Ricordare il passato guardando con speranza al futuro

Ogni Natale si ricordano gli eventi del passato delle proprie origini e del presente della vita guardando al futuro con speranza

Foto di WOKANDAPIX da Pixabay

Un tempo, negli anni 50/70, il Natale era una festa religiosa che era vissuta in chiesa e in famiglia: nonni, genitori, figli e nipoti la vivevano insieme. Non si partiva per viaggi in Paesi lontani….

Gli anziani della mia generazione ricordano la magia delle tavolate con tutti i membri delle famiglie generate dalle radici dei propri nonni. In tanti eravamo riuniti, si recitava una preghiera davanti al presepe, poi la processione in casa con il più piccolo che portava la statuina del Bambino Gesù nelle sue mani, mentre tutti noi lo accompagnavamo con i canti del Natale; la più popolare: “Tu scendi dalle Stelle, o Re del Cielo…”.

I nonni facevano il bilancio dell’anno trascorso e regalavano la strenna a figli e nipoti.
Si avvertiva un sentimento di unità e condivisione che oggi resta ancora un ricordo vivo nella nostra memoria che riviviamo con le persone di allora se sono ancora in vita!
Oggi, con decenni di crescente consumismo è cresciuta l’erosione della Fede, delle tradizioni e dei riti religiosi. Con la diffusione delle tecnologie, in particolare, dell’Intelligenza artificiale generativa ormai i più giovani ma anche i meno giovani, chiedono tutto a chat GPT, all’assistente artificiale. Si va perdendo la sicurezza e fiducia in noi stessi. Si va perdendo la speranza di futuro, quella speranza che Gesù Bambino rinnova in noi e nella comunità dei credenti alla quale apparteniamo.

Assistiamo passivamente al fenomeno dei nonni che sono sempre meno presenti nelle festività del Natale, considerati ingombranti, impresentabili e non che sono l’orgoglio delle nostre radici, anche quando sono le più umili! Non solo noi anziani, a Natale ricordiamo i nostri nonni, i nostri genitori. Oggi, anch’io da nonno boomer anziano, mentre percorro le cosiddette ultima miglia, e aspetto un nuovo Natale, voglio ricordare i miei nonni paterni che vivevano a Palermo.

Mio nonno Antonino, operaio nelle Ferrovie dello Stato, partecipò alla Prima guerra mondiale e ritornò nel 1919 con una forte menomazione della vista e così non poté più svolgere il suo lavoro. Non ho potuto conoscere mio nonno perché morì sei mesi dopo la mia nascita, che avvenne a Valenzano, vicino Bari, da dove la mia mamma era sfollata per i bombardamenti. Nonno Antonino fu investito da militari americani che guidavano un camion in stato di ebbrezza, mentre lui andava in bicicletta da Acqua dei Corsari a Palermo. Seguì una causa legale, che si concluse dopo trent’anni con il riconoscimento di una modesta pensione a mia nonna Lucia Notaro, che era la casellante delle Ferrovie ad Acqua dei Corsari. Mia nonna Lucia era la sorella di Finuccia, la nonna del Beato Don Pino Puglisi, che fu ucciso dalla mafia a Brancaccio il 15 Settembre del 1993 perché cercava di sottrarre i giovani dall’attrazione verso le sicurezze economiche offerte dalla criminalità organizzata!

Gli eventi del passato delle proprie origini e del presente della vita si ricordano in ogni nuovo Natale, guardando con speranza al futuro. Anch’io ho voluto ricordare le mie origini con una mia cugina Silvana, memoria storica della famiglia che vive a Palermo, e in queste note lo faccio con voi lettori con il pensiero di Sant’Agostino che nelle “Confessioni” così scrive: “Né futuro né passato esistono. È inesatto dire che i tempi sono tre: passato, presente e futuro. Forse sarebbe esatto dire che i tempi sono tre: presente del passato, presente del presente, presente del futuro. Queste tre specie di tempi esistono in qualche modo nell’animo e non le vedo altrove: il presente del passato è la memoria, il presente del presente la visione, il presente del futuro l’attesa. Mi si permettano queste espressioni, e allora vedo e ammetto tre tempi, e tre tempi ci sono”.

Auguri di un Santo Natale a cristiani e non cristiani, ai Millennials e soprattutto ai nativi digitali, auguri a vivere i tre tempi: presente del passato, presente del presente, presente del futuro. Cari Nipoti, cari giovani, cari ex alunni del Politecnico di Torino e di altre università ed enti di formazione, civili e militari, che in migliaia mi avete lasciato un ricordo indelebile, ecco un mio ultimo consiglio: non affidatevi completamente alla tecnologia, alla macchina, all’Intelligenza artificiale generativa, senza più inseguire una speranza di futuro, di un futuro migliore che potete e dovete costruire!

Buon Anno 2026, nel quale auguro a tutti voi di scoprire i valori della cooperazione, dell’intelligenza sociale, di un nuovo Umanesimo integrale che vedano al centro la persona e la sua dignità, che mettano a disposizione dell’umanità tutta l’energia che si può recuperare dalle 13 mila bombe nucleari, con la conversione nucleare inventata dal Prof. Amaldi per trasferirla nelle centrali nucleari che producono energia elettrica per realizzare una pace nucleare e duratura. Realizzate così un mondo migliore rispetto a quello basato sul dominio del più forte sul più debole, sullo scarto degli anziani non più produttivi perché si vuole attuare una “politica dello scarto”.

Non rinunciate alla speranza del messaggio di Gesù Bambino che dopo 2025 anni resiste al relativismo e al nichilismo senza Dio; non vi lasciate attrarre dall’illusione del potere della tecnologia, del dispositivo tecnologico: “l’Uomo è Dio”. Un caro saluto a tutti e a voi lettori, sperando in un arrivederci al prossimo Natale. Intanto, oggi ricordiamo, anche per allora: “Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,1).

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