Memoria e linguaggio: ecco perché fare i nonni fa bene alla salute del cervello

Una ricerca ha analizzato i dati di quasi tremila persone: chi si occupa dei bambini ottiene punteggi più alti nei test cognitivi, indipendentemente dal tipo di attività svolta

anziani
Foto di Janosch Lino su Unsplash

L’assistenza ai nipoti non rappresenta soltanto un pilastro fondamentale per il welfare familiare moderno, ma si configura come un vero e proprio scudo protettivo per il cervello degli anziani. Un recente studio longitudinale condotto dalla Tilburg University, monitorando quasi tremila soggetti tra il 2016 e il 2022, rivela come l’impegno intergenerazionale possa rallentare il declino cognitivo. I dati evidenziano miglioramenti significativi nella memoria e nella fluidità verbale, suggerendo che il coinvolgimento emotivo e relazionale offra benefici superiori alla singola attività svolta.

Lo studio

Giocare, aiutare a farei compiti, preparare i pasti, portarli in giro per svolgere le attività quotidiane. Prendersi cura dei nipoti per i nonni è di certo impegnativo; tuttavia, potrebbe ripagare con benefici in termine di salute: uno studio, coordinato dalla Tilburg University, in Olanda, e pubblicato sulla rivista Psychology and Aging, mostra infatti che l’attività di cura dei nipoti potrebbe rallentare il declino cognitivo nei nonni.

Le dichiarazioni

“Molti nonni si prendono cura regolarmente dei loro nipoti; una forma di aiuto che sostiene le famiglie e la società più in generale”, dice in una nota una delle autrici dello studio, Flavia Chereches. “Una domanda aperta, tuttavia, è se la cura dei nipoti possa dare vantaggi anche gli stessi nonni”. Per rispondere a questa domanda, la ricerca ha esaminato i dati di 2.887 nonni, che hanno risposto a un sondaggio sull’attività con i nipoti ed eseguito test cognitivi per tre volte tra il 2016 e il 2022.  Nel complesso, i ricercatori hanno scoperto che quelli che avevano fornito assistenza all’infanzia avevano ottenuto punteggi più alti nei test sia di memoria sia di fluidità verbale. Inoltre, questi risultati sono stati osservati indipendentemente dal tipo di attività svolta con i nipoti e dalla frequenza. A beneficiare dell’assistenza ai nipoti erano soprattutto le nonne: per loro, i ricercatori hanno osservato anche un minore declino cognitivo nel corso dello studio. “Ciò che ci ha colpito di più è stato che essere un nonno che si prende cura sembrava importare di più per il funzionamento cognitivo rispetto alla quantità di assistenza fornita o a cosa facevano”, aggiunge Chereches. Ciò potrebbe significare che, più che l’attività, a essere importante è “la più ampia esperienza di essere coinvolti nella cura”, aggiunge la ricercatrice, che, tuttavia, mette in guardia delle generalizzazioni: “Fornire assistenza volontariamente, all’interno di un ambiente familiare di supporto, può avere effetti diversi per i nonni rispetto al prendersi cura in un ambiente più stressante in cui non si sentono supportati o nei casi in cui la cura non è volontaria o è un peso”, conclude.

Fonte Ansa

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