Un’emergenza ambientale e produttiva senza precedenti sta colpendo l’Alto Adriatico, mettendo in ginocchio uno dei comparti storicamente più rilevanti della pesca italiana. Dalle vongole di allevamento a quelle di mare, la risorsa risulta ormai quasi del tutto azzerata, con pesanti ricadute economiche e occupazionali. I pescatori denunciano un collasso causato da fattori climatici e ambientali estremi e chiedono interventi urgenti, anche sul fronte della ricerca scientifica.
L’emergenza
Dalle vongole di allevamento a quelle di mare, la strage nell’Alto Adriatico è totale e sarà sempre più difficile mangiare un piatto di spaghetti con prodotto italiano. Dopo lo sterminio delle veraci da parte del granchio blu, ora a scomparire sono i lupini sotto il peso di un clima che non concede tregua. Tra Goro e Trieste la risorsa è azzerata, spingendo le marinerie a prepararsi a manifestare a Venezia per denunciare le loro difficoltà e chiedere interventi anche sul fronte della ricerca da incrementare per capire le cause di questa situazione.
Le motivazioni
Il collasso, denunciano i pescatori, è dovuto a un mix ambientale, dallo shock termico delle acque del mare sopra i 30°C nell’estate 2024, alla mucillagine che sta soffocando i fondali, alle alluvioni che hanno alterato la salinità e trasportato sostanze tossiche dai fiumi. Con circa 150 imbarcazioni ferme da settembre del 2024 e 300 addetti senza reddito, il danno stimato è di 20 milioni di euro. I tentativi di risemina sono falliti e il settore, un tempo primo polo produttivo d’Europa, è ora al collasso. “I molluschi sono le prime sentinelle dello stato di salute delle acque, ese non ci sono, significa che qualcosa non va”, denuncia il vicepresidente di Fedagripesca Confcooperative, Paolo Tiozzo annunciando che la data della protesta verrà decisa probabilmente martedì prossimo.
Fonte Ansa

