Il prezzo dei mazzetti di mimosa per la Giornata internazionale della donna si mantiene stabile tra i 10 e i 15 euro, confermando il ruolo centrale della produzione italiana nel mercato dei fiori recisi. Secondo l’analisi della Cia-Agricoltori Italiani, la fioritura anticipata ha favorito volumi abbondanti e una qualità elevata, sostenendo l’offerta nei negozi e nei mercati. Tuttavia, il comparto florovivaistico nazionale, che vale oltre 3,2 miliardi di euro, deve confrontarsi con la crescente pressione delle importazioni provenienti dai Paesi extra-Ue.
L’analisi
Oscilla tra i 10 e 15 euro il prezzo al dettaglio di mazzetti di media grandezza di mimosa per la Giornata internazionale della donna. A rilevarlo è la Cia-Agricoltori Italiani. L’organizzazione agricola in occasione della festa presenta un’analisi sul mercato florovivaistico insieme alla sua associazione Florovivaisti Italiani e segnala che “la fioritura in anticipo ha garantito volumi abbondanti e una qualità eccellente” confermando la “mimosa “Made in Italy” la regina incontrastata, con prezzi al dettaglio che si mantengono stabili e accessibili”. Con il report Cia registra che, oltre alla tradizionale mimosa, nei bouquet trovano spazio fresie, ranuncoli, anemoni e tulipani coltivati in Italia. La Cia riporta anche il dato economico complessivo del settore florovivaistico nazionale, che genera – segnala la rappresentanza agricola – un valore superiore ai 3,2 miliardi di euro.
Il contesto
Nell’ambito della fotografia economica di comparto Cia lancia anche un allarme sul fronte della concorrenza internazionale: “se da un lato – commenta l’organizzazione agricola – la produzione nazionale tiene sui prezzi, dall’altro pesa la pressione delle importazioni di fiori recisi da Paesi terzi, con oneri logistici in aumento e dinamiche di concorrenza asimmetriche”. “Scegliere – dichiara il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini – mimose e fiori italiani per l’8 marzo non è solo un gesto di vicinanza alle donne, ma un atto di sostegno concreto a migliaia di aziende agricole nazionali che lavorano nel pieno rispetto dell’ambiente e dei diritti dei lavoratori. I nostri florovivaisti affrontano quotidianamente costi di produzione elevatissimi, legati all’energia per le serre e ai rigidi disciplinari europei”. “Non possiamo accettare – conclude Fini – che i nostri mercati vengano inondati da produzioni provenienti da Paesi extra-Ue che non garantiscono le nostre stesse tutele. Il libero scambio deve avvenire esclusivamente a parità di regole sugli standard produttivi, ambientali e sanitari. Chiediamo l’attivazione di rigorose clausole di salvaguardia per proteggere l’eccellenza del nostro florovivaismo”.
Fonte Ansa

