Granchio blu, il contrasto inizia dalle larve: nasce il progetto ZoeAI

Un approccio innovativo e sostenibile punta sul controllo biologico e sugli equilibri naturali per proteggere biodiversità e filiere ittiche

granchio blu Foto di DCChefAnna da Pixabay

Affrontare l’emergenza del granchio blu partendo dalla fase più fragile del suo ciclo vitale rappresenta una svolta nel modo di gestire specie invasive. Il progetto ZoeAI introduce un approccio innovativo che utilizza meccanismi naturali dell’ecosistema per contenere la diffusione della specie, intervenendo sulle larve prima che diventino dannose. Attraverso monitoraggi avanzati e soluzioni ecologiche mirate, l’iniziativa punta a ridurre l’impatto su pesca, acquacoltura e biodiversità, offrendo un modello sostenibile e replicabile anche in altri territori costieri italiani.

L’innovazione

Intervenire sul granchio blu allo stadio larvale, sfruttando i meccanismi naturali dell’ecosistema, invece di agire solo sugli adulti già dannosi. È l’approccio innovativo e sostenibile per contenerne l’innovazione alla base del progetto ZoeAI, finanziato dalla Regione Lazio attraverso la misura Feampa e coordinato dalla cooperativa Agei. Ad annunciarne l’avvio è Agci spiegando che il progetto pilota parte nel Lazio ed è realizzato in collaborazione con Crea, Università di Roma Tor Vergata ed Ente Parco Nazionale del Circeo. Vengono utilizzati sistemi avanzati di monitoraggio per individuare l’ingresso delle larve zoea nelle lagune costiere, fase cruciale e finora poco esplorata del ciclo vitale della specie. Grandi appena un millimetro, rappresentano infatti il punto più vulnerabile del granchio blu.

La strategia

La strategia elaborata da Agei prevede la semina mirata di giovanili di specie ittiche autoctone che nei primi stadi di crescita si nutrono di zooplancton, incluse le larve del granchio blu. Un intervento che permette di ripristinare dinamiche ecologiche naturali, riducendo il numero di individui che raggiungeranno lo stadio adulto e limitando così i danni a biodiversità, pesca e acquacoltura. Tre i punti di forza del modello, precisa Agci: utilizzo esclusivo di specie autoctone senza impatti negativi sugli ecosistemi; costi contenuti grazie a filiere già attive come quella della riproduzione artificiale di specie allevabili; elevata efficacia potenziale, intervenendo nel momento più delicato del ciclo biologico. Se i risultati del progetto confermeranno le aspettative, il modello potrà diventare un riferimento per tutte le regioni costiere, aprendo la strada a interventi fondati su processi ecologici e controllo biologico, capaci di ristabilire gli equilibri naturali.

Fonte Ansa

ARTICOLI CORRELATI

AUTORE

ARTICOLI DI ALTRI AUTORI

Ricevi sempre le ultime notizie

Ricevi comodamente e senza costi tutte le ultime notizie direttamente nella tua casella email.

Stay Connected

Seguici sui nostri social !

Scrivi a In Terris

Per inviare un messaggio al direttore o scrivere un tuo articolo: