L’Unione europea ha approvato nuove misure per contrastare la pesca non sostenibile da parte di Paesi terzi, rafforzando il proprio impegno nella tutela degli stock ittici condivisi. Il regolamento, sostenuto da tutti gli Stati membri tranne la Danimarca, prevede anche restrizioni alle importazioni di prodotti ittici provenienti da nazioni non cooperative. La revisione chiarisce giuridicamente le pratiche sanzionabili e introduce un preavviso di 90 giorni ai Paesi coinvolti, favorendo maggiore trasparenza e cooperazione internazionale.
Le misure adottate
Luce verde dagli Stati Ue a misure rafforzate per contrastare pratiche di pesca non sostenibili da parte di Paesi terzi in relazione agli stock condivisi. Il regolamento consente l’imposizione di restrizioni alle importazioni di pesce e prodotti della pesca proveniente da tali Paesi. La revisione delle norme – sulla quale si è astenuta solo la Danimarca, attuale presidenza di turno – è finalizzata a chiarire meglio a livello giuridico il concetto di ‘pratiche di pesca non sostenibili’, in modo che sia più facile per gli stati terzi comprendere le circostanze in cui le loro azioni potrebbero comportare sanzioni da parte dell’Ue. In particolare, si legge in una nota del Consiglio, viene meglio definito il concetto di “mancata cooperazione” con un elenco di esempi di comportamenti non cooperativi.
L’ottica futura
Per migliorare la cooperazione, inoltre, i Paesi terzi avranno 90 giorni di tempo per rispondere a una notifica sull’intenzione della Commissione Ue di identificarli come non cooperanti. Il regolamento modificato sarà ora pubblicato in Gazzetta Ue ed entrerà in vigore 20 giorno dopo.
Fonte: Ansa

