Caldo record nell’Alto Adriatico: cozze e vongole decimate

Acque fino a 32 gradi, ossigeno in calo e fioriture algali mettono in ginocchio la molluschicoltura nell'Alto Adriatico

Foto di Shapelined su Unsplash

L’ondata di caldo eccezionale che sta investendo l’Italia presenta un conto sempre più pesante anche al comparto della pesca. Nel Delta del Po, temperature dell’acqua mai così elevate stanno causando morie di cozze e vongole, aggravando gli effetti già devastanti provocati dal granchio blu. A lanciare l’allarme è Confcooperative Agroalimentare e Pesca, che denuncia una situazione critica per gli ecosistemi lagunari dell’Alto Adriatico, dove il surriscaldamento delle acque minaccia produzioni, biodiversità e occupazione.

La situazione

A Scardovari moria improvvisa di mille quintali di cozze Dop, mentre a Goro scompare fino al 90% di vongole. L’ondata di caldo estremo sta mettendo in ginocchio gli ecosistemi lagunari dell’Alto Adriatico, aggravando una situazione già critica dagli effetti del granchio blu. A lanciare l’allarme è Confcooperative Agroalimentare e Pesca, spiegando che l’aumento della temperatura dell’acqua che ha raggiunto i 32 gradi, riduce la concentrazione di ossigeno, favorisce la proliferazione algale e aumenta il rischio di morie nelle aree costiere e lagunari. Nella Sacca di Scardovari (Rovigo), il Consorzio Cooperative Pescatori del Polesine, oltre alla perdita di cozze, cresce la preoccupazione per le ostriche, più resistenti ma comunque esposte al rischio. Situazione altrettanto critica nella Sacca di Goro (Ferrara), dove le elevate temperature e il limitato ricambio idrico hanno trasformato la laguna in una “gigantesca pentola”, con conseguenze pesantissime per le vongole, comparto che sta ancora cercando di riprendersi dall’impatto del granchio blu.

Gli altri fattori

A peggiorare il quadro una fioritura algale che non si registrava con questa intensità da 10-15 anni, che costringe gli operatori a rimuoverla per continuare a lavorare. A unire i due versanti del Delta del Po sono i recinti anti-granchio blu che durante le ondate di calore limitano ulteriormente il ricambio dell’acqua all’interno delle aree lagunari. Secondo le stime di Confcooperative Agroalimentare e Pesca i cambiamenti climatici provocano danni diretti alla pesca professionale italiana per circa 200 milioni di euro l’anno, mettendo in ginocchio in particolare per la molluschicoltura.

Fonte Ansa

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