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