Catania: confiscati beni per 5 milioni al clan mafioso Santapaola-Ercolano

Beni per 5 milioni di euro sono stati confiscati a un responsabile operativo del clan mafioso Santapaola-Ercolano attualmente detenuto in regime di 41bis

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:00

Beni per 5 milioni di euro sono stati confiscati da militari del Gico della Guardia di finanza di Catania, con il supporto dello Scico di Roma, a un responsabile operativo del clan mafioso Santapaola-Ercolano attualmente detenuto in regime di 41bis.

Il provvedimento è stato emesso su richiesta della Procura distrettuale su indagini del nucleo di Polizia economico-finanziaria. Riguarda quote societarie e compendio beni aziendali di una fabbrica di prodotti in calcestruzzo per l’edilizia di Misterbianco e un’autorimessa con garage nel centro del capoluogo etneo.

Confermata la “mafiosità dell’impresa”

In particole, con riferimento alla società di Misterbianco – sottolinea in una nota la Procura di Catania – “le risultanze investigative hanno consentito di porre in luce la ‘mafiosità’ dell’impresa, sotto un duplice profilo: frutto dell’attività illecita del destinatario della confisca e occasione di reimpiego dei proventi delle attività delittuose” ed essersi “imposta sul mercato per le forniture di calcestruzzo a discapito di imprese concorrenti proprio in ragione del ruolo apicale nel contesto criminale catanese del suo ‘socio occulto'”.

Il Tribunale di Catania, nella sentenza con cui è stata disposta la misura di prevenzione personale e la confisca del patrimonio, ha osservato che il destinatario del provvedimento “è stato riconosciuto, con sentenza passata in giudicato, appartenente al clan Santapaola dal 2002 al 2004″ ed è coinvolto in inchieste per “associazione a delinquere di tipo mafioso ed estorsione aggravata da metodo mafioso, per cui è stato anche destinatario di ordinanza di custodia cautelare in carcere”.

Dalla faida alla pax mafiosa

Il clan Santapaola nasce a Siracusa. Il fenomeno della mafia a Siracusa divenne evidente solo a partire dagli anni ’70. Infatti prima di quella data Siracusa era stata definita “provincia babba” (che in dialetto siciliano significa “bonaria, innocente”) per la presunta assenza di cosa nostra e di atti legati alla criminalità organizzata.

Negli anni ’80 e ’90, la città fu al centro di una faida sanguinosa tra le varie famiglie storiche. A imporsi furono il clan Nardo della famiglia catanese di Benedetto Santapaola, il clan Aparo e il clan Trigila.  Questi tre clan rappresentavano l’appendice in territorio siracusano della potente Famiglia Santapaola-Ercolano di Catania mentre il clan Urso-Bottaro era tradizionalmente legato ai Cursoti e ai Cappello, nemici storici dei Santapaola.

Nel novembre del 2021, beni per cento milioni di euro erano stati sequestrati a imprenditori ritenuti riconducibili al potente clan, che (dopo la pax mafiosa del 2017 con i Cursoti e i Cappello) regge il traffico di stupefacenti, il pizzo e i settori agroalimentari con gli altri clan locali e espande i suoi tentacoli – come evidenziano le indagini – anche a Catania e in altre città siciliane e non solo.

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