Quando la misericordia diventa il primo gesto di speranza

Sono rimasto profondamente scosso dalla vicenda del giovane sacerdote che si è ucciso. Nella mia esperienza di dirigente della Squadra Mobile mi sono occupato anche di suicidi e ho maturato la convinzione che la depressione è una malattia gravissima alla pari di un brutto male che non lascia scampo.

Mi sono rivisto ragazzo in Seminario nelle lunghe veglie di preghiera in chiesa dalle quali il Rettore mons. Stefano Cardenà mi allontanava, la sera, dicendomi: “Ora basta pregare! Vai a dormire”. Eppure è arrivato il momento della tentazione e dello smarrimento e ho abbandonato la via del sacerdozio.

Ma quanta sofferenza in me e rimorso guardando il volto segnato dalle lacrime per quel figlio che avrebbe voluto prete. Quanto ho amato mia madre per quelle lacrime! Ci sono dolori che solo Dio conosce.

Noi possiamo vedere un volto, un sorriso, un ministero vissuto con generosità; ma soltanto il Signore scruta fino in fondo il cuore dell’uomo. Per questo, davanti alla morte di don Matteo, tacciano i giudizi e parlino la preghiera e la misericordia. Ogni sacerdote è chiamato a essere padre per tanti, ma rimane sempre un figlio che ha bisogno, a sua volta, di essere accolto, ascoltato e sostenuto. Nessuno può portare da solo il peso della Croce.

«Portate i pesi gli uni degli altri» (Galati 6,2): è questo il volto della Chiesa che Cristo desidera. Una Chiesa dove nessuno si senta dimenticato, dove la fraternità sacerdotale non sia soltanto una parola, ma una carezza di Dio attraverso i fratelli.

Preghiamo perché il Signore, ricco di misericordia, accolga don Matteo nella sua pace. E preghiamo anche per tutti i sacerdoti: perché trovino sempre un fratello che li ascolti, un padre spirituale che li accompagni e una comunità che li ami. Solo chi si lascia sostenere può continuare a sostenere gli altri. E quando le nostre forze vengono meno, ricordiamo le parole del Salmista: «Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato e salva gli spiriti affranti» (Salmo 34). Che il Signore ci renda una Chiesa capace di accorgerci delle lacrime nascoste prima che diventino un grido silenzioso.

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