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Allarme Aea: “Metà degli italiani in restrizioni idriche”

L’ultimo rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente (Aea) sull’impatto dei cambiamenti climatici sulla salute umana in Europa ha evidenziato come nel 2023 la metà della popolazione italiana abbia subito delle restrizioni idriche di emergenza. Questo ha aumentato i rischi “di gravi conseguenze sulla salute” e i danni alla produzione agricola. 

Aea, in Italia metà della popolazione in restrizioni idriche

In Italia circa il 50% della popolazione lo scorso anno è stato colpito da restrizioni idriche di emergenza, soprattutto nel nord del Paese, aumentando i rischi “di gravi conseguenze sulla salute” oltre che ricadute sulla produzione agricola. A rilevarlo l’ultimo rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente (Aea) sull’impatto dei cambiamenti climatici sulla salute umana in Europa. Attraverso l’analisi delle conseguenze del surriscaldamento terrestre sulle condizioni idriche, sulla salute e sul benessere in Europa, è stato stimato che tra il 1980 e il 2022 in 32 paesi europei più di 5.580 morti sono state causate dalle inondazioni e 702 dagli incendi.

Secondo quanto si legge nel rapporto, in Italia nel 2022 siccità e carenza d’acqua hanno portato a un calo del 45% nella resa del mais e dei mangimi per animali e a una riduzione del 30% nella produzione di grano e riso. Inoltre, circa il 30% delle persone in Europa meridionale – Italia compresa – deve affrontare uno “stress idrico permanente” e il cambiamento climatico non farà “che aumentare ulteriormente l’esposizione delle persone a condizioni meteorologiche estreme con gravi conseguenze sulla salute”.

Le conseguenze sulla salute

La riduzione dell’approvvigionamento idrico in termini di riduzione dei volumi e di limitazione degli orari di erogazione, si osserva nel rapporto, può portare a malattie legate all’acqua causate da scarse condizioni igieniche. Non solo. Se da un lato le forti precipitazioni “raddoppiano la probabilità” di concentrazioni di agenti patogeni dannosi nei corpi idrici a causa del deflusso contaminato, dall’altro i bassi flussi durante i periodi di siccità provocano concentrazioni più elevate di inquinanti. L’Aea ha quindi lanciato un appello ad “attuare urgentemente” la legislazione Ue esistente, integrando il cambiamento climatico nelle politiche sanitarie degli Stati membri.

Fonte: Ansa

redazione

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