DOMENICA 28 GIUGNO 2015, 000:10, IN TERRIS

La casa come una chiesa

AUTORE OSPITE
La casa come una chiesa
La casa come una chiesa
Qualche volta si sente dire che nei santuari ci sono tante bancarelle che vendono ricordini, immagini, statue etc. Non è un po’ come i mercanti nel Tempio di Gerusalemme? Certamente qualche volta c’è troppo commercio nei santuari. Ma, per quanto siano importanti come luoghi di culto e di amministrazione dei sacramenti, il Vangelo ci insegna che non sono le chiese di pietra il vero tempio di Dio, ma che il vero tempio di Dio siamo noi: «Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?»

Se, dunque, ci scandalizziamo se nei santuari di pietra c’è troppo commercio, tanto più dovremmo scandalizzarci per tutte le cose improprie che ci sono nella nostra vita. Precisiamo: non dovremmo scandalizzarci per le cose improprie che ci sono nelle nostre case? Sono esse tempio di Dio? Direi di sì! Le nostre case, intese per quella comunione umana che le abita, come sono state fondate? In chiesa, davanti all’altare, con un grande sacramento! E i figli che sono stati generati, non sono stati santificati nella chiesa con una altro grande sacramento? E La loro vita non è stata confermata nella fede con la cresima? E tutta la vostra vita non viene continuamente nutrita con il corpo di Cristo nell’eucarestia?

Del resto i comandamenti divini, non si riferiscono alla vita di tutto il mondo, anche e soprattutto fuori della chiesa? E Gesù, confermandoli, non li ha resi ancora più luminosi, dicendo che non basta amare soltanto gli amici, ma occorre amare anche i nemici, e che non basta non uccidere, ma non bisogna neanche insultare, e che non basta non commettere adulterio, ma neanche nutrire sentimenti impuri? Tutto questo non dovrebbe illuminare la vita di tutti i giorni in tutto il mondo? «Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso!».

Nella messa cantiamo: «Il cielo e la terra sono pieni della tua gloria!». Ma è inutile che il cielo e la terra cantino la gloria di Dio, se l’uomo, il re di tutta la creazione, canta tutt’altra musica! Dunque le nostre case, che sono state e sono sempre benedette da Dio, non dovrebbero essere il primo suo tempio? E se venendo in chiesa trovaste in giro riviste mondane equivoche e libri altrettanto equivoci, che direste? E se in chiesa vi fossero immagini di star del cinema non propriamente vestite, e nessuno mai pregasse, ma invece girassero parolacce e volgarità? E se invece di darsi il segno della pace ci si prendesse a male parole o peggio? E se ognuno facesse soltanto i propri interessi e fosse pigro e egoista? E se si sentissero musiche da discoteca? E potrei continuare l’elenco! Certamente direste: la casa di Dio è diventata una spelonca di ladri!
Dunque vi sembra giusto che ciò che non è accettabile in chiesa, sia invece del tutto normale nelle nostre case? Dov’è allora il tempio di Dio?

Vorrei che in ogni casa ci fosse la scritta: «Questa è la casa di Dio e la porta del cielo» (Gn 28, 17)! Ma se anche ci fosse scritto e poi non fosse vero, a che servirebbe? Dunque lì dovrebbe trovarsi tutto ciò vorremmo trovare in una chiesa: preghiera, amore, pace, perdono, servizio reciproco, laboriosità, buon linguaggio, bei canti, belle immagini… Tutto ciò esteso a tutto ciò che è umano! Quante cose da imparare, certamente, e la Chiesa deve aiutare!

A volte penso che le nostre case dovrebbero essere come il cenacolo, in cui gli apostoli e i primi discepoli, dopo l’ascensione, stavano raccolti insieme a Maria in attesa dello Spirito Santo. Vivevano nella preghiera e nella pace, preparandosi alla missione che, dopo la Pentecoste, avrebbero avuto nel mondo. Poi, quando lo Spirito Santo discese su di loro, uscirono per portare l’amore di Dio in tutto il mondo.

Ma se, invece di vivere raccolti nella gioia divina insieme a Maria, si fossero messi a leggere riviste mondane, a dormire fin a mezzogiorno, a scambiarsi sgarbi e volgarità, a guardare spettacoli equivoci e così via, come si sarebbero preparati alla loro missione nel mondo? Allo stesso modo, se dalle famiglie non scaturisce la luce dello Spirito Santo per illuminare il mondo, da dove dovrebbe venire la rigenerazione della società? E come possono prepararsi a portare l’amore di Dio nel mondo i membri di una famiglia se invece di vivere come in un cenacolo, vivono come in una bettola?

Coraggio dunque! Con l’aiuto di chi può illuminarci, facciamo in modo che veramente le nostre case siano «la casa di Dio e la porta del cielo»!

don Massimo Lapponi
www.anselmianum.com

 
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