Le foreste rappresentano una risorsa fondamentale non solo per l’ambiente, ma anche per l’occupazione globale, dando lavoro a milioni di persone. Tuttavia, dietro questi numeri emergono criticità significative, a partire dalle persistenti disuguaglianze di genere e dalle differenze tra regioni. Una nuova ricerca internazionale offre un quadro più dettagliato del settore, evidenziando tendenze occupazionali, trasformazioni produttive e la necessità di politiche più inclusive e sostenibili per valorizzare il contributo umano alla gestione forestale.
La ricerca
Le foreste danno lavoro a circa 42 milioni di persone in tutto il mondo, l’1,2% dell’occupazione totale; il 25% è costituito da donne con evidenti disparità di genere soprattutto in Europa. È quanto emerge da una nuova ricerca condotta da Fao, Ilo (Organizzazione internazionale del lavoro) e Istituto forestale Thünen, che contribuiscono a colmare importanti lacune nei dati sull’occupazione nel settore tra il 2011 e il 2022.
I dati analizzati
Il documento congiunto si basa su dati di 182 paesi che rappresentano il 99% della superficie forestale. Persistenti disparità tra donne e uomini nelle diverse regioni, a partire dall’Europa dove nel 2022 il settore impiegava solo l’1,8% degli uomini e appena lo 0,5% delle donne; meno marcate inbece in Africa, nelle Americhe e in Asia. “Per costruire un settore forestale più sostenibile e resiliente occorre un quadro chiaro di chi lavora e questo inizia con dati disaggregati per sesso – ha affermato Zhimin Wu, vicedirettore generale della Fao e direttore della Divisione Forestale – dati comparabili a livello internazionale sono essenziali per creare politiche che proteggano sia le persone che le foreste”.
I dati occupazionali
Secondo lo studio nel 2022 il settore impiega circa l’1,2% dell’occupazione totale, in calo di circa il 3,1% rispetto al 2011. L’Asia continua a rappresentare la quota maggiore con circa l’1,4%; in Europa, invece è diminuita dall’1,3% all’1,2% del 2022. In Africa si sono registrate delle fluttuazioni, partendo dall’1,2% nel 2011, raggiungendo il picco nel 2016 e scendendo all’1% entro il 2022, mentre i livelli di occupazione nelle Americhe sono rimasti relativamente stabili intorno allo 0,8%, con lievi oscillazioni a seguito della pandemia. La lavorazione del legno e dei prodotti in legno rimane la principale fonte di occupazione, con circa il 58%, seguita dalla silvicoltura e dal disboscamento e dalla produzione di cellulosa e carta.
Fonte Ansa

