Facciamoci Strada: i più fragili diventano protagonisti della rete di solidarietà

La Fondazione Santo Versace sostiene L'Osservatore di Strada e Il Giorno Buono, progetti che promuovono dignità, relazioni e inclusione per i più fragili

Immagine gentilmente concessa

In una società che corre veloce, ci sono persone che rischiano di diventare invisibili; uomini e donne che vivono situazioni di povertà ed esclusione e che troppo spesso compaiono solo nelle statistiche o nelle cronache dell’emergenza. “Facciamoci Strada”, il progetto della Fondazione Santo Versace, nasce da un presupposto diverso: costruire percorsi verso l’autonomia, mettendo in relazione volontari, istituzioni, parrocchie e comunità locali. Ne abbiamo parlato con Piero Di Domenicantonio, coordinatore de L’Osservatore di Strada e responsabile sul campo del progetto.

Facciamoci Strada costruisce ponti tra realtà molto diverse: volontari, parrocchie, istituzioni, comunità di quartiere. Cosa rende questa rete davvero speciale?

“Oggi non ha più senso parlare di emergenza. La povertà estrema ha assunto i tratti della cronicità e il rischio è che ci si abitui fino a considerarla una ‘malattia incurabile’. Facciamoci Strada nasce per contrastare quella che Papa Leone XIV ha definito la ‘globalizzazione dell’impotenza’: considerare questioni così complesse impossibili da affrontare e risolvere. Questo progetto è innanzitutto una proposta culturale e relazionale. Un cantiere che costruisce ponti non solo tra realtà di volontariato, parrocchie, istituzioni e comunità di quartiere. Nella rete manca spesso un attore fondamentale: i poveri stessi. Chi vive in condizioni di fragilità è portatore di esperienze, competenze e visioni indispensabili. Così la rete è completa e trasforma una somma di voci in una comunità che si prende cura”.

Tra le iniziative sostenute da Facciamoci Strada c’è L’Osservatore di Strada, un giornale mensile dell’Osservatore Romano nato nel 2022 su forte impulso di Papa Francesco. In che modo la sua attenzione concreta agli ultimi, la sua visione ha ispirato e continua a orientare il lavoro di questo giornale e di chi vi partecipa?

“Presentando il primo numero, il Pontefice disse: ‘In questo giornale gli ultimi diventano protagonisti’. Il nostro è un progetto editoriale che il 29 giugno scorso ha compiuto quattro anni di attività e che non racconta la povertà dall’esterno, ma la fa raccontare a chi la vive. Francesco disse che un giornale, per essere attuale, non può essere un giornale di laboratorio, di solo pensieri. Deve essere un giornale ‘di strada’. Infatti noi non osserviamo la povertà come un fenomeno sociale da analizzare con il cannocchiale. Cerchiamo di raccontarla dall’interno, attraverso le parole e le esperienze di chi la vive”.

In che modo il supporto della Fondazione Santo Versace ha contribuito a rafforzare la missione de L’Osservatore di Strada?

“Il contributo della Fondazione Santo Versace rappresenta molto più di un sostegno economico. Grazie al suo intervento è possibile stampare e distribuire gratuitamente L’Osservatore di Strada. Il giornale vive grazie a una rete di gratuità: persone che vivono o hanno vissuto esperienze di marginalità collaborano con giornalisti, scrittori e volontari, mentre le offerte raccolte durante la distribuzione restano interamente ai senza dimora che lo consegnano. Il contributo della Fondazione ci permette di sostenere ciò che rende visibile e tangibile tutto questo lavoro: il giornale stampato” afferma Di Domenicantonio. “La persona che offre il giornale in piazza San Pietro o davanti a una parrocchia non tende la mano per chiedere l’elemosina, ma per donare qualcosa che gli appartiene, che ha contribuito a realizzare”.

Chi sono le persone che raccontano la strada? Da dove vengono, cosa li ha portati a vivere ai margini?

 “Sono principalmente persone che vivono nei pressi di piazza San Pietro, in sistemazioni di fortuna, sotto il colonnato, in strada o in qualche dormitorio. Poi ci sono gli amici che collaborano con L’Osservatore di Strada che vengono da altre parti della città. C’è chi ha perso il lavoro, chi ha attraversato una separazione familiare, chi ha dovuto affrontare una malattia, una dipendenza, un lutto, una migrazione difficile o una serie di eventi che, sommati, hanno portato a una condizione di estrema fragilità. Quando incontro una persona in strada non chiedo mai: ‘Come sei finito qui?’. Non è la sua ferita che mi interessa. Mi interessa conoscere il suo nome, imbastire un dialogo, capire quali sono i suoi desideri, le sue passioni, i suoi talenti. Con il tempo ho maturato una convinzione. Quasi tutte queste storie hanno un elemento comune: la solitudine. Quando una persona perde il lavoro ma può contare su una famiglia, su amici, su una comunità che la sostiene, difficilmente precipita nel disagio estremo. Quando invece, insieme alle difficoltà economiche, vengono meno le relazioni, i legami di fiducia e le reti di sostegno, il rischio aumenta enormemente. L’obiettivo di Facciamoci Strada non è soltanto offrire servizi o aiuti materiali. Un pasto o un sostegno concreto sono importanti, ma non bastano. Cerchiamo soprattutto di ricostruire relazioni, creare comunità, generare occasioni di incontro. Nessuno si salva da solo”.

Il progetto Facciamoci Strada della Fondazione Santo Versace, sostiene anche Il Giorno Buono, il pranzo comunitario nato dalla collaborazione tra L’Osservatore di Strada e la Parrocchia di San Gregorio VII. Che cosa accade durante questi incontri che va oltre il semplice pasto?

“Non è una mensa, ma un momento di serenità e di famiglia da vivere intorno a una tavola imbandita. Qui si raccontano storie, si condividono preoccupazioni, speranze, si scherza, si ride, si canta. Chi vive una situazione di fragilità trova uno spazio dove sentirsi accolto e riconosciuto per quello che è, non per i problemi che porta con sé.” Il coordinatore sottolinea anche il valore della partecipazione della Fondazione. “Fin dall’inizio abbiamo percepito da parte di Francesca De Stefano e Santo Versace non soltanto una sensibilità verso le persone più fragili, ma un’autentica disponibilità all’incontro e all’amicizia. Sono arrivati come amici, con le braccia aperte. Hanno servito il pranzo, ascoltato le storie delle persone, scambiato sorrisi, strette di mani, selfie. Questa empatia è stata subito colta e ricambiata”.

Facciamoci Strada, una rete che genera speranza

Facciamoci Strada dimostra che la solidarietà produce cambiamento quando diventa una rete di relazioni. Grazie all’impegno della Fondazione Santo Versace e al lavoro quotidiano di Piero Di Domenicantonio, dei volontari, delle parrocchie e di tante realtà del territorio, il progetto costruisce ponti tra persone e comunità, trasformando l’aiuto in partecipazione e l’incontro in speranza. Perché la strada della vita, soprattutto nei momenti di maggiore fragilità, si percorre insieme. Attraverso il sostegno a esperienze come L’Osservatore di Strada e Il Giorno Buono, la Fondazione Santo Versace dimostra che la vera carità non consiste soltanto nell’offrire un aiuto materiale, ma nel creare relazioni, mettere in comunicazione persone e realtà diverse, generare fiducia e senso di appartenenza.

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