Don Sturzo, l’europeista che indicò le condizioni per il sogno unitario

All’incontro “Don Luigi Sturzo. Un'eredità politica per il Partito Popolare Europeo” al Parlamento europeo sono intervenuti il ministro Tajani, il consigliere ecclesiastico del Ministero degli Esteri mons. Marco Malizia e il presidente della Fondazione Sturzo-Caltagirone mons. Michele Pennisi

A sinistra: Monsignor Marco Malizia. Foto © Alessandro Amoruso da Imagoeconomica. Al centro: don Luigi Sturzo. Foto © Vatican News A sinistra: il ministro Antonio Tajani. Foto © Sara Minelli da Imagoeconomica. Al centro: A destra:

Il presbitero e politico italiano don Luigi Sturzo, fondatore del Partito popolare italiano, è stato uno dei primi europeisti, a cavallo tra due guerre mondiali, in un’epoca dominata dai nazionalismi, che seppe vedere su quali basi deve poggiare il sogno unitario di una federazione di Stati. E’ quanto è emerso dal convegno “Don Luigi Sturzo. Un’eredità politica per il Partito Popolare Europeo” promosso da Gruppo Ppe, Fondazione e Istituto Sturzo al Parlamento europeo, con interventi, tra gli altri, di Roberta Metsola, del ministro degli Esteri e segretario di Forza Italia Antonio Tajani, di monsignor Marco Malizia, consigliere ecclesiastico del ministro degli esteri, e del presidente Fondazione Sturzo – Caltagirone mons. Michele Pennisi.

Tajani: “Primo europeista”

“Con la figura di Don Luigi Sturzo non solo si parla semplicemente del fondatore del Ppe ma dei valori che ispirano la nostra vita politica, come libertà e sussidiarietà”, ha detto il ministro degli Esteri e segretario di Forza Italia Antonio Tajani. “Lui è stato uno dei primi europeisti in un momento in cui nel continente c’erano movimenti nazionalisti”. “Al centro del suo pensiero c’era l’uomo e la libertà da garantire alle persone”, ha aggiunto il leader di Forza Italia, “una figura che anche i giovani devono prendere d’esempio e ricordare”.

Mons. Malizia: “Le condizioni per il sogno europeo”

Don Sturzo può essere annoverato tra i padri costituenti dell’Europa e del popolarismo europeo, secondo monsignor Marco Malizia, consigliere ecclesiastico del ministero degli Affari esteri e postulatore causa di beatificazione di Sturzo. “Parlò degli Stati Uniti d’Europa già nel 1929. Nel luglio del 1930, quindi più di dieci anni prima del Manifesto di Ventotene, ne scrisse al francese e cattolico-democratico Marc Sagner, indicando le tre condizioni essenziali per rendere possibile il sogno unitario europeo”. Erano una base economica larga, una politica democratica omogenea, una modalità “che possa realmente affratellarci”. Per realizzare questa federazione, don Sturzo sosteneva la “necessità di eliminare la guerra, per lui un istituto storico derivante dalle strutture sociali”, continua mons. Malizia. E per Sturzo non bastano le forze economiche o i soli propositi politici, ma serve “una vita municipale autonoma, tanto più sinceramente federale quanto più intimamente autonoma”.

Metsola: “Libertà e responsabilità”

La figura di don Luigi Sturzo ci insegna e ricorda che la politica non può essere separata dalla libertà e dalle responsabilità. Oggi in molti ci chiedono che l’Europa sia più agile, più rapida: tutto questo significa che quello che è andato bene fino ad oggi non per forza funzionerà ancora domani. In questo senso, dobbiamo avere il coraggio di prendere decisioni importanti per far avanzare l’Unione europea su sicurezza e competitività”, così la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola. “Sussidiarietà, sicurezza e pace, sono questi i pilastri su cui ci dobbiamo basare. Se vogliamo la pace dobbiamo saperla difendere, se vogliamo la crescita dobbiamo renderla possibile: è questa l’eredità che ci lascia Sturzo con il coraggio delle sue decisioni”, ha sottolineato la presidente dell’Eurocamera.

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