Pesca e acquacoltura: produzione mondiale ai massimi storici

Il rapporto Sofia della Fao richiama l'urgenza di proteggere gli ecosistemi marini e affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici

La produzione mondiale di pesca e acquacoltura ha raggiunto un nuovo massimo storico, confermando il ruolo strategico del settore per la sicurezza alimentare globale. Secondo il rapporto Sofia 2026 della Fao, nel 2024 sono state prodotte 235 milioni di tonnellate di prodotti ittici, con un valore complessivo di 184 miliardi di dollari. Tuttavia, la crescita dovrà essere accompagnata da una gestione sostenibile delle risorse, per contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici e garantire il futuro degli ecosistemi acquatici.

Il dato

La produzione globale della pesca e dell’acquacoltura raggiunge il record di 235 milioni di tonnellate per un valore di 184 miliardi di dollari, confermando il ruolo sempre più importante del settore nell’alimentazione. Da qui la necessità di garantire una crescita sostenibile ed equa degli ecosistemi marini e interni, sfida lanciata dall’ultimo rapporto sullo Stato della pesca e dell’acquacoltura nel mondo (Sofia 2026) della Fao. Anche perché la produzione dovrebbe raggiungere i 214 milioni di tonnellate entro il 2034. Mentre la pesca in mare aperto si è stabilizzata, a seguito dei limiti ecologici e di un’efficace gestione di alcuni stock, la produzione ha continuato a crescere con una media del 3,2% annuo dagli anni ’50, superando nel 2024 i 100 milioni di tonnellate, per un valore di 371 miliardi di dollari. La pesca di cattura ha toccato 92 milioni di tonnellate. L”89% della produzione di prodotti ittici è destinata al consumo umano, fornendo un quinto del fabbisogno proteico animale di 3,1 miliardi di persone, settore composto da oltre 600 milioni di posti di lavoro.

Le disomogeneità

Nonostante la crescente disponibilità di pesce, la disponibilità resta disomogenea, soprattutto in Africa, con un pro capite di appena il 9,1%, contro il 26,3% in Asia. Al contempo, il settore si trova ad affrontare pressioni crescenti. I cambiamenti climatici, il degrado ambientale, gli shock economici e le trasformazioni geopolitiche stanno influenzando le prestazioni e la sostenibilità. Ad esempio, in scenari con elevate emissioni, si prevede che la biomassa ittica sfruttabile diminuirà di oltre il 10% entro il 2050 in diverse regioni. “Il rapporto dimostra che, oggi più che mai, un pianeta sano richiede oceani e acque interne sani”, scrive il direttore generale della Fao, QU Dongyu, nella prefazione, “dobbiamo garantire che vengano compiuti tutti gli sforzi necessari per invertire il declino della sostenibilità e assicurare il potenziale a lungo termine del settore, per le generazioni a venire”.

Fonte Ansa

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