I giovani delle aree interne continuano a credere nel proprio territorio, pur riconoscendone i limiti in termini di offerta formativa e lavorativa, e considera il digitale come strumento utile per lo sviluppo. Sei su dieci tra gli under 35 dell’Appennino centrale vogliono investire nel proprio comune di residenza, aprendo un’attività o un’impresa, e sale a otto su dieci il legame con le radici. Sono alcuni dei dati che emergono dall’indagine Tecnè “I giovani nelle aree fragili”, realizzata per Fondazione Magna Carta, e presentata all’Aquila.
Otto su 10
Otto giovani su dieci nell’Appennino centrale non vogliono perdere le proprie radici. Sei di dieci investirebbero nel comune in cui vivono: è stata presentata all’Aquila l’indagine Tecnè per Fondazione Magna Carta “I giovani nelle aree fragili”. La iniziativa, nell’ambito del progetto Connessioni per la crescita dell’Appennino (Bando FRES 2024), rientra nel ciclo Aree fragili, futuro possibile, sostenuto dal Comune dell’Aquila e organizzato dalla Fondazione nell’ambito del programma dell’Aquila Capitale della Cultura 2026.
Ruolo strategico
Dopo i saluti del presidente di FMC, Gaetano Quagliariello, e la presentazione dei dati da parte del Presidente di Tecnè, Carlo Buttaroni, sono intervenuti il commissario straordinario Sisma 2016, Guido Castelli, e il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi. Per Biondi, “le aree interne non possono essere considerate periferie dello sviluppo. I giovani restano dove trovano opportunità, servizi, collegamenti e una prospettiva di futuro”. Per questo è fondamentale che le politiche nazionali ed europee riconoscano il ruolo strategico delle città medie e dei territori montani. L’Aquila sta dimostrando che è possibile trasformare una condizione di fragilità in una leva di crescita, mettendo cultura, ricerca, formazione e innovazione al servizio dell’intero comprensorio. La sfida è costruire le condizioni affinché i giovani possano scegliere di restare, senza essere costretti a partire”.
Scelta di vita
Secondo Castelli, “la ricerca le conferma che i giovani non hanno smesso di credere nei propri territori. Il legame con le comunità di origine resta forte, ma per trasformarlo in una scelta di vita servono lavoro qualificato, formazione, servizi, mobilità, connettività e opportunità d’impresa”.
I dati
Circa l’80% degli under 35 delle aree interne di Abruzzo, Marche e Umbria si dichiara legato al proprio territorio. Il 60% investirebbe nel comune in cui vive aprendo un’impresa o un’attività (quota che sale al 66% tra i 30-34enni). Eppure, quasi un trentenne su due ha pensato almeno una volta di trasferirsi. Per il 74% dei giovani, il principale limite del territorio è rappresentato dalla scarsità di prospettive lavorative e formative.
Fiducia nel digitale
Forte la fiducia nel digitale: il 76% lo considera utile per studiare senza lasciare il territorio, mentre l’82% lo giudica necessario per lo sviluppo del turismo e la promozione dei territori. Per Quagliariello, “occorre più integrazione e imprese per trattenere i talenti”. Le conclusioni sono state affidate al ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi.
Fonte Ansa

