Il Natale 2025 si preannuncia più caro per gli amanti del pesce, ma senza rinunce alla tradizione. Tra inflazione, fermo pesca e condizioni meteo sfavorevoli, la spesa per i piatti ittici delle feste cresce sensibilmente, confermando però la centralità del pesce sulle tavole natalizie degli italiani. In questo scenario, tra rincari e nuove scelte di consumo, emergono sia l’attenzione all’innovazione tecnologica sia il ruolo della cooperazione nel garantire qualità, sostenibilità e inclusione sociale.
Il dato
La spesa complessiva per i piatti di pesce per le tavole di Natale crescerà del 20% rispetto allo scorso anno, raggiungendo i 792 milioni di euro. Sul banco degli imputati inflazione, fermo pesca aggiuntivo di un mese nel mar Tirreno e maltempo a dicembre. Rincari che non fermeranno la tradizione, visto che 8 consumatori su 10 porteranno in tavola almeno un piatto a base di prodotti ittici, con vongole e frutti di mare nei primi e pesce fresco nei secondi. È quanto emerge da un’indagine di Confcooperative Fedagripesca, precisando che le vongole veraci, simbolo delle feste, restano ancora sotto pressione per il granchio blu con prezzi elevati, ma gli interventi di contenimento lasciano intravedere segnali positivi per il 2026.
La scelta
Per orientarsi nella scelta tra i banconi e tra i fornelli nella preparazione del pesce, è sempre più diffuso l’uso dell’Intelligenza Artificiale, con consigli su freschezza, origine, tracciabilità, sostenibilità e ricette personalizzate, insieme a indicazioni sulla sicurezza alimentare. Per chi ha deciso di non celebra il Natale in casa, ci sono i ristoranti cooperativ, che propongono 176 menù nella guida di Confcooperative “Il gusto della Cooperazione”, unendo qualità gastronomica e inclusione sociale.
Fonte: Ansa

