Alzheimer, in arrivo un nuovo test che diagnostica la malattia

I risultati ottenuti nelle sperimentazioni aprono la strada a trattamenti su misura in base alla gravità riscontrata

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Nature Medicine, ha aperto la via a trattamenti su misura in base allo stadio della malattia di Alzheimer, aiutando i medici a capire quali pazienti potrebbero trarre maggiore beneficio dalle terapie disponibili.

Lo studio

Grazie a un nuovo test sperimentale, una semplice analisi del sangue può non solo aiutare a diagnosticare la malattia di Alzheimer, ma riesce anche a misurare la sua gravità: a differenza degli altri test attualmente in uso, infatti, quello ora messo a punto dai ricercatori della Scuola di Medicina dell’Università di Washington a St.Louis e della svedese Lund University può stimare il grado di degenerazione cognitiva, con un’accuratezza del 92%. Il risultato, pubblicato sulla rivista Nature Medicine, apre a trattamenti su misura in base allo stadio della malattia, aiutando i medici a capire quali pazienti potrebbero trarre maggiore beneficio dalle terapie disponibili.

Le scoperte

L’Alzheimer comporta l’accumulo, nel cervello, di placche della proteina amiloide, seguita nel giro di pochi anni da grovigli di un’altra proteina chiamata tau: i sintomi cognitivi emergono proprio quando questi grovigli diventano rilevabili e progrediscono poi di pari passo. L’accumulo di queste molecole può essere visto grazie a una scansione Pet, che è un metodo molto accurato ma, allo stesso tempo, molto lungo, costoso e non disponibile ovunque. I ricercatori coordinati da Randall Bateman dell’Università americana e da Oskar Hansson dell’Ateneo svedese hanno quindi cercato un’alternativa più accessibile: hanno così scoperto che i livelli di una proteina chiamata MTBR-tau243 nel sangue riflettono accuratamente la quantità di grovigli tau nel cervello, e di conseguenza sono una misura di quanto la malattia sia progredita.

Le dichiarazioni

“Questo esame del sangue identifica chiaramente i grovigli di tau dell’Alzheimer, che rappresentano il nostro miglior biomarcatore dei sintomi dell’Alzheimer e della demenza”, dice Bateman. “Stiamo per entrare nell’era della medicina personalizzata per la malattia di Alzheimer”, aggiunge Kanta Horie dell’Università di Washington, co-autore dello studio: “Quando avremo trattamenti che funzionano nelle diverse fasi della malattia, i medici saranno in grado di scegliere quello ottimale per ciascun paziente”.

Fonte: Ansa

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