La grave crisi dai tanti volti che colpisce Haiti non risparmia neppure le persone più avanti di età, soprattutto in contesti particolarmente difficili come le zone di Port-au-Prince controllate dalle bande armate, in espansione nell’isola. Alcune di loro dopo una vita in strada o aver perso contatti con la famiglia, trovano un tetto, cibo e cure mediche da 26 anni a Casa dei Nonni, una struttura sorta in una delle più grandi baraccopoli della capitale nel 2000, gestita dal missionario laico Maurizio Barcaro in collaborazione con Fondazione PIME, nata nel 2008 dall’Istituto pontificio missioni estere, che sostiene il progetto grazie all’iniziativa Sostegno a distanza. “Abbiamo scelto di raccontare chi in una crisi rischia più di tutti di restare invisibile: gli anziani. Quello di Haiti è il primo dei nostri progetti di Sostegno a Distanza dedicati ai ‘nonni’, ma il nostro impegno verso le persone anziane tocca anche altri Paesi: a Ngao, nel nord della Thailandia, e a Mouda, nell’Estremo Nord del Camerun”, dichiara Monica Guglielmi, Coordinatrice dell’Ufficio Sostegni a Distanza di Fondazione PIME.
La Casa dei Nonni
Ad Haiti, Paese in cui quasi 1,5 milioni di persone hanno dovuto abbandonare la propria casa – più degli abitanti del Comune di Milano – e più di una persona su due non ha cibo a sufficienza, c’è una casa che in 26 anni non ha mai chiuso. È la Casa dei Nonni di Port-au-Prince, sostenuta da Fondazione PIME: un tetto, un pasto caldo al giorno e cure mediche per una trentina di anziani che, avendo perso la propria abitazione, si erano rifugiati nel cortile dell’ospedale generale della città o erano costretti a vivere per strada. Persone tra i 50 e i 90 anni che non hanno più una famiglia, o che la famiglia non è più in grado di mantenere.
La crisi degli sfollati interni
I numeri sono quelli di una delle crisi umanitarie più gravi dell’emisfero delle Americhe. Ad Haiti, gli sfollati interni sono saliti a 1,47 milioni, di cui oltre 300 mila nell’area metropolitana di Port-au-Prince. Tra marzo e giugno 2026, 5,83 milioni di haitiani – il 52% della popolazione – hanno vissuto in condizioni di insicurezza alimentare acuta e 1,8 milioni in fase di emergenza. Già a metà 2025 le bande armate controllavano oltre il 90% della capitale. In questo drammatico contesto, Fondazione PIME – attiva in 19 Paesi con 462 missionari – sostiene anche chi, più di tutti, rischia di restare invisibile – gli anziani – attraverso un progetto di Sostegno a Distanza dedicato proprio ai “nonni” nei contesti di crisi.
Al fianco di chi è più a rischio
“Dietro ogni progetto che sosteniamo ci sono volti e storie: una nonna che aspetta la visita della pronipote, un bambino che entra per la prima volta in una classe, una persona con disabilità che trova un posto in cui essere accolta”, dichiara Monica Guglielmi, Coordinatrice dell’Ufficio Sostegni a Distanza di Fondazione PIME. “In questo mese missionario, che culmina nella Giornata Missionaria Mondiale del 18 ottobre, abbiamo scelto di raccontare chi in una crisi rischia più di tutti di restare invisibile: gli anziani. Quello di Haiti è il primo dei nostri progetti di Sostegno a Distanza dedicati ai ‘nonni’, ma il nostro impegno verso le persone anziane tocca anche altri Paesi in cui i nostri missionari lavorano ogni giorno: a Ngao, nel nord della Thailandia, e a Mouda, nell’Estremo Nord del Camerun, seguiamo 30 anziani soli in ciascuna missione. Sostenere una casa come quella di Port-au-Prince, o una visita a domicilio in un villaggio thailandese o camerunese, significa dire a queste persone che qualcuno, anche se dall’altra parte del mondo, ha scelto di non lasciarle sole. In generale sul Sostegno a Distanza, al 31 dicembre 2025 – conclude Guglielmi – i sostegni attivi per bambini, ragazzi, persone con disabilità e seminaristi erano 8.669, distribuiti in 93 progetti in 17 Paesi – 59 in Asia, 27 in Africa, 4 in America Latina, 2 in Oceania e 1 in Europa – a cui si aggiunge il progetto Nonni di Haiti”.
