Potrebbe essere una “Cop dei popoli” la prossima Conferenza delle parti sul clima che si terrà in Brasile a novembre, dato il ruolo che si prevede possano avere le comunità indigene. I leader religiosi delle Consiglio mondiale delle Chiese hanno chiesto che proprio le voci di questi popoli siano messe seriamente al centro dei negoziati per il clima.
Vertice dell’Amazzonia
I leader religiosi, intervenendo ieri a una conferenza stampa pre-Cop30, hanno definito il prossimo vertice in programma nell’Amazzonia brasiliana “un’opportunità unica per porre le voci indigene e le comunità di base al centro dei negoziati globali sul clima”. La Cop30 si terrà a Belém dal 10 al 21 novembre e sarà preceduta dal vertice dei capi di Stato, il 6 e 7 novembre. Per via della sua posizione in Amazzonia e del ruolo di primo piano che si prevede per le comunità indigene, i leader religiosi già parlano di una “Cop dei Popoli”. Ieri – fa sapere il Consiglio mondiale delle chiese (Wcc) – si è svolta una conferenza stampa online dove hanno preso la parola i leader cristiani di diverse confessioni che parteciperanno alla Cop. Sono intervenuti l’arcivescovo anglicano di Belém, Brasile, Marinez Bassotto, il Vescovo Heinrich Bedford-Strohm, Moderatore del Consiglio mondiale delle Chiese, Jocabed Solano, Leader indigeno della nazione Guandule a Panama e Simon Chambers, ACT Alliance.
Giustizia climatica
Il vescovo Heinrich Bedford-Strohm, del Wcc ha ricordato che il Consiglio mondiale delle Chiese ha lanciato il “Decennio Ecumenico per l’Azione per la Giustizia Climatica”. Le 356 chiese in 120 paesi, con 600 milioni di membri, daranno priorità all’azione per il clima nei prossimi dieci anni. “L’abbiamo deliberatamente chiamato decennio dell’azione per la giustizia climatica perché il cambiamento climatico, e la sua gestione, è una questione di giustizia”, ha affermato Bedford-Strohm. “Sappiamo tutti che coloro che hanno contribuito meno al cambiamento climatico sono le prime vittime, e questa è una questione di giustizia”.
Transizione rinnovabile
Jocabed Solano, leader indigeno della nazione Guandule di Panama e membro della Commissione del Wcc per la Giustizia Climatica e lo Sviluppo Sostenibile, ha sottolineato l’importanza dei popoli indigeni per le soluzioni climatiche. “Non c’è giustizia climatica senza giustizia per i popoli indigeni”, ha affermato. “I popoli indigeni dell’Amazzonia, compresi quelli in contatto iniziale, di cui molti non sono nemmeno a conoscenza, stanno lottando con la propria vita per preservare l’equilibrio della Terra”. L’arcivescovo anglicano di Belém, Marinez Rosa dos Santos Bassotto, ha descritto i gravi impatti climatici che colpiscono l’Amazzonia. “Da almeno tre anni stiamo vivendo una siccità estrema, con i fiumi della regione che si sono abbassati fino a 30 metri, il che è terribile. Alcune comunità sono completamente isolate, molte senza acqua potabile o cibo”. Solano, che negozia per Panama sulla transizione giusta, ha chiesto un’azione concreta: “Chiediamo impegni fermi alla COP30 per la transizione al 100% di energia rinnovabile”.
Le voci indigene
Bedford-Strohm ha spiegato le ragioni teologiche che guidano il coinvolgimento della Chiesa: “Crediamo che ogni essere umano sia creato a immagine di Dio allo stesso modo. E crediamo che faccia la differenza se crediamo e affermiamo nei nostri servizi che Dio è il creatore di questa terra. Ciò significa che ogni essere umano ha lo stesso diritto di godere dei frutti della terra”. I leader si aspettano che le voci indigene influenzino i negoziati principali. “La nostra speranza è che queste voci non vengano ascoltate solo nelle manifestazioni popolari, non solo nelle zone verdi e gialle, o negli eventi collaterali alla COP, ma che queste voci siano veramente al centro delle discussioni e dei negoziati”, ha affermato l’Arcivescovo Bassotto.
Fonte Agensir

