Pecorino Romano Dop, produzione record: export al 60% ma pesano i dazi

Presentati i dati del Consorzio: 39 milioni di chili prodotti nella campagna 2024/2025. Crescono le vendite all'estero, mentre sul mercato interno aumenta il consumo

Il Pecorino Romano Dop conferma il proprio ruolo di protagonista dell’agroalimentare italiano, con una produzione di 39 milioni di chili nella campagna 2024/2025 e un export che assorbe il 60% del totale. I dati, presentati all’assemblea annuale del Consorzio di tutela a Siamaggiore, in provincia di Oristano, evidenziano la solidità di una filiera che coinvolge quasi 9mila allevatori e 47 caseifici, con la Sardegna al centro della produzione. Restano però le incognite legate ai dazi statunitensi e al calo del valore delle vendite sul mercato interno, nonostante la crescita dei consumi nella grande distribuzione.

La produzione

Trentanove milioni di chili di Pecorino Romano Dop prodotti nella campagna 2024/2025, quasi 9mila allevatori e 47 caseifici coinvolti, export al 60% della produzione: sono i numeri presentati oggi nell’assemblea annuale del Consorzio di tutela del Pecorino Romano Dop, a Siamaggiore (Oristano).  La Sardegna resta il cuore produttivo con il 92% del totale. Sul mercato interno le vendite nella grande distribuzione crescono per il secondo anno di fila (+4,3%), per un consumo complessivo stimato in 123mila quintali, ma il dato positivo sui volumi si accompagna a un calo del valore, giudicato ingiustificato dal Consorzio.

I mercati esteri

Gli Stati Uniti restano il primo mercato estero con 131mila quintali, seguiti dall’Unione Europea (quasi 55mila, +2,4%); in forte crescita Regno Unito (+8,6%), Canada (+16%) e Australia (+19,6%). Il nodo centrale resta quello dei dazi USA: dopo l’introduzione del nuovo dazio del 15% nell’agosto 2025 e la sua dichiarazione di illegittimità a febbraio 2026, Washington ha imposto un dazio generale del 10% tramite la Section 122 del Trade Act, tuttora in vigore. Il Consorzio ha condotto per tutto il 2025 una missione diplomatica a Washington, con lo studio legale Gibbons, per costruire un consenso bipartisan sull’esenzione tariffaria. Sul fronte tutela, l’Uspto, l’ufficio statunitense dei marchi e brevetti, ha dichiarato incontestabile il marchio tridimensionale del Pecorino Romano negli Stati Uniti, mentre proseguono le azioni contro l’uso improprio del nome “Romano” in centro America.

Le dichiarazioni

“I dati confermano la solidità di una filiera che cresce nonostante un contesto internazionale complesso”, ha detto il presidente del Consorzio Gianni Maoddi. “Purtroppo, il mercato interno nel 2025 ha tenuto sui volumi ma ha registrato una progressiva, ingiustificata diminuzione in termini di valore. Il 2025 sarà comunque ricordato soprattutto per l’intenso lavoro diplomatico svolto negli Stati Uniti, fino al Congresso americano. Restano molti ostacoli e la situazione è incerta, ma continueremo a difendere con determinazione il valore del Pecorino Romano Dop e il lavoro di migliaia di allevatori e produttori”. “Investire nella promozione internazionale significa rafforzare il valore del Pecorino Romano sui mercati esteri – conclude il direttore Riccardo Pastore -. Questi progetti sostengono le imprese della filiera e valorizzano un patrimonio di tradizioni, competenze e cultura”.

Fonte Ansa

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