I cattolici in politica riacquistino maggiore sintonia

I due periodi migliori per Torino furono gli anni di Cavour, che Unì L’Italia e le diede le gambe per andare avanti, con lo sviluppo della Ferrovia, a fine 1860 il Piemonte aveva 800 km di rete ferroviaria e dieci anni dopo aveva costruito, terminando i lavori in anticipo, il primo Traforo alpino. Nel 1857 il più piccolo Stato europeo approvò e finanziò l’opera del Secolo: costruì il Canale Cavour, spinse la nascita dell’Ansaldo, con la concessione data a Rubattino collegò l’Italia alle isole. Nel 1867 Rubattino organizzò un viaggio in nave ad Alessandria d’Egitto per la inaugurazione del Canale di Suez e la prima della Aida. Politici e uomini con grande visione. Cavour ipotizzava che la ferrovia da Alessandria potesse salire al Sempione e di lì verso l’Europa.

Oggi sovente si fanno le opere ma non si ha la visione complessiva e pertanto non si dà importanza ai tempi dei lavori, l’unica cosa che conta è il taglio del nastro. Senza la determinazione dei Ministri Lunardi e Matteoli nel 2010 non sarebbe partita la costruzione della seconda canna del Traforo del Frejus, inaugurata lunedì. Così L’Italia grazie a due Governi Berlusconi oggi ha la galleria autostradale più lunga d’Europa a due canne. Mentre la TAV va a rilento e il Paese ci rimette con meno crescita economica e meno lavoro.

Il secondo periodo felice Torino lo ha avuto nei primi trent’anni del secondo dopoguerra. Qui i meriti vanno divisi tra i grandi industriali, Fiat Olivetti, Indesit e aziende dell’indotto e le Amministrazioni comunali torinesi a guida essenzialmente DC. Grandi Amministratori come Peyron, cui dobbiamo Italia 61 e il Prof. Giuseppe Grosso cui dobbiamo il disegno delle autostrade e dei trafori autostradali. Il Bianco venne inaugurato nel 1965. Due periodi in cui alla grande visione strategica si abbina la grande capacità di fare le grandi cose. Il Traforo del Bianco in meno di sei anni mentre per la Asti Cuneo più di trent’anni. In quegli anni la Città accompagnò la forte crescita della FIAT e della immigrazione. Da tutte le parti d’Italia si veniva a Torino a cercare lavoro e futuro. Molti trovarono il benessere e fecero studiare i figli. 

Torino negli ultimi trent’anni ha fatto tre Piani decennali, senza mai un bilancio consuntivo, poche opere e non ha difeso l’industria, il settore che da un valore aggiunto triplo rispetto al turismo. Le periferie abbandonate, impoverire e insicure. Torino dal 2001 al 2019 ha perso 19 punti rispetto a Bologna che ha puntato molto su industria e Fiere internazionali. cattolici impegnati in politica in questi trent’anni hanno avuto un ruolo poco più che ornamentale. Eppure i cattolici con la loro maggiore sensibilità, enorme nei Santi Sociali e nelle loro opere, Salesiani, Cottolengo, SERMIG, potrebbero dare una spinta fortissima alle amministrazioni per rilanciare economia e lavoro essenziali per ridurre le diseguaglianze cresciute enormemente a Torino. Come dice il Premio Nobel Kuznetz le diseguaglianze penalizzano la crescita economica e così i grandi capitali non vengono reinvestiti in Città o in Italia.

In Città si parla molto di diritti ma poco del diritto a una vita sicura e dignitosa per la metà della Città meno fortunata. Eppure se non riprendono i redditi e i consumi della metà della Città non fortunata, solo i consumi della metà della Città che sta bene non bastano a riportare Torino nelle prime posizioni delle classifiche del benessere. Ecco perché se i cattolici impegnati in politica riconquistassero una maggiore sintonia forse Torino potrebbe ritornare a crescere ma con maggiora equità.

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