“Voci di speranza” è la nuova rubrica di In Terris, nata grazie alla collaborazione con la Fondazione Santo Versace che da anni sostiene la nostra missione. Uno spazio dove raccontare storie di riscatto, progetti che accendono fiducia e generano una nuova energia, dimostrando che un aiuto concreto e sincero può trasformare anche le situazioni più difficili. “Queste testimonianze hanno il potere di rendere visibile ciò che spesso rimane nascosto: la capacità delle persone di rialzarsi, di non arrendersi, di trasformare il dolore in una nuova possibilità. Raccontarle significa restituire dignità, creare legami, rompere il silenzio che circonda la fragilità – spiegano i coniugi Santo Versace e Francesca De Stefano, fondatori della Fondazione Santo Versace -. In un’epoca in cui domina il negativo, queste storie sono energia vitale che contagia e mostra che il cambiamento è possibile, a partire da piccoli gesti concreti”.
L’intervista
Il 3 settembre avete celebrato i vostri 20 anni di unione. Quanto il vostro legame ha influito sulla nascita della Fondazione nel 2021 e nel suo percorso di crescita?
“Il nostro legame è stato decisivo. La Fondazione è nata dal desiderio di trasformare la nostra unione in qualcosa che andasse oltre noi stessi. In questi vent’anni abbiamo condiviso gioie e prove, e abbiamo capito che il bene va moltiplicato, non tenuto per sé. Così, nel 2021, abbiamo dato vita alla Fondazione Santo Versace, che oggi è la nostra eredità vivente e un modo per restituire ciò che la vita ci ha donato”.
Tra le vostre tantissime iniziative c’è anche il sostegno al nostro quotidiano In Terris. Cosa vi ha spinto a credere in questo progetto editoriale e a renderlo parte della vostra missione filantropica?
“Abbiamo scelto di sostenere In Terris perché rappresenta un modello unico di giornalismo sociale. Attraverso Pace in Terra ETS, Don Aldo ha dato vita a un quotidiano che non solo informa, ma promuove l’occupabilità delle persone diversamente abili. Il corpo redazionale è composto da professionisti capaci di superare le barriere della disabilità fisica, affiancando carriere trentennali nel mondo dell’informazione nazionale a giovani talenti appena usciti dalle università e dalle scuole di giornalismo. Come Fondazione, sosteniamo regolarmente il lavoro di quattro giornalisti con importanti vulnerabilità e abbiamo contribuito alla ristrutturazione del sito per renderlo pienamente accessibile a tutte le persone con disabilità. Crediamo che l’uguaglianza delle opportunità passi anche da qui: dal garantire che ognuno possa esprimere il proprio talento, senza essere definito da una fragilità. In Terris non è solo un giornale: è una testimonianza vivente di dignità, inclusione e futuro.

Tra gli enti sostenuti dalla Fondazione c’è anche Pace in Terra ETS, guidata da don Aldo Bonaiuto. Come è nata questa collaborazione e cosa significa per voi aiutare queste persone a ritrovare la loro forza e una nuova prospettiva di vita?
“La collaborazione con Don Aldo e Pace in Terra ETS è nata da un legame profondo di fiducia e dalla condivisione di valori. Con ‘Il Gusto del Bene’ abbiamo dato lavoro e dignità a giovani donne vittime di tratta attraverso la cooperativa e la produzione delle marmellate Redenta. Con il progetto Per non lasciarli mai soli, avviato presso l’oratorio ‘Carlo Acutis’ di Fabriano, sosteniamo invece chi vive condizioni di forte fragilità sociale. La Fondazione contribuisce fornendo beni alimentari per la mensa solidale che ogni giorno accoglie famiglie con bambini, persone senza dimora e tanti altri bisognosi del territorio. Abbiamo inoltre sostenuto l’ampliamento dell’oratorio e del centro estivo che ospita ogni anno oltre 300 bambini. Attraverso queste attività, Pace in Terra non solo risponde a bisogni primari, ma crea anche percorsi di formazione e di inserimento lavorativo, offrendo una seconda opportunità a chi è stato ferito, comprese donne vittime di tratta. Per noi, aiutare queste persone significa restituire dignità e futuro, ma anche costruire comunità inclusive dove nessuno venga lasciato indietro”.
La Fondazione sta realizzando vari progetti legati alle madri in condizioni di alta fragilità: “Abbracci in Libertà”, ad esempio ha trasformato un’area del carcere di Bollate in un luogo accogliente “a misura di bambino”, e “Tabasamu la mama – Il Miracolo della Vita”, che dà un rifugio e una nuova speranza a giovani madri della baraccopoli di Kibera, a Nairobi. Come sono nati questi progetti, quale impatto stanno avendo e quali obiettivi volete raggiungere attraverso queste iniziative?
“I progetti dedicati alle madri nascono da un’idea semplice: quando si sostiene una madre, si sostiene anche un figlio e si costruisce futuro. A Bollate abbiamo voluto regalare ai bambini di madri detenute uno spazio che parli di bellezza e accoglienza, perché anche lì i legami possano crescere. A Nairobi abbiamo dato rifugio a giovani madri che non avevano nulla: lì la vita rinasce nonostante tutto. L’obiettivo è lo stesso ovunque: dare strumenti, dignità e possibilità a chi parte svantaggiato”.
E’ stato lanciato il progetto “Insieme, per Te” che risponde alla richiesta di aiuto di donne in condizioni di fragilità che affrontano una gravidanza. Come è nata l’idea quali sono i gesti concreti che verranno realizzati?
“Per noi rispondere ai bisogni e alle richieste di aiuto è una regola di vita: aiutare chi soffre significa non voltarsi dall’altra parte. Con Insieme, per Te abbiamo scelto di rispondere anche a questa chiamata, mettendo a disposizione un numero verde dedicato per raccogliere le richieste e dare risposte concrete. Il servizio di ascolto è attivo attraverso il numero verde 800035036 e il numero WhatsApp 3427457666. Il progetto nasce con l’obiettivo di offrire sostegno alle madri in stato di gravidanza, soprattutto a chi si trova ad affrontare una gravidanza inattesa, problematica o in una condizione di vulnerabilità. Attraverso l’ascolto e l’accompagnamento, vogliamo aiutare le future mamme a riscoprire la loro forza e a vivere la gravidanza con serenità, aprendosi alla Vita. Con questo progetto la Fondazione Santo Versace intende garantire alle donne il loro ‘diritto alla maternità’, offrendo ascolto, sostegno e tutte le risorse necessarie per affrontare questa fase delicata con fiducia e speranza”.

Con Voci di Speranza si apre un nuovo spazio di approfondimento che intende narrare i vostri stessi progetti e le sfide sociali che affrontano: disagio giovanile, povertà, condizioni delle carceri. Qual è lo scopo di questa rubrica?
“Con questa rubrica vogliamo accendere riflettori non solo sui nostri progetti, ma sulle sfide che attraversano la società: il disagio dei giovani, la povertà, la condizione delle carceri. Raccontarle significa dare responsabilità a tutti. Non cerchiamo applausi, ma coscienza: se ciascuno fa la sua parte, il cambiamento diventa reale. Questo spazio sarà un invito a guardare le ferite del mondo, ma anche a scoprire la bellezza che può nascere proprio da lì”.