La struttura
La Casa dei Nonni (“Maison des Vieillards”) si trova a La Plaine, alla periferia nord di Port-au-Prince, tra Cité Soleil e Canaan, due delle più grandi baraccopoli della capitale. Quando la missione è nata, nel maggio 2000, La Plaine era una zona periferica poco abitata. Poi Cité Soleil si è allargata e, dopo il terremoto del 2021, migliaia di famiglie hanno occupato la collina di Canaan, all’uscita nord della città, trasformandola in una enorme baraccopoli che oggi è la base di una delle bande armate più potenti della capitale, la stessa che controlla la zona della missione e la strada verso il nord del Paese. La Casa è gestita, in collaborazione da oltre vent’anni con Fondazione PIME, da Maurizio Barcaro, missionario laico milanese, originario di Pero, presente ad Haiti dal 1994. La prima attività della missione, nel 2000, fu accogliere gli anziani abbandonati nel cortile dell’Ospedale generale e nelle piazze principali di Port-au-Prince: tutto è iniziato con l’aiuto a quattro anziani in un dormitorio e circa 120 bambini sotto una tettoia che faceva da scuola.
Gli ospiti
Oggi la missione gestisce anche una scuola completa fino al diploma e ha costruito a Jérémie, nel sud del Paese, una scuola primaria che ospita circa 300 bambini, 150 dei quali sostenuti con il Sostegno a Distanza di Fondazione PIME. Nella Casa dei Nonni vivono stabilmente tra i 27 e i 30 anziani, uomini e donne tra i 50 e i 90 anni. Sono persone trovate per strada o segnalate dalle realtà con cui la missione collabora che in gran parte non hanno più una famiglia o ne hanno perso ogni traccia. Nel corso degli anni la Casa ne ha accolti centinaia: molti hanno concluso la propria vita proprio lì, alcuni sono tornati alla vita di strada, altri sono stati ‘ritrovati’ da figli o fratelli. Di molti si conosce la storia, mentre altri non hanno neanche il desiderio di raccontarla. Cattolici, protestanti, battisti: ognuno segue la propria fede. Dall’ottobre 2023 il progetto è entrato nel Sostegno a Distanza di Fondazione PIME. Un’iniziativa che prevede anche visite mediche periodiche, attività ricreative e spirituali e il coinvolgimento di giovani volontari per favorire lo scambio tra generazioni e ridurre la solitudine. Nel 2025 il progetto è stato sostenuto da 56 donatori.
Il “veterano”
Tra gli ospiti c’è il “veterano”, arrivato nel 2003 dopo essere stato trovato in un angolo del cortile dell’Ospedale generale di Port-au-Prince, in condizioni sanitarie molto difficili: nessuno pensava sarebbe sopravvissuto, e invece da 23 anni è il punto di riferimento di tutti gli anziani della struttura. C’è chi, nonostante la cecità, conosce a memoria ogni percorso della casa e non manca una messa domenicale. C’è una nonna che passa le giornate sotto gli alberi del cortile a parlare con le altre signore, il cui viso si illumina quando la pronipote quindicenne viene a trovarla e la pettina. Ed è proprio su questo fattore che il progetto punta ad espandersi: portare più giovani dentro la Casa, perché chi non ha più amici e parenti possa almeno contare su qualcuno che gli doni un sorriso.
Nella guerriglia urbana
“Da sei anni la capitale è teatro di una guerriglia urbana e negli ultimi quattro la missione stessa ha dovuto affrontare pericoli seri, momenti in cui tutto sembrava sul punto di cedere. Eppure, la Casa dei Nonni è rimasta aperta”, racconta Maurizio Barcaro. “I nostri anziani hanno vissuto una vita di stenti e nella maggior parte dei casi hanno perso ogni contatto con figli e parenti. Di solito non attirano l’attenzione dei sostenitori, non è facile trovare fondi per loro: poter contare, anche grazie alla Fondazione PIME, su un’entrata regolare durante tutto l’anno, tra cibo, cure mediche, personale e a volte anche funerali, è un grande sollievo”.
Il sostegno a distanza
Il Sostegno a Distanza è stato introdotto in Italia nel 1969 su iniziativa dei missionari del PIME. In oltre mezzo secolo ha raggiunto più di 100 mila beneficiari: bambini e giovani, persone con disabilità, anziani in condizione di vulnerabilità, comunità fragili. Nel 2026 Fondazione PIME ha rinnovato il modello con il Sostegno a Distanza di comunità: non più un singolo bambino sostenuto con la sua scheda, ma una scuola, un ostello, una casa per anziani. Questo cambiamento nasce da 55 anni di esperienza e da una scelta di tutela: si usano immagini di contesto e collettive piuttosto che dei volti dei minori; i dati dei beneficiari non vengono diffusi; le risorse vengono condivise e responsabili di progetto sul campo le destinano ai bisogni più urgenti, come istruzione, sanità e alimentazione.

