Una corsa a ostacoli, quella dell’agrivoltaico in Italia. Questo sistema di produzione di energia pulita con pannelli sollevati da terra, attira investimenti, 17 miliardi nel 2024, tanto che più di settecento progetti sono stati selezionati nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza italiano, pari a una potenza installabile di quasi due gigawatt. L’obiettivo entro il 30 giugno 2026 è l’installazione di 1,04 gigawatt. Un quadro normativo non omogeneo e tempi lunghi rischiano di rallentarne la realizzazione. Questo è quanto emerge dal rapporto “L’agrivoltaico in Italia 2026” di Legambiente. “L’agrivoltaico rappresenta oggi uno dei banchi di prova più importanti per la transizione energetica del Paese”, ha detto il presidente dell’associazione ambientalista Stefano Ciavani, “per farlo servono regole chiare, tempi certi e una visione politica che accompagni questa trasformazione senza frenarla”
L’espansione
In Italia il settore agrivoltaico sta vivendo una fase di forte espansione progettuale, con migliaia di proposte presentate e oltre 700 progetti selezionati nell’ambito del Pnrr, per una potenza installabile prossima ai 2 gigawatt. L’obiettivo è sostenere la realizzazione di 1,04 gigawatt entro il 30 giugno 2026, quando scadrà il Pnrr. In Italia gli investimenti risultano in crescita, superando i 17 miliardi di euro nel 2024. Un’accelerazione che conferma il ruolo strategico dell’agrivoltaico, ma che rischia di restare incompiuta senza un quadro normativo stabile e coerente. A fotografare questa situazione è il dossier “L’agrivoltaico in Italia 2026” di Legambiente.
Energia pulita
L’agrivoltaico consente di produrre energia pulita senza sottrarre suolo all’agricoltura, con pannelli sollevati da terra. Secondo le più recenti rilevazioni di SolarPower Europe, a livello europeo sono attivi oltre 200 impianti agrivoltaici, per una capacità superiore ai 15 gigawatt, presenti soprattutto in Francia, Germania e Paesi Bassi, che stanno favorendo, attraverso investimenti e misure normative, lo sviluppo di questa tecnologia.
Un ostacolo
Il quadro normativo continua a rappresentare uno dei principali ostacoli. Procedure autorizzative lunghe, criteri non uniformi tra le Regioni e incertezze nella definizione delle aree idonee rischiano di rallentare uno sviluppo che dovrebbe invece essere accompagnato e governato. Il risultato secondo Legambiente è un paradosso sempre più evidente: aumentano gli investimenti e i progetti, ma la loro realizzazione procede a rilento.
Ciafani: “Banco di prova”
“L’agrivoltaico rappresenta oggi uno dei banchi di prova più importanti per la transizione energetica del Paese – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente -. Non si tratta di scegliere tra produzione agricola ed energia rinnovabile, ma di costruire un’integrazione capace di generare benefici ambientali, economici e sociali per la collettività, le imprese agricole e quelle energetiche. Per farlo servono regole chiare, tempi certi e una visione politica che accompagni questa trasformazione senza frenarla”.
Fonte Ansa

