Una vita al servizio dello Stato: riflessioni davanti ai cambiamenti del Paese

Immagine creata con ChatGtp

Sempre più spesso, in questi ultimi mesi, mi chiedo: “Ne è valsa la pena?”. Ho donato e consumato la mia vita al servizio dello Stato. Ho vissuto anni difficili, facendo vivere a chi mi voleva bene ansie, paure e preoccupazioni. Oggi guardo il mondo che mi circonda e, lo confesso, faccio fatica a riconoscerlo.

Vedo nani che si credono giganti e certe ballerine che si sentono vip e vamp, convinte magari di affermare la propria libertà semplicemente togliendosi un reggiseno. Vedo un Paese nel quale vivere è sempre più difficile; un Paese che inneggia alla pace mentre spende miliardi per la guerra; che continua a definirsi cattolico, ma dei principi del cristianesimo applica sempre meno. Nel mandato missionario affidato da Gesù ai discepoli troviamo parole chiarissime: portare a tutti la Buona Novella del Suo amore, della Sua morte e della Sua risurrezione, testimoniandola non soltanto con le parole, ma con l’accoglienza, la carità e una vita vissuta nello spirito del servizio. “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura” (Mc 16,15). “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli… insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Mt 28,19-20).

Noi, invece, arriviamo perfino a cedere le nostre chiese ai musulmani, mentre il verbo che si diffonde non è più quello di Cristo, ma quello di altre religioni. Non siamo, forse, profondamente confusi? Ieri scrivevo ai miei amici francesi. Scrivevo che amo la Francia, la sua lingua, che ho imparato alle scuole medie e al liceo classico e perfezionato alla Scuola di Polizia di Clermont-Ferrand. Mi chiedevo dove stessero conducendo il loro Paese. Ricordavo loro la grandezza della Francia, ma anche gli errori politici compiuti negli ultimi decenni, l’immigrazione gestita senza una reale integrazione, il rifugio concesso negli anni Ottanta anche a terroristi ricercati e una società oggi sempre più divisa, impaurita e attraversata da tensioni profonde. Concludevo dicendo che la Francia merita di ritrovare l’autorità dello Stato, il rispetto delle leggi, la coesione nazionale e l’orgoglio della propria identità. Ma poi mi sono fermato. E l’Italia?

Rifarebbe le stesse scelte quel ragazzino, figlio di operai, partito da Porto Sant’Elpidio con il sogno di cambiare il mondo entrando in Polizia? Ripeterebbe le stesse parole a Vittorio Olivero durante le lunghe notti trascorse a discutere degli ideali delle Brigate Rosse e del loro anticapitalismo, del loro antiamericanismo, della loro visione del mondo? E quei giovani che allora chiamavamo semplicemente “estremisti” … erano davvero soltanto questo? Non ho dubbi nel dire che hanno commesso crimini gravissimi inaccettabili. Hanno scelto l’orrore del terrorismo, hanno seminato morte e dolore, e nulla potrà mai giustificare gli omicidi e le immense sofferenze procurate. Mi sono chiesto se tutte le analisi che facevano sul futuro dell’Occidente fossero davvero prive di qualsiasi fondamento. Possibile che non avessero colto, almeno in parte, alcune contraddizioni che oggi vediamo sotto i nostri occhi?

Come siamo arrivati a spendere più per la guerra che per la pace? Più per le armi che per gli ospedali? Più per gli arsenali nucleari che per la ricerca medica? Ah, no… per i vaccini abbiamo speso eccome. E le conseguenze? Anche su quelle sarebbe lecito aprire un confronto serio, libero da slogan e da pregiudizi. Oggi mi ritrovo, paradossalmente, a confrontarmi con lo Stato non più da servitore in divisa, ma da avvocato, con la toga sulle spalle, nelle aule di giustizia.

Mi confronto con colleghi che potrebbero essere miei figli; professionisti che, probabilmente, conoscono molto bene il diritto, ma che forse hanno avuto poche occasioni di conoscere la vita. Quella vera. Quella che non si studia sui codici, ma si impara nelle strade, tra il dovere, il rischio e le scelte che possono cambiare per sempre il destino di un uomo. Forse è anche per questo che, ancora oggi, continuo a pormi la stessa domanda: “Ne è valsa davvero la pena?”.

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