Venezuela, l’Osa denuncia gravi violazioni dei diritti umani

La relazione ha evidenziato che, nel corso delle proteste post-elettorali, sono stati documentati oltre duemila arresti, 25 vittime e centinaia di casi di detenzione arbitraria

Venezuela
Foto di roger kuzna su Unsplash

L’Organizzazione degli Stati Americani (Osa) ha denunciato gravi violazioni dei diritti umani e dell’ordinamento elettorale in Venezuela, accusando il governo di Nicolás Maduro di nascondere i verbali delle elezioni presidenziali del 28 luglio 2024 e di mantenere un apparato repressivo per consolidare il proprio potere. La denuncia è stata formalizzata a Washington da Gloria Monique de Mees, relatrice della Commissione interamericana dei diritti umani, che ha documentato oltre duemila arresti, 25 morti e centinaia di casi di detenzione arbitraria. La relazione ha ricevuto ampio sostegno internazionale, mentre alcuni Paesi latinoamericani hanno scelto di non esprimersi.

La denuncia

L’Organizzazione degli stati americani (Osa) ha denunciato che il governo del Venezuela nasconde i verbali elettorali delle elezioni presidenziali del 28 luglio 2024 e mantiene un apparato repressivo volto a perpetuarsi al potere. La denuncia è stata formalizzata da Gloria Monique de Mees, relatrice della Commissione interamericana dei diritti umani, durante la riunione odierna del Consiglio permanente dell’Osa a Washington. Secondo la commissione “a più di un anno di distanza, il Consiglio nazionale elettorale venezuelano non ha ancora pubblicato i verbali necessari per verificare i risultati dichiarati a favore di Maduro”, in violazione della normativa nazionale e degli standard internazionali. La relazione presentata oggi documenta oltre 2.000 arresti legati alle proteste post-elettorali, 25 morti – di cui 24 per colpi d’arma da fuoco – e centinaia di casi di detenzione arbitraria, spesso in condizioni assimilabili alla tortura, con molte vittime adolescenti e civili, rende noto Infobae.

Le dichiarazioni

“Abbiamo ricevuto testimonianze dirette da giornalisti e operatori dei media arrestati arbitrariamente”, ha aggiunto Mees, delineando un quadro di repressione sistematica. La presentazione ha ottenuto il sostegno di Argentina, Stati Uniti, Canada, Paraguay, Costa Rica, Perù, Guatemala ed Ecuador. Messico, Colombia e Bolivia hanno mantenuto il cosiddetto “silenzio diplomatico”, mentre il Brasile ha invocato il principio della “non ingerenza negli affari interni”.

Fonte: Ansa

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